Stampa

Dai vostri reporter: "JazzMi: Dave Holland e Aziza "

Scritto da Franco Riccardi & Roberto Dall'Ava on . Postato in Recensione concerti

Come ogni gruppo di integralisti che si rispetti, anche Tracce di Jazz dispone di cospicui mezzi finanziari, al punto di essersi potuto concedere il lusso di mandare ben due inviati a seguire per Voi la serata di sabato 5 novembre, in cui sono andati in scena al Teatro dell’Arte di Milano l’Aziza Quartet di Dave Holland ed il gruppo di Christian Scott. Nemmeno la RAI di Bernabei … e senza addebitarvi nulla in bolletta…


Come ogni gruppo di integralisti che si rispetti, anche Tracce di Jazz dispone di cospicui mezzi finanziari, al punto di essersi potuto concedere il lusso di mandare ben due inviati a seguire per Voi la serata di sabato 5 novembre, in cui sono andati in scena al Teatro dell’Arte di Milano l’Aziza Quartet di Dave Holland ed il gruppo di Christian Scott. Nemmeno la RAI di Bernabei … e senza addebitarvi nulla in bolletta…
Per uno spiacevole contrattempo (non l’unico, né il minore della serata) i due corrispondenti non si sono nemmeno incontrati…. Pariamo basso, magnificandovi la splendida occasione di godere di due punti di vista indipendenti sullo stesso evento musicale. Per vivacità, ‘montiamo’ i due resoconti in forma di dialogo ideale tra un Roberto ed un Milton, nicknames tristemente noti a voi quattro lettori.
Roberto: Tornare a Milano dopo quasi due anni dall’ultimo concerto visto è una esperienza stimolante. Il programma interessante, due concerti in una serata, e per di più nel bellissimo Teatro dell’Arte. Ma a prima vista il fattore più evidente è la composizione del pubblico. Abituato ormai a coetanei di mezza età, per non parlare dello stuolo di pensionati, essere a contatto con un pubblico giovane è quanto mai piacevole.
Milton: Convengo senz’altro, l’aver aperto una breccia tra il pubblico giovanile è il primo, indiscusso successo di questo Festival. Si tratterà pure del richiamo dell’ “evento must”, ma è pur vero che “il Fine giustifica i mezzucci” (Altan, frammento, tardo XX sec.). Però era proprio inevitabile questa temperatura da serra tropicale? Non bastavano a dimostrare la motivazione degli spettatori le due distinte e successive code per il ritiro separato dei biglietti per i due concerti, con il concreto rischio di perdere l’inizio del secondo? Non sia mai che poi qualche Gufo ‘ancient regime’ maligni su uno specifico contributo dello sponsor Siae alla riuscita della manifestazione….Comunque è abbastanza sorprendente anche questa folta presenza di giovani spettatrici, una novità anche questa (in realtà l’attenzione era morbosamente concentrata sul rapido decadere delle ‘mise’ delle stesse dall’ iniziale look acchittato-trendy a quello stravolto-discinto indotto dal caldo equatoriale, specie della galleria. N.d.R.)
Roberto: Ma ora veniamo ad Aziza. Il quartetto di Dave Holland parte a velocità progressiva. Nessun dubbio sulle capacità del leader e dei suoi musicisti, la curiosità risiedeva nel repertorio e nel modi di affrontarlo. In pratica si è ascoltato l’album appena uscito, dilatato dalle improvvisazioni dei singoli. A proposito dei quali va detto che trattasi di maestri dei rispettivi strumenti, anche se a mio modo di vedere Lionel Loueke è certamente il meno avventuroso.
Milton: Non so se per fortuna o sfortuna, io ho alle spalle solo un paio di ascolti di un brano di Aziza, comparso a mo’ di trailer sulla nota Discoteca Svedese. Dato per assodato l’indiscusso livello professionale e strumentale di tutti i membri di Aziza, sul piano creativo mi è sembrato di vedere delle palpabili differenze di potenziale. Loueke ci ricorda quanto si può ricavare oggi dalla chitarra elettrica trattata elettronicamente, soprattutto in termini nuovi timbri e di volumi sonori, che in questa formazione sembrano sopperire al ruolo di “cerniera” del pianoforte qui assente: la sua statura solistica ne risulta però in qualche modo limitata..
Roberto: Come sempre Potter è il solista principale, dotato di estro e fantasia, contribuendo ad incamminare il concerto in un ambito free – bop innervato da temi originali e ariosi e dalla classe dei singoli.
Milton: Certamente Chris Potter è voce di primo piano della formazione, risulta sempre competente e funzionale alla stessa, ma mi ha comunicato una leggera ‘freddezza’ che non me lo fa collocare sulla effettiva front line creativa della band. Sara’ che ho ancora nelle orecchie il Michel Zenon del formidabile SF Jazz Collective (a proposito, prossimamente su questi schermi..): hanno qualcosa in comune nel tono chiaro e nel fraseggio sinuoso, ma Zenon sa esser più caldo e coinvolgente, a mio avviso….
Roberto: Comunque Aziza vive soprattutto della formidabile spinta propulsiva di Holland e del batterista Harland….
Milton: Assolutamente d’accordo, ma con una sfumatura di enfasi in più su Eric Harland. Di Holland mi sono rimasti impressi soprattutto assoli eloquenti e diffusamente lirici anche nella dolcezza del suono (nonostante utilizzasse uno di quei curiosi contrabbassi a cassa armonica ridotta ed amplificati elettronicamente, uno scotto pagato ai problematici viaggi aerei di oggi?). Harland invece mi ha lasciato veramente colpito per la sua sicura assertività: grande ricchezza di accenti e timbri, unita al nitido tracciare di chiare linee melodiche entro le quali tutti gli altri compagni -Holland compreso- mi sono sembrati muoversi. Per questo talento di “architetto di musica”, Harland mi ha ricordato a tratti il Max Roach più maturo (ad esempio quello che duettava con spontanea autorità con un Braxton già affermato compositore). In ogni caso, la stoffa del leader la ha, ed in abbondanza, lo attendiamo alla prova in quel ruolo.
Roberto: Peccato per la caduta di tensione nella fase finale del concerto, interrotto a causa di un malore che ha colpito una spettatrice (una vittima della serra tropicale?). I musicisti hanno gestito la pausa con gran professionalità, regalando un’ulteriore brano alla ripresa, ma certo ne ha sofferto il consueto crescendo che caratterizza la parte finale della scaletta di ogni concerto jazz.
Milton: In ogni caso il messaggio musicale di Aziza è pervenuto lo stesso, forte e chiaro. Adesso affrettiamoci a rimetterci in coda per goderci quello senz’altro meno consueto e pronosticabile di Christian Scott e della sua “Stretch Music”.
Il Destino cinico e baro stava però per servirci imprevisti ed inattesi a iosa, ma ahimè di tutt’altro genere di quelli prevedibili… Ma questa è un’altra storia che merita un discorso a parte: rimanete in ascolto...

 

Commenti   

#2 Andrea 2016-11-15 01:07
ma che articolo è?
parlare di un musicista citandone un altro che al momento c'entra poco o niente; e poi, "attendere Harland come leader", documentatevi e troverete materiale a riguardo.
Articolo ridicolo; è bello che vi interessiate di Jazz però evitate di condividere pubblicamente le vostre idee se di così bassa fattura. Pace e Amore
Citazione
#1 Milton56 2016-11-12 11:06
Errata corrige: il nome di battesimo di Zenon è "Miguel" e non "Michel", mai sia che lo si privi delle sue origini caraibiche. Faccio ammenda. Milton
Citazione

Aggiungi commento


Codice di sicurezza
Aggiorna