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Melford e Redman entusiasmano Bergamo

Scritto da Roberto Dell'Ava on . Postato in Recensione concerti

Il festival di Bergamo è costituito da molti appuntamenti e iniziative, ma il clou come sempre si svolge nelle tre serate al Teatro Donizetti. Il primo appuntamento in teatro è, sulla carta, quanto di più ghiotto ci si potesse aspettare: un gruppo sperimentale ed un quartetto acclamato.

"Snowy Egret" è il nome del quintetto con Myra Melford eccellente leader, ispirato alle opere dello scrittore uruguaiano Eduardo Galeano e, anche se solo per brevi richiami, alle atmosfere musicali sud-americane.
L'inizio è spettacolare: il primo brano dura una mezz'ora e mette in mostra una scrittura sapida e innovativa della Melford, unita ad un meraviglioso suono della cornetta di Ron Miles.
Il tema, come quelli che seguiranno, è angolare e complesso, con imprevedibili squarci di grande lirismo e temi che affiorano dal nulla nel mezzo di una situazione del tutto astratta.
Il gruppo è omogeneo e molto concentrato, Ted Poor alla batteria e Stomu Takeishi al basso costituiscono una sezione ritmica solida e imprevedibile, mentre alla chitarra di Liberty Ellman è affidato il compito di raddoppiare le linee melodiche.
Myra mi appare in forma spettacolare sia negli accompagnamenti sia nei brevi solo, ma è sopratutto come compositrice che lascia stupefatti: la musica infatti sfugge a qualsiasi classificazione ritagliandosi uno spazio di originalità e diversità nell'asfittico e ripetitivo panorama jazzistico contemporaneo.
IL quartetto di Joshua Redman è formato da poderosi musicisti, vanta un affiatamento considerevole, ed il leader mantiene tutte le promesse che ci si potevano aspettare, dando vita ad un set ad alta energia, ricco di groove e di splendidi assolo.
Composizioni originali e noti standards, tra cui un Charlie Parker e "Let it Be" dei Beatles, sono affrontati a velocità vertiginose con maestria e ispirazione.
La proposta di Redman, per quanto luccicante e intensa, si inserisce in un solco molto più tradizionale e prevedibile, fattori che non incidono sul godimento del concerto, ma che personalmente mi fanno preferire le idee innovative della Melford.
Grande successo e teatro esaurito.

 

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