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Flash da Ambria Jazz

Scritto da Andrea Baroni on . Postato in Recensione concerti

Mancavo da Ambria jazz dal 2011 e ho trovato un festival cresciuto nella durata ed esteso sul territorio, elemento fondamentale dell'iniziativa, insieme alla musica, fino ad un paio di puntate alla conquista della vicina Svizzera. Le conferme sono invece relative ad un programma concepito come un invito gentile e stuzzicante ad avvicinarsi a proposte e progetti originali ed innovativi.


NexusMancavo da Ambria jazz dal 2011 e, tornando in occasione dell'ottava edizione fra le montagne della Valtellina, ho trovato un festival cresciuto nella durata ed esteso sul territorio, elemento fondamentale dell'iniziativa, insieme alla musica, fino ad un paio di puntate alla conquista della vicina Svizzera.
Le conferme sono invece relative ad un programma concepito come un invito gentile e stuzzicante ad avvicinarsi a proposte e progetti originali ed innovativi, allestiti in luoghi da conoscere e valorizzare, secondo una filosofia che caratterizza fin dall'inizio l'impegno organizzativo di Giovanni Busetto e l'ampio staff di volontari che consentono lo svolgimento del festival.
Il concerto a cui ho assistito sabato 30 luglio a Sondrio presso i Giardini di Palazzo Martinengo, e' un estratto, purtroppo limitato, ma esemplare, della qualità del cartellone, con due esibizioni, di Nexus e Band'union, che hanno conquistato, ciascuno con peculiarità proprie, il folto pubblico presente.
La storica unit di Daniele Cavallanti e Tiziano Tononi, attiva fin dagli inizi degli anni '80, con la forma del collettivo variabile intorno ai due fondatori dedito all'esplorazione delle avanguardie jazz degli anni sessanta ed oltre, era completata da Pasquale Mirra al vibrafono, Andrea Dibiase al contrabbasso e Francesco Chiapperini al sax alto e flauto.
La musica ha viaggiato incessante sulle impetuose onde della sezione ritmica, con i due fiati impegnati in serrati dialoghi, ed il vibrafono che forniva una dimensione spaziale ampliata. Ascoltando Nexus dal vivo si ha l'impressione della traduzione, in suono e creatività, del concetto di libertà', fondamentale valore dei movimenti a cui i musicisti si ispirano, traendone una lettura rinnovata e sempre attuale.
Dal jazz rigoroso, aperto, ed avvincente del primo set all'esibizione di Band'Union del bandoneonista Daniele Di Bonaventura, il salto era notevole, ma lo spaziare fra generi ed attitudini diverse e' un altro degli elementi che rende il menù di Ambria jazz così stimolante. La dimensione acustica e world del quartetto, completato dalla chitarra dieci corde di Marcello Peghin, il contrabbasso di Felice Del Gaudio ed i tamburi di Alfredo Laviano, ha conquistato il pubblico con leggerezza, in un crescendo che e' culminato in un canto collettivo al termine di un'ora e mezza di musica.
Le composizioni originali del leader hanno una spiccata dimensione melodica praticata però con rigore, senza mai indulgere al facile effetto accattivante: anche nella riproposizione di un tradizionale canto abruzzese come "Vola vola", si apprezza la raffinata e personale opera di rilettura ed attualizzazione del linguaggio popolare. Comunicativo e lirico Di Bonaventura, coadiuvato dall'essenziale e cristallina chitarra di Peghin, e servito con misura sottilmente ironica il contributo della ritmica di Del Guadio e Laviano.
Alla fine tutti convinti, compresi i più esigenti jazzofili.

 

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