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Iseo, la casa del jazz italiano

Scritto da Ernesto Scurati on . Postato in Recensione concerti

Domenica 12 luglio si è conclusa, con il doppio concerto di Piazza Garibaldi, la XXIIa edizione di Iseo Jazz, la cui direzione artistica è da anni affidata al noto musicologo Maurizio Franco. Due prologhi e cinque serate che, come è consuetudine della rassegna, ormai punto di riferimento nazionale con una visibilità internazionale, ci hanno presentato un significativo spaccato dello stato di salute del jazz di casa 


Iseo Jazz 2015Domenica 12 luglio si è conclusa, con il doppio concerto di Piazza Garibaldi, la XXIIa edizione di Iseo Jazz, la cui direzione artistica è da anni affidata al musicologo Maurizio Franco. Due prologhi e cinque serate che, come è consuetudine della rassegna, ci hanno presentato un significativo spaccato dello stato di salute del jazz di casa nostra.
La consueta anteprima di fine maggio, la sera del giorno 30 sul prezioso sagrato della Pieve di Sant’Andrea di Iseo, è stata affidata alla consolidata formula dei “Piani Diversi”, nella quale il pianoforte jazz del Maestro Enrico Intra ha incontrato quello classico di Massimiliano Motterle su gershwiniani sentieri, per l’occasione percorsi anche dalla splendida voce di Joyce Yuille.
Per quanto la formula sia ormai stata più volte sfruttata, la presenza della cantante e la capacità di Intra di cogliere ogni volta spunti diversi dall’interlocutore e tradurli in improvvisazioni ad alto quoziente di creatività consente al flusso musicale di assumere connotati e direzioni sempre diverse, anche quando il materiale di partenza è tutt’altro che sconosciuto.
Dopo l’esibizione del 27 giugno al Franciacorta Outlet Village di Rodengo Saiano di alcuni studenti dei Civici Corsi di Jazz di Milano (Andrès Pasinetti al flauto, Davide Cabiddu alle tastiere, Stefano Gentili al basso elettrico, Davide Borgonovo alla batteria, riuniti nel progetto Overtones), il festival è entrato nel vivo il 5 luglio nel cortile del Palazzo Municipale di Palazzolo sull’Oglio, con il doppio concerto del Rocky Trio (che ha presentato il suo CD recentemente pubblicato da Limen) e della Riccardo Fassi Tankio Band “North Special Edition”, impegnata nel progetto dedicato a Frank Zappa.
Se Massimiliano Rocchetta (pianoforte), Paolo Ghetti (contrabbasso) e Stefano Paolini (batteria) hanno dimostrato quante e quali sorprese possa ancora riservare la classica formula del piano trio, l’organico di Fassi, riorganizzato in questa “special edition” a vent’anni di distanza dalla pubblicazione del CD originale a cura dell’etichetta Splasc(h), pare aver ormai assimilato appieno i complessi arrangiamenti operati dal leader su temi zappiani più o meno noti, e trovato il giusto equilibrio tra momenti collettivi ed interventi solistici, ottenendo un risultato se possibile ancor superiore a quello del concerto all’Atelier Musicale dello scorso gennaio, già recensito su queste pagine.
Il 9 luglio le luci dei riflettori si sono riaccese sul sagrato della Pieve cittadina di Sant’Andrea; partenza frizzante, davanti ad un folto pubblico, con il quintetto del giovane sassofonista Nicola Caminiti, impegnato al sax alto e soprano, completato da Giacomo Tantillo alla tromba, Sam Mortellaro al piano, Carmelo Venuto al contrabbasso ed Emanuele Primavera alla batteria. Il gruppo ha proposto un mainstream di chiara matrice hard bop, contando molto sull’impatto della front line e sulla compattezza dell’insieme, e da quanto si è potuto ascoltare possiamo azzardare l’ipotesi che questo progetto speciale del festival farà certamente parlare di sé nel prossimo futuro.
Dopo aver ricevuto il premio Top Jazz, il pianista meranese Franco D’Andrea, ormai di casa da queste parti, ha chiuso la serata esibendosi in trio con il fidato sassofonista Andrea Ayassot e con DJ Rocca, in un concerto particolarmente atteso per la non tradizionale composizione dell’organico; purtroppo una serie di problemi alla strumentazione non ha consentito al DJ di utilizzarne al meglio le potenzialità, e l’impressione, forse anche per questo motivo, è stata quella che la musica di D’Andrea non perda un briciolo della sua espressività anche quando svestita di ogni supporto ritmico, a prescindere dall’apporto fornito o meno dall’elettronica.
Bella serata il 10 luglio al Castello Oldofredi, aperta dall’intimistico duo di chitarre classiche composto da Luigi Tessarollo e Roberto Taufic, che si sono continuamente scambiati i ruoli ed hanno intrecciato i loro colori in una sequenza di brani originali e di cover ben congegnate, in particolare “Summertime” ed “Unchain my heart”; Brasile, jazz ma anche rhythm’n’ blues e swing, in un concerto per nulla scontato.
Ottima anche la proposta di Achille Succi e Salvatore Maiore, che sempre in duo hanno scarnificato la musica di Mingus, in una rilettura forse un po’ filologica ma pregna di soluzioni ben ricercate, il sassofonista alternando il clarinetto basso al sax alto ed il contrabbassista passando agilmente dal pizzicato all’archetto; un grande interplay consolidato in tanti anni di collaborazione ed un forte senso del blues e dello swing a dispetto del ristretto organico, attributi che non possono mancare quando si tratta il materiale musicale del gigante nativo di Nogales.
Sabato 11 luglio il meraviglioso Lido di Sassabanek ha ospitato il solo di Dino Rubino, impegnato esclusivamente al pianoforte e non come è sua consuetudine anche alla tromba. Il pianista siciliano si è esibito in un pianismo soffice, onirico, particolarmente lirico, ma che a lungo andare è risultato un po’ monocorde e leggero nei contenuti. Molto divertente, a seguire, l’esibizione dell’Orchestra Nazionale Jazz Giovani Talenti, diretta da Paolo Damiani e composta da musicisti provenienti da diversi conservatori e dai corsi di formazione di Siena Jazz e dei Civici Corsi di Jazz di Milano; questa giovane orchestra, già apprezzata lo scorso gennaio a Milano nell’ambito della rassegna “Jazz al Piccolo” e recensita proprio su queste pagine, ha proposto al pubblico una scaletta simile, ma impreziosita dal brano dell’ospite Enrico Rava “Certi angoli segreti”, ben noto agli amanti della musica del trombettista.
La serata conclusiva, domenica 12 luglio in Piazza Garibaldi, è risultata la più riuscita dell’intera rassegna. A partire dal quartetto di Francesco Bearzatti (sassofoni) e Carlo Morena (pianoforte), coadiuvati da una sezione ritmica assolutamente funzionale al progetto e composta dal contrabbassista Roberto Mattei e dal batterista Massimiliano Salina. In un programma dedicato ai grandi compositori del ‘900 europeo, in particolare francesi, i due leader hanno profuso swing ed emozioni a volontà; Morena ha messo in mostra un’eleganza ed una raffinatezza di tocco non comuni, mentre Bearzatti è sembrato un fiume in piena, lirico ed irruento al tempo stesso.
Dopo le premiazioni di rito (Premio Iseo ai fotografi Pino Ninfa e Roberto Cifarelli ed al trombettista Emilio Soana), il quintetto di quest’ultimo (con Gabriele Comeglio ai sassofoni, Mario Rusca al pianoforte, Marco Vaggi al contrabbasso e Tony Arco alla batteria) ha chiuso Iseo Jazz 2015 omaggiando il grande Dizzy Gillespie con alcuni dei brani più celebri eseguiti dalla sua orchestra, sia di matrice bop che latin (“Be Bop”, “Groovin’ High”, “Round Midnight”, “Manteca”, “Frelimo”, conosciuto anche come “Dizzy’s Bossa”), fino a chiudere con “Birks’ Works”.
Certo si è trattato di un concerto decisamente in linea con la tradizione, con i brani nella classica struttura tema-assoli-tema, ma molto divertente e ben suonato, e ci piace sottolineare in chiusura la statura di Soana, una delle più grandi prime trombe delle orchestre jazz italiane vivente ma qui sugli scudi anche come leader di una piccola formazione, nonché del suo compagno di front line Comeglio, a nostro avviso decisamente sottovalutato rispetto al suo enorme valore di sassofonista e direttore d’orchestra.

 

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