Stampa

MitJazz Festival - Tre giorni di Jazz al Piccolo

Scritto da Ernesto Scurati on . Postato in Recensione concerti

Per celebrare il trentennale dell’Associazione Musica Oggi, fondata nel 1986 da Franco Cerri, Enrico Intra e Maurizio Franco, ed i 20 anni della Civica Jazz Band, niente meno che tre giorni di concerti (tra il 5 ed il 7 dicembre scorso) sul palco del Piccolo Teatro Strehler di Milano, insieme agli ospiti che nel 2001 e 2002 avevano preso parte alle registrazioni poi incluse nel doppio CD Soul Note “Italian Jazz Graffiti”.


MitJazz FestivalProgetto ambizioso quello di rimettere sul palco 15 anni dopo una ventina di musicisti, senza contare i componenti della Civica Jazz Band, ma perfettamente riuscito se si considera che all’appello sono mancati solo lo scomparso Gianni Basso ed Enrico Rava, impegnato in una tournée in Giappone; due serate ed un matinée, quello tradizionale di S. Ambrogio che inaugura la stagione jazz del Piccolo, che nonostante la “concorrenza” del week-end lungo e di eventi fieristici cittadini hanno registrato una discreta affluenza di pubblico, specie la prima serata, e ci hanno regalato momenti davvero coinvolgenti, tanto da far sperare che l’ipotesi più volte ventilata dal gran cerimoniere Maurizio Franco di produrre un nuovo cd con il materiale registrato in questa occasione si concretizzi ed al più presto.
Grande spiegamento anche di bacchette; a dirigere la Civica ed i suoi nutriti ospiti, oltre al padrone di casa Enrico Intra ed al suo abituale collaboratore Luca Missiti, presente tutte le sere ma che trova il “suo” spazio nel terzo concerto, sono Riccardo Brazzale la prima sera e Paolo Silvestri la seconda, abituali frequentatori degli eventi organizzati da Musica Oggi. Completano il quadro le introduzioni ai concerti del musicologo Maurizio Franco, sempre piacevoli per chiarezza e capacità di sintesi, e nel foyer del teatro una bella rassegna di ritratti umoristici di noti jazzisti del giovane Andrea Strizzi, chiamato poi sul palco per un meritato applauso.
Alcuni musicisti hanno accolto l’invito di riproporre lo stesso pezzo presente nel CD di fine 2012, altri invece hanno preferito affidarsi ad un'altra proposta; è il caso, nella prima serata, di “Running” di Tullio De Piscopo, pezzo carico di sapori esotici e dominato da un solo di batteria ben congegnato. Tutte degne di nota le altre esibizioni, con una punta di rammarico per avere ascoltato Paolo Fresu ancora una volta al flicorno (ma d’altra parte questo richiedeva la sua “Minor Piece”) e due menzioni speciali per la classe con cui Enrico Pieranunzi ha interpretato la sua “Night Bird” e per la solita travolgente carica emotiva di Enrico Intra e della sua dedica a Zawinul, complici gli arrangiamenti di Brazzale. Bella l’idea, riproposta in tutti i concerti, del bis in stile jam session, dove tutti gli ospiti si uniscono all’orchestra per un finale intenso ed a suo modo unico ed irripetibile.
Nella seconda serata è davvero singolare vedere sullo stesso palco il papà della chitarra jazz italiana Franco Cerri e musicisti di una generazione e mezzo successiva come Daniele Cavallanti; se dal primo non possiamo certo aspettarci innovazioni ma riceviamo tanta emozione e grande swing sulle note di “I Could Write a Book” di Richard Rodgers, arrangiata per l’occasione da Paolo Silvestri, il secondo, con la sua “Minutes” ed il suo bruciante assolo di sax tenore, ci dimostra ancora una volta come in uno stesso musicista possano coesistere raffinata competenza strumentale e grande capacità di composizione ed arrangiamento per big band. Nota di merito anche per Fabrizio Bosso, che dopo aver passato la serata nelle file dell’orchestra per sostituire un indisposto Emilio Soana fa sfoggio del suo virtuosismo in “Dizzy’s Blues”, formidabile palestra per solisti, e per gli equilibrismi pianistici che più neri non si può di Antonio Faraò.
Superba anche la chiusura della Civica Jazz Band e dei suoi solisti (su tutti l’ottimo sax alto di Giulio Visibelli) nel classico “Sette Uomini d’Oro” di Armando Trovajoli, che prosegue poi nel bis, impreziosito da un intenso dialogo tra il tenore del già citato Cavallanti ed il soprano di Roberto Ottaviano, che a sua volta aveva già destato interesse con la mediterraneità della sua dedica a Napoli “Vengono dal Mare”, altro brano non incluso nel CD del 2012.
Giusto il tempo di schiacciare un pisolino ed eccoci di nuovo in teatro per le ultime emozioni della mattina di S. Ambrogio. E di emozioni vere e pure si tratta quando l’orchestra omaggia Gianni Basso con la ballad “Miss Bo”, ospiti i suoi amici di una vita Luciano Guerriero al pianoforte, oggi archivista della Civica, e Cesare Malnati al sax tenore; ed è piacevole anche sentire il “giovane” Pietro Tonolo che ci ricorda di quando lui negli anni ’80 viveva a Milano la coda del periodo aureo del jazz meneghino, prima di eseguire il suo emblematico “Graffiti”, da cui prendono il volo due splendidi momenti solistici del tenore e del trombone pastoso di uno splendido Roberto Rossi.
Franco D’Andrea si attiene al brano inserito nel CD, “Tre Accordi”, nel quale, pur muovendosi su terreni molto diversi da quelli che oggi ama percorrere, si distingue sempre per l’impareggiabile classe, senza dubbio stimolato dal notevole arrangiamento di Corrado Guarino; Gianluigi Trovesi riprende il filone nostalgico, ricordando i tempi in cui condivideva con Emilio Soana l’esperienza nell’Orchestra della RAI, per poi imbracciare il clarinetto basso e buttarsi a capofitto nel dirompente “Dedalo”, dal sound riconoscibilissimo per quanto rappresenti il suo lato più jazzistico, con gran dispiego di mezzi in particolare sul registro alto dello strumento. Quanto mai importante qui l’apporto della consolidata ritmica della Civica, composta da Marco Vaggi al contrabbasso e Tony Arco alla batteria.
E’ ovviamente il padrone di casa Enrico Intra a chiudere le danze con il suo “Tribute to Monk”, brano che raccoglie in sé tutta l’essenza del jazz, e da cui emergono e scompaiono a fasi alterne tutta la visione artistica del Maestro milanese, il suono etereo della tromba sordinata di Soana, quello insinuante del clarinetto di Trovesi, gli squisiti ricami del pianoforte di D’Andrea e le indiscusse doti vocali di Tiziana Ghiglioni, unica donna solista nel nutrito gruppo di musicisti che ha dato vita alla rassegna.

 

Aggiungi commento


Codice di sicurezza
Aggiorna