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Serata double face ad Ambria Jazz

Scritto da Roberto Dell'Ava on . Postato in Recensione concerti

Un’altra bella serata di musica alla Centrale Enel di Boffetto. Sul palco per primi, sono saliti il percussionista afroamericano Hamid Drake e la violinista-cantante ceca Iva Bittova che hanno dato vita ad un dialogo intenso e inventivo tra i rispettivi strumenti. A seguire i Rad Tads, un settetto americano che rilegge con divertimento e ironia pagine della musica afro-americana.


Hamid Drake, Iva BittovaLa serata di Ambria Jazz alla centrale Enel di Boffetto è double face: ad un primo set più intimista e raccolto fa seguito un secondo esplosivo e trascinante.
Ma andiamo con ordine: la serata è aperta dal duo tra le percussioni di Hamid Drake e la voce ed il violino di Iva Bittova.
Di Drake, protagonista in numerosi gruppi ed in diversi contesti, si conosce praticamente tutto: si tratta di un percussionista tra i più felicemente creativi oggi sulla scena musicale e non solo jazzistica. Iva invece proviene dall’ ambito accademico, ma il suo background prevede anche una componente teatrale, una assonanza fisicamente evidente con esperienze di danza ed un forte retaggio nella musica popolare della sua terra natia, la Repubblica Ceca.
L’utilizzo della vocalità spazia dalle esperienze classiche più avanzate, penso a Cathy Berberian, fino alle vocalist più sperimentali in campo jazzistico (Jeanne Lee, Urzsula Dudziak, Laureen Newton).
Il terreno di incontro tra i due è costruito da Drake con una fitta trama percussiva, mai prevaricante e sempre attenta al dialogo. Iva suona poco il violino e preferisce utilizzare la voce in tutti i suoi registri, con una netta preferenza per atmosfere che richiamano il folklore slavo.
Componente evidente e importante nella fisicità dell’approccio è una sensualità dolce e prepotente. Ma, a dispetto delle premesse e delle promesse, la musica non si innalza oltre un esotismo vocale sorretto da un maestro della percussione.
Può darsi che le mie attese abbiano pregiudicato le mie impressioni finali, ma mi è parso un set che è arrivato ad un passo dal dispiegare tutte le potenzialità insite nel duo senza mai però riuscire a quagliare l’inaudito e l’inudito.
Si volta pagina con i Rad Tads, un settetto americano che rilegge con divertimento e ironia pagine della musica afro-americana. Si tratta di rude e spigliato rhythm and blues, senza particolari sottigliezze ne ammiccamenti verso letture più contemporanee della materia, ma l’energia, la buona qualità musicale complessiva e la fisicità travolgente dei ragazzi trascina in breve la piazza verso un divertimento tangibile e spensierato.
Non passeranno alla storia ma se c’è da far muovere i piedi a centinaia di persone il risultato è presto raggiunto.


 

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