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"The Legendary Johnny O'Neal" Live al Decano di Modena

Scritto da Carmelo Sardo on . Postato in Recensione concerti

Sembra passato molto più tempo da quando, nel giugno dello scorso anno, e continuando nel solco della sua pubblicazione "BAM, Il Jazz oggi a New York", Nicola Gaeta varava dalle pagine di "Musica Jazz" una rubrica ad hoc dedicata ai personaggi, alle vicende e alle "convinzioni" di questo controverso "enclave" del jazz che appunto ha preso il nome di Black American Music.


Johnny O'NealSembra passato molto più tempo da quando, nel giugno dello scorso anno, e continuando nel solco della sua pubblicazione "BAM, Il Jazz oggi a New York", Nicola Gaeta varava dalle pagine di "Musica Jazz" una rubrica ad hoc dedicata ai personaggi, alle vicende e alle "convinzioni" di questo controverso "enclave" del jazz che è appunto B.A.M. Per chi si fosse perso le puntate precedenti, in questo acronimo - che sta per "Black American Music'' – si riconoscono quei musicisti (a prescindere dal colore della pelle) votati alla causa della riaffermazione radicale estetico-poetica dei canoni africano-americani nel jazz; insegna, questa, dalla quale comunque rifuggono categoricamente.
Concludeva Gaeta nel pezzo introduttivo alla rubrica: "Al di là delle etichette, ci sarebbe tanto da scrivere sul contributo che molti musicisti bianchi hanno dato all'evoluzione del jazz, ciò che continua ad accadere oggi più che in passato. Ma non si può che guardare con simpatia a chi cerca di contrapporsi a un "infighettamento" del jazz, dove un pubblico sempre più superficiale assiste a concerti di musicisti concentrati più a promuoversi che a suonare, più ad apparire che approfondire. Sono alcune delle tematiche di cui si parlerà in questa rubrica''.
Conclusioni opportunamente laiche nella prima parte e, circoscritte in un certo (mal)costume, lapalissiane nella seconda.
Ma, appunto, ne è passata di acqua sotto ai ponti da quel giugno; e, nel periodo non collegato, sotto l'etichetta B.A.M. è stato organizzato un festival andato in onda in quel di Bari lo scorso aprile.
Manifestazione, quella pugliese, anticipata da qualche polemica di troppo con ambasciatori del "movimento" pronti ad attaccare a testa bassa chi non si è mostrato "fedele alla linea"; a scagliare strali indistintamente a destra e a manca; ad indossare l'elmetto dopo sommarie analisi. Questo accade, da parte di taluni guardiani del fuoco, quando la storia delle proprie ragioni viene ''venduta'' come le ragioni della storia. E questo squalifica chi lo fa, con buona pace delle pur condivisibili premesse riguardo quel jazz "fighetto" da biasimare.
In ultima istanza, è fondamentale ed essenziale - parafrasando de Andrè - che dove finiscono le superflue parole degli "ideologi" debba in qualche modo incominciare la musica; e con lo show di Johnny O'Neal di giovedì 12 novembre al Decano di Modena, sfizioso assaggio del tour europeo di questo 59enne pianista e cantante di Detroit cresciuto alla corte di Oscar Peterson, chiacchiere di sorta sono state soppiantate da della musica di ottima foggia strumentale ed interpretativa.
Quel che resta della serata geminiana è la piacevole conferma di aver assaporato ogni singola peculiarità dello stile di O'Neal, distillato con schioccante swing nei passaggi più sostenuti (finanche di stampo boppistico) e con fascinoso feeling in quelli più confidenziali ("Why try to change me now") nei quali il Nostro, quasi da crooner consumato, diventava irresistibile. Gran finale con una simil-bossanovistica versione di "Overjoyed" di Stevie Wonder, che riconfermava il rispetto dei giovani Luke Sellick al contrabbasso e Charles Goold alla batteria per dinamiche e colori melodico-armonico-vocali del loro leader.
In occasione di questa calata nel vecchio continente (è fisso allo "Smalls" di New York), O'Neal avrà anche modo di registrare un disco co-prodotto da Rat Pack Music e da altre associazioni. Quello visto all'opera al Decano (stipato in ogni angolo da un pubblico calorosissimo; non fanno testo quei pochi "superficiali" in fondo alla sala che hanno passato tutto il tempo a parlottare), è stato un Johnny O'Neal in grande spolvero, e quindi non v'è modo di dubitare che le energie e le ispirazioni di questi giorni verranno riversate in questo disco che si prospetta caldamente consigliato in fase di acquisto.


 

 

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