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Il passo felpato del gatto grigio (parte 2)

Scritto da Ernesto Scurati on . Postato in Recensione concerti

Nonostante il contesto sia particolarmente difficile e le risorse scarseggino anche in quel di Maremma, gli organizzatori e il Direttore Artistico Stefano “Cocco” Cantini del “Grey Cat Jazz Festival”, longeva rassegna che quest’anno ha festeggiato la 35° edizione, hanno proposto ancora una volta un cartellone di tutto rispetto, ottenendo un buon riscontro di pubblico, sia in termini qualitativi che quantitativi.


Enrico Pieranunzi e Gabriele MirabassiDopo la musica tuareg di Bombino al Teatro delle Rocce di Gavorrano e il tributo a Miles Davis del Daniele Malvisi Six Group a Monterotondo Marittimo, serata mediterranea il 19 agosto al Parco Fonte di Vandro di Sassofortino con il duo di Enrico Pieranunzi (pianoforte) e Gabriele Mirabassi (clarinetto), che hanno proposto ai circa 130 presenti un mix tra i “Racconti Mediterranei” contenuti nel CD Egea del 2000 ed i “Nuovi Racconti Mediterranei”, con cui sono in tourneè dal febbraio di quest’anno.
L’affascinante incontro tra la grande competenza tecnica del pianista, sempre sostenuta da un forte approccio melodico, e l’estro del clarinettista, accattivante tanto per il grande virtuosismo allo strumento quanto per la fisicità con cui accompagna le sue evoluzioni, non ha perso attrattiva nonostante il passar del tempo, e riesce ancora ad emozionare con esibizioni che, se poco hanno a che fare con il jazz vero e proprio, certo sono fortemente pregne di improvvisazione e contenuto artistico.
In scaletta, tra gli altri, brani come “Serenata Sconosciuta”, dai “Nuovi Racconti Mediterranei”, dalla forte componente melodica con meravigliosi momenti solistici per entrambi, come peraltro si può dire per la maggior parte dei pezzi proposti; “Adjapì”, dal CD del 2000, caratterizzato da un dialogo leggero tra i due protagonisti e da sottili armonizzazioni; “Canto d’Estate”, romanza la cui atmosfera malinconica viene alleggerita da un colpo di vento che costringe il pianista ad alzarsi per raccogliere le partiture volate qua e là sul palco, prima di ritornare allo strumento e ritrovare la sua struggente intensità lirica.
Dopo un divertente intermezzo di Pieranunzi che discerne sull’umidità del Parco e la conseguente sofferenza degli strumenti in legno e del clarinetto d’ebano di Mirabassi in particolare, il concerto è proseguito con “Coralie”, brano dedicato alla ballerina francese protagonista di un romanzo di Honoré de Balzac il cui tema danzante è terreno fertile per un solo sinuoso di clarinetto e per le variazioni della mano destra del pianista, e poi con altri brani melodici di matrice mediterranea (tra cui “Un sueño mas”, di ispirazione ispanica, con un solo elegante di Mirabassi; “Les Amants”, valzer dalle reminiscenze francesi, che ha messo in luce il virtuosismo di Pieranunzi; “Choro de los años”, dalle movenze latine, con le due voci strumentali particolarmente integrate ed impreziosito dagli impeccabili assoli dei due protagonisti a tempo sostenuto, prima che lo stile del pianista diventasse percussivo per rilanciare gli equilibrismi del clarinetto).
Se una piccola critica si volesse proprio muovere ad un concerto impeccabile, potremmo dire che le limitate possibilità timbriche e ritmiche dei due strumenti utilizzati hanno inevitabilmente portato ad una certa omogeneità delle melodie proposte, ma ciò è assolutamente secondario alla qualità della proposta artistica della serata. C’è stato tempo anche per un bis, consistente in un brano popolare argentino di Carlos Guastavino recentemente rivisitato dai due musicisti, “Cantos Populares”; quasi un tango, in cui però emergevano sapori eurocolti. Forse un po’ melenso, ma in fondo la tradizione mediterranea è fatta anche di questo.
Il 20 agosto a Follonica è stata la volta di Brad Mehldau, che si è esibito in completa solitudine al nuovo Teatro Fonderia Leopolda, e la sera dopo della Cosmic Renaissance di Gianluca Petrella. Il 22 agosto a Massa Marittima era invece in scena il Rosario Bonaccorso “Travel Notes”, con il leader al contrabbasso e voce, Andrea Pozza al pianoforte, Flavio Boltro alla tromba, Nicola Angelucci alla batteria e, special guest, Stefano di Battista al sax contralto e soprano. Nonostante il pubblico non fosse numerosissimo (circa 120 persone, ma Piazza Garibaldi ha visto in passato affluenze ben più significative), il quintetto non si è risparmiato, e se il trombettista è apparso a tratti sotto tono ed incerto in alcuni passaggi, la maiuscola prestazione del virtuoso sassofonista ospite ha sostenuto a dovere la front line ed assicurato la riuscita del concerto.
I brani eseguiti, tutti a firma del leader, passavano dal bop intriso di riferimenti neworleansiani di “Equivoci” alla ballad “In Cammino”, con l’ottimo canto a due voci della front line ed un prezioso intermezzo pianistico di Pozza; “Canzone di Laigueglia” è stata introdotta dal suono pieno e robusto del contrabbasso del leader doppiato dalla voce, e dopo l’esposizione della melodia ad opera dei due fiati e gli assoli di sax soprano, tromba e pianoforte, un efficace break di contrabbasso e batteria ha riportato al tema della ballad, fortemente pregno di swing. Successivamente si passava dalla breve ma intensa “Maria & Maria”, in quartetto senza Di Battista, ai ritmi latini di “Viaggiando” che avevano un forte impatto sui presenti, e quindi dal travolgente swing in perfetto stile Henry Mancini di “The Pink Elephant”, dal cui tema emergevano diversi duetti e soli (su tutti di Di Battista e Pozza) finché l’elefante si trasformava in pantera, al bop di “Aiovà”, introdotta ancora dal contrabbasso in solitudine ed in cui risaltavano i soliti splendidi interventi del sax soprano e del pianoforte, sottolineati dall’ovazione del pubblico.
A chiudere il concerto “Earth’s Kiss”, introdotta dal sax contralto appoggiato prima sulle trame del pianoforte, poi sulle strutture messe in campo dal gruppo al completo ma senza Boltro e chiusa dal grande lirismo di Pozza, e infine “Etanerli”, dalle sonorità rock-blues, che riportava alla mente il sound del miglior Clapton e che, dopo i soliti interventi solistici, si concludeva con il pubblico invitato a cantare il tema esposto dal sax soprano. Gioco che continuava per tutto il bis, in un’atmosfera di chiara matrice brasiliana con Di Battista a guidare le danze e Bonaccorso a cantare il tema, presto raggiunto dal pubblico entusiasta. Un’ora e mezza divertente, forse a tratti un po’ leggera, ma coinvolgente e di sicuro effetto. Pollice su.
Il festival si è quindi chiuso con il progetto “Dall’Appennino al Mare” – Migrazioni Musicali Pistoia Follonica e Livorno, in scena il 23 agosto ancora a Follonica, con diversi protagonisti tra cui Maurizio Geri alla chitarra, Riccardo Tesi all’organetto e Stefano “Cocco” Cantini ai sassofoni, e quindi con i concerti di Valentina Toni a Campiglia Marittima il 25 agosto e di Servillo-Girotto-Mangalavite al Parco di Pietra di Roselle il giorno 27.

 

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