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Controcorrente ma con il vento in poppa

Scritto da Roberto Dell'Ava on . Postato in Recensione concerti

Terza edizione del festival jazz ControCorrente a Mandello del Lario in provincia di Lecco, anche quest'anno ad ingresso gratuito, che nella prima serata di venerdì 12 giugno ha visto ancora la presenza di Paolo Fresu (che quest'anno ha portato la sua intensa performance "a solo") e di Gavino Murgia con il suo Mediterranean Trio (Marcello Peghin e Pietro Iodice).


ControCorrenteFin dalla prima occhiata, arrivando in piazza a Mandello un’ora prima dell’inizio concerti, era evidente la dimensione del pieno successo di pubblico: un lungo serpentone si snodava dall’ingresso fino ai lati della piazza. In questi casi non riesco mai a dare una spiegazione plausibile, soprattutto in zone lontane dalle città dove normalmente un concerto jazz attrae un numero limitato di presenze.
Nemmeno la gratuità dell’evento spiega adeguatamente il sold out, ma tant’è, soddisfatti gli organizzatori e anche gli appassionati di lungo corso come me, incredulo davanti alla folla in attesa.
La prima serata si è rivelata omogenea e di buonissimo livello. Il Mediterranean Trio di Gavino Murgia ha deliziato con le sue atmosfere liriche, contraddistinte dalla chitarra rockeggiante di Marcello Peghin, impostata in maniera discorsiva e senza cadute di gusto, ben bilanciata dal percussionismo solido di Pietro Iodice e dal sassofono soprano di Gavino Murgia, leader impregnato nella storia jazzistica del suo strumento.
L’inizio è un omaggio a Ornette Coleman: tra le note arpeggianti della chitarra il soprano disegna la dolcissima melodia di "Lonely Woman". Poi il trio dà fondo al proprio repertorio che esplora territori antichi, ancestrali nel canto a tenores di Gavino, e moderni con una cantabilità ed una continua attenzione alla melodia e ai colori del Mediterraneo. Un set di un’ora piena, dai profumi intensi e dai paesaggi mutevoli.
Nei trent’anni di carriera di Paolo Fresu ho avuto occasione di ascoltarlo in cosi’ diverse combinazioni tanto da non ricordare nemmeno la quantità di concerti visti. Ma mai mi era capitato di ascoltarlo in solo, anche se “solo”, grazie al contributo importante delle elettroniche, è ormai più un modo di classificare che non una vera situazione.
Circa tre quarti d’ora di dialoghi con nastri elettronici che via via presentavano schemi di melodie registrate per tromba, estratti dall’Ave Maria Sarda, un brano gnawa (Bambaata) dei master marocchini di Joujouka, frammenti dell’Alborada String Quartet, il tutto elaborato, assimilato e riproposto con tromba, tromba sordinata e flicorno in presa diretta.
Affascinante, a tratti spiazzante, come quando magicamente il trombettista scompare dal palco e ricompare in galleria, ma anche a volte troppo ripetitivo o troppo a lungo fermo sulla stessa situazione (la parte finale per solo tromba a respirazione circolare).
Piccole sbavature su un set complessivamente ben registrato e di sicura presa sul pubblico, che di fatti si è sbracciato a furia di applaudire.
Doppio bis con Gavino Murgia: il primo brano è "Passavamo Sulla Terra Leggeri", brani recitati da Lella Costa su testi di Sergio Atzeni e poi di nuovo "Bambaata" con le improvvisazioni libere dei due fiati.
Prima serata riuscita. Il festival è giovane ma cresce a vista ed è stato prontamente adottato dalla neo-giunta uscente. Le premesse sono ottime, speriamo che migliori ulteriormente e diventi un punto di riferimento non solo locale.


 

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