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Omaggio a Gianni Basso al Modena Jazz Festival

Scritto da Carmelo Sardo on . Postato in Recensione concerti

Idea meritoria quella di Giulio Vannini, patron del Modena Jazz Festival, di voler mantenere vivi il ricordo di quei jazzisti scomparsi che hanno fatto la storia di questa musica nel nostro Paese. Ed è su questo solco che si inserisce il concerto in omaggio a Gianni Basso, svoltasi venerdì 26 giugno nella cornice di piazza XX Settembre nel cuore del centro storico della città emiliana.


Gianni BassoIdea meritoria quella di Giulio Vannini, patron del Modena Jazz Festival, di voler mantenere vivi il ricordo di quei jazzisti scomparsi che hanno fatto la storia di questa musica nel nostro Paese. Ed è su questo solco che si inserisce il concerto in omaggio al sassofonista astigiano Gianni Basso (morto nel 2009), svoltasi venerdì 26 giugno nella cornice di piazza XX Settembre nel cuore del centro storico della città emiliana.
Conseguentemente, affidare questo compito ad uno che di Basso fu discepolo, come il sassofonista Fulvio Albano, non era che la naturale chiusura del cerchio. Radunati altri amici e collaboratori a completamento della line-up come Luciano Milanese al contrabbasso, Gianluca Tagliazucchi al pianoforte, Alfred Kramer alla batteria e, nelle vesti di special guest, un altro figlio della feconda scuola piemontese come Flavio Boltro alla tromba, il sipario si apre con un preambolo di Giulio Vannini.
Vannini, che da buon direttore artistico è sempre stato sul pezzo in tutti i passaggi artistico-organizzativi della serata, introduce con una breve panoramica la figura seminale di Basso, non solo dal punto di vista storico-musicale, ma anche in quanto “importatrice” di un modo professionistico di “organizzare” il jazz maturato dopo le esperienze in Belgio (era emigrato al seguito del padre minatore) e che negli anni Cinquanta, ormai di ritorno dal nord Europa dove la “scena” era sicuramente più evoluta che non in Italia, da queste parti era una novità.
Sul fronte prettamente musicale la serata è stata certamente godibile, con molto del merito che va al buon feeling che i musicisti hanno saputo ricreare fra loro e con il pubblico, che da par suo ha risposto numericamente in modo positivo. A tal proposito, curioso siparietto con il pubblico che, ad un certo punto, dopo i primi timidi rimandi di risposta ad un Boltro in cerca della sponda sullo scat di Ow! di Dizzy Gillespie (e per il trombettista torinese è stato un modo per rievocare anche i suoi trascorsi giovanili con il soprannome di “Dizzyno”), si è progressivamente sciolto.
Il protagonista della serata restava comunque Gianni Basso, ed il modo migliore per sentirne costantemente la presenza non poteva essere che nelle amate ballad (scritte di suo pugno e non), nelle quali Albano ed il puntuale trittico ritmico Milanese-Kramer-Tagliazucchi hanno scoccato le frecce migliori al loro arco; oltre che in altri pezzi originali come “Mr. G.B.” (conosciuta altresì come “Donna Lu” in “Exciting 6” del sestetto Basso-Valdambrini del 1967).
Resta il tempo per una spumeggiante “Scrapple from the Apple” oltre che per una “So What” (il bis) che dà modo a Boltro di ricordare sentitamente un altro jazzista, Marco Tamburini, scomparso tragicamente da poco. Dunque una serata in cui il pathos ha fatto da filo conduttore e che sicuramente resterà nel cuore e nelle orecchie di chi c'era, sia sul palco che in platea.

 

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