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Bergonzi / Oatts 4tet a Bollate Jazz Meeting – Saxology!

Scritto da Fabio Chiarini on . Postato in Recensione concerti

“We Insist!” recitano i cartelloni e le locandine di Bollate Jazz Meeting 2014, un grido più che uno slogan, una dichiarazione d'intenti più che una dotta citazione. "We Insist!" E allora che s'insista, bando alle lagne, alle crisi, ai - si fa per dire - governi, ai sanremi, s'insista col Jazz, col miglior Jazz, c'è Jerry Bergonzi, esserci è in qualche modo salvifico.

E la sala dell'Auditorium Don Bosco alla Cascina del Sole di Bollate era pressochè piena, lunedi 3 marzo, per il concerto d'apertura della rassegna 2014; sul palco, accanto a Jerry un Dick Oatts in stato di grazia, un ispirato Dave Santoro al contrabbasso e la batteria di un efficace Andrea Michelutti.
One-two-three e il "pianoless quartet" si butta a capofitto in “King Henry”, sontuoso tema di Oatts, contraltista di statura mondiale (a vent'anni suonava già con la big band di Thad Jones e Mel Lewis!), in grado d'imprimere ad ogni assolo una qualità difficilmente riscontrabile altrove, e poi c'è Bergonzi, il gran maestro cerimoniere, "Tower Of Power" che sciorina le sue idee, il suo magistero denso, appassionato, vivido.
I temi sono sviscerati a lungo ed in modo classico, con assoli corposi e magnetici, il lavoro di Dave Santoro alle spalle è sopraffino, il jazz fluisce con estrema naturalezza. Si prosegue con un original di Bergonzi, un omaggio profondamente ironico al collega e sodale: “Dig Oatts” (“Dick è il mio contraltista preferito. In realtà suona dannatamente bene anche il tenore, ma beh, quando ci sono io non glielo permetto...” ) e poi ecco arrivare “Just Us” tema che diede il titolo ad un ottimo cd con Hal Galper, e ancora la splendida “Creature Feature” che, come alcuni aficionados han riconosciuto in sala, fu incisa per la prima volta in “Inside Out”, uno dei capolavori italiani di Jerry, per la lungimirante Red Records.
A completare un concerto di grande intensità ma anche piuttosto breve, circa 75 minuti di musica, arriva l'estesa “Obama” del bostoniano, composizione scritta all'epoca dell'insediamento del Presidente, una linea melodica ripetuta sornionamente, in delizioso contrappunto col contralto di Oatts, le cui asperità ricordano sensibilmente Art Pepper, per poi concedere spazio ad esplosioni telluriche di pura, vibrante energia da parte del quartetto, con i due sax impegnati in furenti soli che sprigionano un'energia sempre in totale controllo, davvero impressionante.
Come bis viene scelta “One For Benny”, tema dedicato da Oatts al figlio, un medium tempo di gran classe, con esposizioni fluide e rilassate, inciso destinato a rimanere in mente anche dopo che Jerry ha pronunciato la sua unica parola italiana della serata (“buonanotte!”), sono scemati gli applausi convinti del pubblico e si sono accese le luci in sala.
Nel post concerto, di fronte a un calice di rosso, si potrà sentire Bergonzi benedire la scelta del Festival di chiudere con il sax di Melissa Aldana che si esibirà nello stesso teatro il 7 di Aprile (“Melissa è eccezionale, mi è capitato di sentirla e mi ha colpito molto, un talento puro, è bello avere aperto una rassegna che verrà chiusa da lei” ).
Insistere con qualità, il Bollate Jazz Meeting, che per altri quattro lunedi promette jazz di livello, non poteva cominciare in modo migliore.

 

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