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Una "zuppa di stelle" a Sondrio

Scritto da Roberto Dell'Ava on . Postato in Recensione concerti

Il concerto che Giovanni Guidi e Gianluca Petrella hanno tenuto domenica sera all'Auditorium Torelli di Sondrio, può ritenersi complessivamente di buona fattura, ma allo stesso tempo ha palesato alcune lungaggini che hanno delineato momenti di stanchezza creativa.

Indubbiamente la scelta di presentarsi "unplugged", rinunciando alle elettroniche che invece sono presenti sia nell'unico album del duo ("Soupstars"), sia sopratutto nel bagaglio strumentistico di Petrella, ha contribuito a mettere a nudo una certa esilità tematica, una ripetitività di situazioni e di atmosfere con una ricerca troppo dilatata di effetti e rumorismi.
Petrella, che normalmente si caratterizza per un approccio fulminante e intenso, mi è parso troppo invischiato in borborigmi e sperimentazioni a discapito di ritmo e swing, complici anche i tempi lenti di buona parte delle composizioni.
Via via sono scorsi i titoli presenti nell'album, da "Everything Goes a All We Are", fino alla mossa e ritmata "Addis Abeba Calling". Una versione molto lenta, al limite della estenuazione, di "Over The Rainbow" si è magistralmente rianimata nella coda ("Pom Pay"); sicuramente il momento migliore della serata con il trombone che assemblava e rilasciava tensione con un crescendo e un diminuendo di impressionante bellezza ritmica e melodica.
Guidi dal suo canto ha sfoggiato un tocco pulito, limpido, di sicura ascendenza accademica e di grande effetto. Curiosamente l'impressione principale che mi ha suggerito nel corso della serata è stato il passaggio continuo e senza tappe intermedie da un mood classico, con al più influenze evansiane inserite in un contesto euro-colto, ad un puntillismo sperimentale e astratto di scuola tayloriana.
Una bipolarismo un pò schizofrenico, che solo nei momenti più ritmici riusciva a supplire ad una evidente, almeno per me, carenza di swing. Ma forse il contesto nel quale inserire la proposta del duo non è quello prettamente jazzistico, da cui la non indispensabilità di un beat marcato. Al contrario il concerto di Sondrio ha mostrato una vocazione di grande apertura verso le influenze più disparate, dal prog-rock al post bop, dalla sperimentazione free alla ricerca della bellezza del suono.
Nei momenti più felici il duo si è divertito ed ha divertito, come nello spettacolare bis (mi è parsa una versione adattata di "You Aint' Gonna Know Me", ma non ne sono certo) in cui il pubblico è stato chiamato a tenere il ritmo su un rimando di brevi improvvisazioni a turno dei due.

 

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