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Due calzini normali per Clusone Jazz

Scritto da Ernesto Scurati on . Postato in Recensione concerti

Venerdì 17 luglio, a dispetto degli scaramantici, bella serata di musica a Darfo Boario Terme, dove, per Clusone Jazz, si è esibito il duo “Standard Socks”, composto da Simone Massaron alle chitarre e Giulio Corini al contrabbasso. Ed ancora una volta il giusto mix di melodia ed improvvisazione ha fatto centro, accontentando sia i puristi che il pubblico più avvezzo alle musiche altre.


Simone Massaron e Giulio CoriniIl forte vento che ha soffiato sul chiostro dell’ex convento di Darfo Boario Terme due ore prima del concerto ha consigliato agli organizzatori ed ai musicisti di spostare il palcoscenico all’interno della chiesa, e mai scelta si è rivelata più opportuna; sfruttando un meraviglioso riverbero naturale e, più in generale, una situazione acustica di tutto rispetto, Massaron e Corini si sono perfettamente integrati nel contesto ed hanno dato vita ad un dialogo intenso, costruito su colori e ritmi continuamente cangianti e su un sottile equilibrio di tensioni e rilasci, che raramente si è risolto in momenti completamente liberi o pienamente lirici, mantenendo così sempre elevato il livello di attenzione dell’ascoltatore, certo solo di quello che aveva appena sentito, mai della nota che verrà. 
I due improvvisatori, che condividono l’esperienza artistica nel collettivo “El Gallo Rojo”, particolarmente noto a chi ama confondere generi musicali diversi ed abbattere ogni barriera tra gli stessi, hanno dosato alla perfezione ogni nota, rendendo il flusso sonoro fortemente creativo senza tuttavia rinunciare mai completamente alla melodia, che emergeva ora dalle corde della chitarra, ora dal fischiettare di Massaron, talvolta persino dal rotondo suono del contrabbasso; fino al bis, “Amapola”, quando l’afflato melodico del tema ha rubato completamente la scena e strappato, meritatamente, l’ultimo applauso della serata.
Simone Massaron si è rivelato un grande generatore e manipolatore di suoni, approcciando le sue chitarre acustiche in modo spesso percussivo, e “preparandole” di volta in volta con oggetti di uso comune (mollette, pezzi di carta e stoffa, persino un piccolo ventilatore poco più grande di un dito) per alterarne il timbro; l’utilizzo di una piccola cavigliera a sonagli, alla maniera degli artisti di strada che all’occorrenza devono essere in grado di trasformarsi in “one man band”, è risultata poi estremamente funzionale nell’aggiungere un tocco di ritmo e sottolineare la scansione del tempo. Giulio Corini ha confermato le sue grandi qualità creative ed esecutive, rivelandosi il compagno ideale per il chitarrista e dimostrando grande empatia con lui persino nelle intenzioni. Davvero magistrale il livello di equilibrio ed integrazione raggiunto dai due strumenti.
Il corpus principale del concerto è stato occupato dai due brani di apertura, entrambi di Ornette Coleman. Il primo, “Mary Hartman, Mary Hartman”, tratto dalla sigla di uno show televisivo, risale alla fine degli anni ’70 ed ha impegnato Massaron in una serie di figure e variazioni sul tema, sostenuto dal pedale di basso sempre più robusto di Corini ed interrotto soltanto dagli interventi destabilizzanti e percussivi del chitarrista sulla cordiera stoppata, in un climax a metà tra la leggerezza di un sogno e la concretezza urbana.
Il secondo, “In All Languages”, di dieci anni più recente, è stato dilatato sino all’inverosimile, in un alternarsi di ambientazioni sfuggevoli, come una sequenza di immagini che scorre davanti agli occhi di chi ascolta; ed ecco via via sfilare in sequenza suoni meccanici punteggiati dalle note del contrabbasso, ambientazioni free form, dialoghi intimistici, melodie fischiettate, paesaggi rurali da far west intrisi di rimembranze country & western, passaggi cantabili, fin quando tutto si è risolto in un magnifico blues a tempo lento, per poi modificarsi ancora e, dopo un momento di grande tensione espressiva, concludersi in una sequenza appesa tra folk e blues con Corini all’archetto.
Hanno completato il concerto, prima del già citato bis, un breve brano di Massaron dedicato allo scrittore John Ernst Steinback Jr e a George Milton, il protagonista del suo romanzo “Uomini e lupi”, che il contrabbassista ha voluto dedicare al chitarrista Garrison Fewell, scomparso pochi giorni prima; e per finire una splendida ballata di fine ‘800 in perfetto stile western, pregna di swing e resa ancora più coinvolgente dalla sapiente alternanza di volumi e dalla ricchezza armonica del contrabbasso.
Intrigante.

 

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