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Dai vostri inviati a Jazzmi: Christian Scott (?!?)

Scritto da Franco Riccardi & Roberto Dall'Ava on . Postato in Recensione concerti

... una Caporetto elettroacustica paragonabile solo a certi disastri sentiti nei lontani anni ’70, della sofisticata “Stretch Music” nemmeno l’ombra per le brutali amputazioni subite e, quel che è peggio, un pubblico un po' ingenuo che è riuscito a farsi affascinare da qualche brandello di quel che doveva veramente ascoltare, e che è andato via credendo di averlo veramente sentito.


Riecco i Vostri inviati a coprire quello che avrebbe potuto esser un vero evento (non ricordo altre visite in Italia di Scott, men che mai con la formazione di “Stretch Music”). Tra l’altro, da quel che segue capirete anche la foto che accompagna questi due reportage…
Roberto (sempre eroicamente attestato nella galleria-serra): Dopo un bel giretto in una piovigginosa serata novembrina, rieccoci di nuovo in teatro, con pubblico dimezzato, complice l’ora tarda (23 passate).
Milton (più borghesemente spaparanzato in platea, a due passi dal mixer, dettaglio importante): Mah, convengo sul fatto che un concerto che inizia alle 23:00 è roba da “afterhours” per gli standard meneghini, ma proprio per questo la risposta del pubblico mi sembra quasi sorprendente, teatro a due terzi, la maggior parte degli spettatori non sa nemmeno come rientrare a casa dopo, Christian Scott in Italia non lo conosce quasi nessuno (men che mai questo pubblico di giovani, che paradossalmente può esser quello più ricettivo alla sua musica).
Ecco Linzi in scena che, dopo aver dispensato un’ulteriore perla di saggezza (“per una volta fate uno sforzo, mettete da parte smartphones e tablet, vivete la musica, ne sarete ripagati”, parole santissime), annunzia una formazione che disegna già da ora quello che sarà il jazz dei prossimi anni (mi toglie ancora la parola di bocca, la scelta del gruppo di Scott è quindi ponderata e calcolata, per un momento ancora mi frego le mani… ma cosa fanno ancora sul palco quei tecnici che stanno ancora sistemando cavi mentre i musicisti stanno per attaccare…)
Roberto: Infatti, non c’è che dire: la protagonista del concerto del quintetto di Christian Scott è stata sicuramente la pessima amplificazione. Batteria che ha coperto per quasi tutto il concerto sia il pianoforte sia il contrabbasso. Logan Richardson all’alto si è visto ma non si può dire che si sia anche udito. Scott ha sicuramente un grande controllo dello strumento ed una padronanza notevole della scena. Ha un po’ esagerato nel parlato, e all’inizio con gli effetti elettronici sovrabbondanti. Probabilmente la cattiva amplificazione ha messo fine all’uso del pc e cosi’ si è ascoltata una versione raffinata ed emozionante di "My Funny Valentine". Complessivamente, con tutte le difficoltà elencate, una buona impressione, ma per un giudizio più compiuto bisognerà riascoltarlo in altra occasione.
Milton: Ma quanto sei buono Roberto... Si sa, le amanti tradite sono le autentiche eredi delle Erinni (divinità della persecuzione e della vendetta inestinguibile). Vengo qua per ascoltare tra incomodi vari un musicista ed un gruppo in cui credo moltissimo e dopo un’ora di sofferenze musicali il meglio che posso dire è: ”Christian Scott? Non pervenuto!”. Iniziamo con il dire che la band si è presentata priva della flautista Pinterhughes, senz’altro voce e colore importante, ma si sa come vanno le tournée europee dei jazzisti, improvvisare è anche saper adattare la propria musica ad organici diversi da quelli per cui è stata pensata (molti video YouTube testimoniano della duttilità di Scott a questo riguardo). Più difficile è adattarsi ad un palco in cui non funzionano i monitor (Scott sorridente ad un pubblico naif, che applaude con calore il primo brano: “Ci fa piacere che apprezziate la nostra musica, ma vorremmo sentirla anche noi! Piccola pausa to fix the problem”).
Iniziano gli andirivieni dal palco alla consolle audio tra le quinte (in un’ora se ne conteranno almeno sei o sette). Risultati: il laptop di Scott che conteneva le sequenze sintetizzate che tanto colore danno a “Stretch Music” produce due giganteschi effetti Larsen e viene mestamente riposto in un angolo. Il povero pianista ci arriva in “gamma telefonica“, si volta verso il piano elettrico (strumento in uso corrente da qualche decennio...) posa la sinistra sui registri gravi ed ecco altra rumorosissima distorsione: addio anche al piano elettrico.
Di Logan Richardson si può dire che fosse presente in spirito: per fortuna il suo sax alto lo abbiamo conosciuto in più fortunate ed acustiche situazioni. Il pianista palesemente continua a non sentire i compagni, con cui tenta di tenersi in contatto con accordi sparsi che sembrano non agganciare i tempi del resto del gruppo (potete figurarvi le conseguenze). In questo contesto, il buttarsi su uno standard come “My Funny Valentine” è risultato un disperato escamotage per far ascoltare almeno la tromba limpida ed affilata di Scott (uno che si progetta gli strumenti che suona...): per chi come me conosce un po' repertorio ed atmosfere di “Stretch Music” (disco tra l’altro di infelicissima distribuzione qui in Europa… ma questo è discorso lungo) questa “Valentine” ha avuto un effetto del tutto surreale, che ha contribuito al disagio della situazione.
Quanto al prolungato siparietto in cui Scott ha presentato i membri della band ed il loro retroterra, si è trattato di un ultimo, disperato ed inutile tentativo per guadagnare un po’ di tempo per un parziale aggiustamento in corsa del suono (sorvolo su quel che ho visto a qualche metro da me). Quantomeno abbiamo conosciuto le doti di entertainer ed il professionale self control di Scott, il cui giustificato nervosismo era tradito solo dall’eloquio a mitraglia con cui ci raccontava l’esilarante storia dell’autoreclutamento nella band del batterista allora minorenne.
Un altro stanco sorriso è arrivato quando un nervoso ed accaldato Scott si disfa del giubbotto rimanendo in T-shirt, scatenando le intemperanze di alcune giovani spettatrici (ragazze, questo non è un modello da rivista glamour, è uno che a 33 anni ha alle spalle una laurea alla Berklee, due premi Edison per l’innovazione tecnologica applicata alla musica ed una nomination al Grammy per il primo album pubblicato…). Insomma, una Caporetto elettroacustica paragonabile solo a certi disastri sentiti nei lontani anni ’70, della sofisticata “Stretch Music” nemmeno l’ombra per le brutali amputazioni subite e, quel che è peggio, un pubblico un po' ingenuo che è riuscito a farsi affascinare da qualche brandello di quel che doveva veramente ascoltare, e che è andato via credendo di averlo veramente sentito.
A loro beneficio, qui sotto inseriamo link a filmato YouTube che ci mostra la vera “Stretch Music”, e non la “Scratch Music” che ci è stata riservata.
Mesta lezione da trarre: due concerti per serata sono forse troppi, certamente troppo pochi venti minuti per riallestire palco e regia audio. E questo soprattutto quando va in scena un jazz contemporaneo che ha una concezione dell’elettronica mille miglia lontane dai “watt un tanto al chilo” di certa enfatica fusion di decenni fa. Qui c’è da gestire software e spesso apparecchiature autoprodotte, ci sono compatibilità informatiche ed acustiche da verificare, c’è da portare al pubblico una musica fatta spesso di sottigliezze dinamiche e timbriche da trattare con delicatezza e sensibilità: non è facile, ma proprio qui a Milano c’è chi ha imparato a farlo anche in occasioni anche più difficili e, se richiesto, può dare utili consigli (inutile fare nomi, si è già capito di chi di parla..).
Temo che l’involontario ‘flop’ terrà lontano a lungo dai nostri palcoscenici un musicista che viceversa avrebbe molto da dire soprattutto a quel pubblico giovane che si è riversato massicciamente al JazzMi: purtroppo un danno non da poco. Consoliamoci un poco qui sotto e, soprattutto i lettori più giovani passino parola ai coetanei: è questa la vera “Stretch Music”…


 

Commenti   

#3 Negrodeath 2016-11-19 20:35
Pare che la data bolognese di quest'anno (il quattro novembre, mi pare) sia stata ottima e non abbia avuto problemi di suono. spero un giorno di poterlo vedere anch'io!
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#2 Milton56 2016-11-19 18:00
Citazione stefanoradaelli:
L'anno scorso è stato al Bologna Jazz Festival. Quindi almeno un'altra visita in Italia l'ha fatta.

Evviva, qualcuno ha conosciuto Scott com'è veramente. Non ao ae sia venuto con la formazione di ""Stretch Music", che rappresenta un notevole giro di boa rispetto alla sua produzione precedente. Complimenti al Festival di Bologna, xhe sta tornando ai fasti deglu anni '60. Milton
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#1 stefanoradaelli 2016-11-19 10:40
L'anno scorso è stato al Bologna Jazz Festival. Quindi almeno un'altra visita in Italia l'ha fatta.
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