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Ambria Jazz a Sondrio: foto d'autore e tanto groove

Scritto da Roberto Dell'Ava on . Postato in Recensione concerti

La serata a Sondrio cambia destinazione per timore di un temporale e si finisce cosi’ arroventati nella fornace dell’Auditorium Torelli. Tra i vantaggi c’è la possibilità di vedere le fotografie di Gianni Berengo Gardin a cui è dedicato il nuovo album di Tommaso Starace. Peccato invece per Mop Mop, la cui collocazione in piazza avrebbe coinvolto un pubblico ancora più numeroso di quello che ha affollato l’Auditorium.


Tommaso StaraceLa serata a Sondrio cambia destinazione per timore di un temporale e si finisce cosi’ arroventati nella fornace dell’Auditorium Torelli. Tra i vantaggi c’è la possibilità di vedere le fotografie di Gianni Berengo Gardin a cui è dedicato il nuovo album di Tommaso Starace. Peccato invece per Mop Mop, la cui collocazione in piazza avrebbe coinvolto un pubblico ancora più numeroso di quello che comunque ha affollato l’Auditorium.
Il quartetto di Starace è superbo: feeling, empatia, grande controllo degli strumenti ed un progetto notevole, quello dedicato alle foto di Berengo Gardin, ma con escursioni trascinanti tra Verdi, Ravel, Cannonball Adderley e Michel Petrucciani.
Una sezione ritmica elastica e fantasiosa, in cui eccelle il lavoro sulle pelli di Tommy Bradascio, e con un Attilio Zanchi monumentale non solo come contrabbassista ma anche come compositore (magnifico il brano L’enigma di Verdi tratto dal nuovo album). Il raffinato e modernissimo tocco di Michele Di Toro sui tasti del pianoforte ha costantemente illuminato il set, alternandosi come solista ai sassofoni del leader. Starace usa indifferentemente il soprano ed il tenore ed ha impresso nelle sue corde un forte senso melodico ed una ariosità mediterranea che fanno respirare la musica. Un set corroborante, intenso, assolutamente godibile.
Premetto che gli esperimenti che tendono ad unire jazz, groove, elettronica e dance non sono tra le mie scelte preferite, ma il fatto di schierare un fuoriclasse del vibrafono come Pasquale Mirra mi faceva non solo ben sperare ma anche incuriosire su come si sarebbe sviluppato il concerto.
E in effetti, pronti e via, il primo brano è un mix trascinante di riff ritmici ripetuti e insinuanti, il cui lo strumento di Mirra fa la parte del leone e scatena la Curva Sud dell’Auditorium in un sabba danzereccio .
Ma, per usare una terminologia calcistica adatta a definire le aspettative della Curva, invece che continuare a giocare per il proprio bomber che è visibilmente in grado di scardinare ogni difesa razionale e far ballare anche il pubblico più azzimato (stavo per lanciarmi…), la formazione romagnola inizia un tiki-taka che raffredda un po’ gli animi.
Quando dalla panchina entra Anthony Joseph ci si aspetterebbe qualcosa di più di un bel tocco e una classe evidente. Invece la partita, pardon, il concerto, continua senza cambi di direzione: tanto groove ma, se la palla non arriva nei piedi del bomber, poche idee e tutte ripetute senza particolari voli. Molto divertente, ma poco profondo.

 

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