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Organik3 feat. Giovanni Falzone a Conversano

Scritto da Donatello Tateo on . Postato in Recensione concerti

Il contagio Falzone è un processo irreversibile e circolare che, a ciascun differente grado di partecipazione alla sua arte creativa, può iniziare, finire e ricominciare dalla sua semplice infusione di gioia di vivere; da esploratore di situazioni molto diverse, sembra prediligere queste elettriche e molto "cariche" dove vince la sfida di potersi esprimere in esplosività e al contempo riuscire a mantenere un gran gusto.


Organik3 feat. Giovanni FalzonePur muovendosi entro un perimetro stilistico-formale decodificabile, è nell’intensità del feeling e nelle pieghe del discorso musicale che risiedono le informazioni della realtà di Organik 3.
E’ risaputo che ‘la mappa non è il territorio’; infatti, già al vero inizio del set, il sidereo rumorismo processato da Giovanni Falzone è soltanto il preludio panoramico satellitare che imprevedibilmente svela, piedi al suolo, un terragno e impervio blues dall’ubriacante quanto avvincente andamento ritmico.
Nel segmento successivo convince invece l’avvolgente progressione armonica; introdotto da un clima ‘morfinizzato’ e movimentato nel suo sviluppo centrale da una sequenza di tre appassionanti assoli (Falzone, D’Attoma, Milella) si chiude su un soffio dopo qualche ripetitivo ‘passo di Tortoise’ in coda.
Con “Theme from Starsky and Hutch” accade il decollo d’intensità che immancabilmente questo standard dei combos con organo elettrico porta con sé.
Dopo “Ernie”, una composizione di Patruno particolarmente soulful negli esiti solistici, il carico d’intensità si rinnova in una gimkana afro-caraibica e, nel suo divenire, il pezzo si auto-organizza internamente in un duo tra Patruno e Falzone in cui questi spinge ulteriormente la sfida ritmica dispiegando tutta l’eccitante varietà di risorse espressive nella sua fantasiosa dotazione universalmente riconosciuta.
Le maglie del sound si dilatano per far sollevare stavolta l’in-canto lirico del trombettista, alimentato dal gusto della punteggiatura di D’Attoma fino ai vertici del parossismo per poi rientrare come un asintoto sul silenzio.
Insomma, il contagio Falzone è un processo irreversibile e circolare che, a ciascun differente grado di partecipazione alla sua arte creativa, può iniziare, finire e ricominciare dalla sua semplice infusione di gioia di vivere; da esploratore di situazioni molto diverse, sembra prediligere queste elettriche e molto "cariche" dove vince la difficile sfida di potersi esprimere in esplosività e al contempo riuscire a mantenere un gran gusto.
La credibilità dell’evoluzione di Donatello D’Attoma – anche direttore artistico di questa prima edizione di Music Corner - si registra in aumento e una menzione speciale è qui sentita dovuta per la performance di Alex Milella.
Molto estroversa è stata la gratitudine reciproca tra musicisti e il pubblico per un generoso set in cui purtroppo è stata evidente la sproporzione tra la qualità della proposta musicale e il numero molto esiguo di presenze nell’audience, riportando a casa i soliti amari interrogativi ma confusi ad una pervasiva soddisfazione aurale.

 

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