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A 10 anni dalla scomparsa Modena ricorda Alberto Alberti

Scritto da Carmelo Sardo on . Postato in Recensione concerti

Nel decennale della scomparsa, Modena ha ricordato la persona e l'operato di Alberto Alberti (amico e sodale del jazz modenese) con questo speciale appuntamento-tributo ''Remember Alberto Alberti con I Rifugiati del Be Bop" di scena - sotto l'insegna dello ''Smallet Jazz Club'', che nelle ultime settimane ha già visto in cartellone Johnny O'Neal e Donny McCaslin - giovedì 14 aprile presso i locali del Loft350.


Alberto AlbertiNell'estate 2013 Umbria Jazz spegneva le sue prime 40 candeline. Per l'occasione, ''La Repubblica'' apriva la pagina degli spettacoli di martedì 18 giugno con i ricordi del patron Carlo Pagnotta; e l'articolo era introdotto da questo occhiello: ''Compleanno importante per la più frequentata delle rassegne musicali italiane che debuttò nel 1973. Ci racconta la sua storia e i protagonisti Carlo Pagnotta, inventore e animatore della popolare kermesse''. Giunti al punto in cui l'autore del pezzo (Giacomo Pellicciotti, ndr) chiedeva delle origini della manifestazione, Pagnotta rispondeva: ''Nel 1972 faccio una proposta alla Regione, amministrazione di sinistra, che viene approvata, ma con la formula itinerante in diverse città dell'Umbria''.
A ben guardare, sia l'occhiello del quotidiano, con il riferimento al Pagnotta quale ''inventore'' di Umbria Jazz, e sia le parole dello stesso Pagnotta, che riportano indietro le lancette del tempo ai primi vagiti del festival, glissano sulla figura di Alberto Alberti. Va da sé che quella di Pagnotta [figura] abbia ormai – legittimamente - monopolizzato la storia della manifestazione umbra (incassandone anche gli oneri derivanti dal discusso/discutibile recente passato), ma il mancato cenno al ruolo determinante che ebbe l'impresario bolognese, del nuovo festival chiamato a prenderne le redini artistiche, è antistorico in relazione ad un personaggio dalla vita prodiga nell'esclusivo interesse di questa musica e di tanti suoi protagonisti (per i quali fu punto di riferimento insostituibile) e lungo la quale Umbria Jazz fu una delle comunque molte tappe (a partire dagli anni Cinquanta fino alla morte nel 2006) di rilievo non solo nazionale.
Nondimeno, a prescindere da questo fiore all'occhiello, Alberti è stato ''il jazz'' a Bologna, molto di più di un - sebbene di prim'ordine - ''addetto ai lavori''; e nel suo ''Keep calm e passeggia per Bologna'' Maria Grazia Perugini fotografa con accuratezza ciò che egli ha rappresentato fin dalla incipiente ''scena'' bolognese degli anni Cinquanta con la città che si apprestava a diventare ''quel misterioso habitat così straordinariamente accogliente'' per il jazz, come ha scritto proprio pochi giorni fa Pupi Avati dalle colonne del ''Carlino'' ricordando Nardo Giardina, altro personaggio di punta del jazz felsineo recentemente scomparso:
''All'attivissimo Hot Club,'' - scrive Perugini - ''i cui membri continuavano a incontrarsi in una casa di via Montegrappa accanto al Teatro Medica, nel 1948 si affiancò un'altra associazione, il Circolo del Jazz con sede ufficiale nella sala dei Fiorentini in corte Galluzzi 6, che continuò a organizzare eventi tutti i lunedì sera, fino al 1950. Un altro luogo legato alle origini del jazz in città è via Caprarie, esattamente al civico 3: proprio qui, al piano ammezzato, Alberto Alberti, straordinaria figura di promotore e divulgatore della musica jazz a Bologna e in Italia, inaugurò il Disclub, primo negozio in Italia che vendeva esclusivamente dischi jazz di importazione. La merce arrivava direttamente da Londra, in virtù degli accordi tra Alberti e il proprietario di un negozio di Oxford street specializzato in musica jazz. Si può immaginare che questo negozio divenne ben presto punto di incontro e di riferimento per musicisti e appassionati. Probabilmente grazie allo scambio di idee che vi si produsse, nel 1958, su iniziativa del solito Alberti e del suo amico Cicci Foresti, nacque il glorioso Festival Jazz di Bologna, inaugurato con il nome di Festival del jazz emiliano presso il Teatro dell'Antoniano (via Guinizelli, 3), lo stesso dove dagli anni Sessanta si sarebbe svolto lo Zecchino d'Oro''.
Il batterista Franco Mondini nelle sue memorie ''Sulla strada con Chet Baker e tutti gli altri - Cronache degli anni '50 e '60'' ricorda di quel ''giovane impresario pieno di entusiasmo'' che faceva girare ''loro'' tutta l'Emilia e la Romagna ''da Ravenna a Modena a Parma (Teatro Regio), Bologna (Teatro Comunale), concerti, festival''. A suo modo anche un eccezionale improvvisatore (chiaramente nel senso jazzistico), come di quella volta a Verona quando ad un Miles che non voleva saperne di suonare (nonostante la sala del teatro già gremita) lo convinse estraendo dal cilindro la ''palla'' della morte della madre (di Alberti), della quale si seppe ''casualmente'' in quei minuti, e che dunque doveva farlo per lui suonando in onore della ''defunta'' genitrice.
E così, nel segno di questo affratellato patrimonio di vita e di jazz condiviso, nel decennale della scomparsa la vicina [a Bologna] Modena ha ricordato la persona e l'operato di Alberto Alberti (amico e sodale del jazz modenese) con questo speciale appuntamento-tributo ''Remember Alberto Alberti con I Rifugiati del Be Bop", di scena - sotto l'insegna dello ''Smallet Jazz Club'', che nelle ultime settimane ha già visto in cartellone Johnny O'Neal e Donny McCaslin - giovedì 14 aprile presso i locali del Loft350. Un'atmosfera soulful quella venuta a crearsi al civico 350 di una traversa di via Giardini; questo grazie alle note di alcuni brani scelti appositamente tra quelli che Alberti più amava: da ''Little Sunflower'' di Freddie Hubbard ad ''Oleo'' di Sonny Rollins, da ''Caravan'' di Duke Ellington a ''Dat Dere'' di Bobby Timmons è stato un susseguirsi di buone prestazioni (con qualche défaillance tutto sommato perdonabile) per il trio del pianista Stefano Calzolari (Enrico Lazzarini al contrabbasso e Fabio Grandi alla batteria) e per i ''rifugiati'' Piero Odorici, che con il suo sassofono tenore non si è risparmiato dando prova di grande carattere, e Roberto Rossi, uscito alla distanza con il suo trombone. Da segnalare anche l'apparizione speciale della cantante Lorena Fontana, la quale, dopo una ''Yesterdays'' di rodaggio, con ''The Days of Wine and Roses'' ha più che convinto. Avercene di serate come questa e in posti del genere (organizzata da Giulio Vannini e dai quadri degli ''Amici del jazz Modena''); e chi semina raccoglie, proprio come continua a raccogliere Alberto Alberti in virtù dell'eredità morale e dell'esempio della dedizione per questa musica che ha lasciato.
A coronamento di questo tributo, a fronte di una frequentazione e di un'amicizia pluriventennale trovano posto di diritto le partecipi e riconoscenti parole con le quali Piero Odorici ha voluto personalmente ricordarci come e quanto Alberto Alberti abbia inciso con generosità anche sulla sua formazione umano-musicale. Ed è un attimo ritornare nella Bologna dei primi anni Ottanta, a quando Alberti cominciava a dare credito a questo giovane sassofonista che iniziava ad affacciarsi nell'ambiente, invitandolo a casa sua per ascoltare dischi, per poi lanciarlo nel panorama discografico con il debutto ''First Play'' per la Red Records di Sergio Veschi e portandolo a suonare con gente che il jazz lo aveva fatto, come Cedar Walton (che a sua volta, negli anni, manterrà con il sassofonista bolognese stretti rapporti personal-professionali culminati nel 2011 nel disco ''Cedar Walton presents Piero Odorici with the Cedar Walton Trio”), e che fino a quel momento poteva sembrare ''inavvicinabile'' per un giovanotto anche se di belle speranze. Belle speranze che non sono state disattese: Odorici è andato per la sua strada con il suo diaframma e le sue mani e la sua ottima carriera - come si è visto prima anche da un sol episodio - parla da sola. Dopodiché è significativo l'affetto, la riconoscenza e la stima nei confronti di un uomo forse con le sue ''convinzioni'' (e chi non le ha...?), ma che con la sua azione ha sicuramente fatto del bene al jazz. Cosa che altri, magari in un eccesso di egoismo, ''dimenticano''. Mentre altri ancora no.

 

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