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E' morto Charlie Haden

Scritto da Elfio Nicolosi on . Postato in Articoli

La scomparsa di questo gigante del jazz (e della musica americana tutta) ci rende tristi ed amareggiati. Si affastellano sensazioni, ricordi di concerti fantastici, e girano dischi memorabili che ameremo per sempre. Ci affidiamo oggi al ricordo che ne ha dato poche ore fa il New York Times, troveremo il modo di onorare il lascito di Haden attraverso riproposizioni, riletture, analisi ecc. Oggi l'intero mondo del jazz ti piange. So Long, Charlie Haden.

 We're here to bring beauty to the world and make a difference in this planet.
That's what art forms are about."
 
Charlie Haden (1937-2014)

"Charlie Haden, uno dei più influenti bassisti nella storia del jazz, è morto ieri a Los Angeles. Aveva 76 anni. La sua morte è stata confermata dalla moglie Ruth Cameron. Negli ultimi anni era alle prese con gli effetti degenerativi della sindrome postpolio, contratta in gioventù. Haden aveva un suono profondo ed un tono caldo e dolcemente risonante. Il suo approccio all'armonia era profondamente intuitivo e, a volte, ingannevolmente semplice, ma sempre con una solida relazione con gli accordi del pezzo.
Grazie alla sua calma, al suo immutevole aplomb ritmico, riusciva ad adattarsi in contesti che variavano dal ruvido e intrepido al satinato e raffinato. Le sue due più celebri band, la Liberation Music Orchestra e il Quartet West, coprivano abilmente questa distesa stilistica. 
La sua carriera ha attraversato sette decenni, con solo qualche momento di oscurità. Non aveva ancora 20 anni nel 1959 quando, come membro del Ornette Coleman Quartet, contribuì a scatenare una perturbazione sismica nel jazz. Coleman stava sviluppando uno sfrontato approccio politonale all'improvvisazione - che sarebbe diventato conosciuto come free jazz - e la sua band, che non aveva alcuno strumento accordale, usava Haden come ancora e perno. Il lamento del sax di Coleman, spesso intrecciato con quello del trombettista Don Cherry, attirò una grande attenzione, ma il playing di Haden era altrettanto determinante, per il suo senso di infallibile giustezza a fronte di un apparente putiferio. 
Oltre a Coleman, con cui continuò a suonare in modo intermittente negli anni '60 e '70 (e più tardi, in reunion occasionali), Haden ha lavorato con molte delle figure principali dell'emergente jazz d'avanguardia. Per un decennio a partire dal 1967, fu membro di un quartetto guidato dal celebre pianista Keith Jarrett, con Dewey Redman al sax e Paul Motian alla batteria. 
La Liberation Music Orchestra, che pubblicò il suo album di debutto nel 1969, fu l'espressione dei suoi ideali politici di sinistra. La band, con composizioni e arrangiamenti della pianista Carla Bley, mescolava l'avanguardia con l'immediatezza delle canzoni popolari latino-americane. Haden pubblicò ognuno dei quattro album in studio della band durante le amministrazioni repubblicane; il più recente, nel 2005, s'intitolò "Not in Our Name", una risposta alla guerra in Iraq.
Haden, che amava dire di essere guidato dalla preoccupazione per "la lotta dei poveri", non limitava certo le sue opinioni politiche alla Liberation Music Orchestra. Mentre suonava in un festival con Coleman a Lisbona, nel 1971, dedicò il suo "Song for Che" ai movimenti di liberazione neri del Mozambico ed Angola, e fu subito incarcerato. 
Charles Edward Haden è nato a Shenandoah, Iowa, il 6 agosto 1937, in una nidiata di musicisti chiamati Haden Family. Famosa nel circuito country del Midwest negli anni '30 e '40, la Haden Family aveva un programma radiofonico, in cui Charlie faceva frequenti apparizioni come Cowboy Charlie. 
I suoi figli sono anche musicisti realizzati: suo figlio, Josh Haden, è un cantautore, e le sue tre gemelle, Petra, Rachel e Tanya Haden, lavorano come Triplets Haden. (Nel 2008 Haden pubblicò un album, "Rambling Boy", accreditato alla Haden Family, con i suoi figli e una sfilza di ospiti in stile roots.) 
Per un po', dopo aver iniziato a suonare il basso, Haden suonò solo musica country, in particolare come "house bassist" in Ozark Jubilee, uno show televisivo di varietà, trasmesso da Springfield. Smise di cantare a 15 anni quando contrasse la poliomielite bulbare, che interessò i nervi di faccia e gola, minacciando anche la sua capacità di parlare. 
Una notte ad Omaha vide un concerto della serie Jazz at the Philharmonic che presentava Charlie Parker, l'eroe pioniere del bebop. "Fu solo musica country per me finché non ho sentito Bird nel 1951", ha detto in un'intervista nel 2008. Si trasferì a Los Angeles, dove si unì con i pianisti Hampton Hawes e Paul Bley ed il sassofonista Art Pepper prima di incontrare Coleman. 
"La gente mi chiede come sono potuto passare dal country al jazz", ha dichiarato Haden. "Fu una convergenza naturale per me." Il suo orecchio sensibile, fortemente levigato in tutta un'infanzia di armonizzazione vocale, si adattava perfettamente alle esigenze della musica di Coleman. "Lonely Woman", il loro brano più conosciuto, è essenzialmente una melodia di basso che scorre sotto il lamentoso tema principale. E in "Ramblin', un altro dei primi classici di Coleman, Haden conclude un assolo di basso con una citazione di "Old Joe Clark", classico pezzo del Sud. 
Pur con tutte le sue affinità con l'avanguardia, Haden per tutta la vita fu un sostenitore della melodia, ed ha perseguito questo interesse, con risultati spesso impeccabili. il Quartet West, una band di lunga durata che presentava il sassofonista Ernie Watts, il pianista Alan Broadbent ed il batterista Larence Marable, applicò un tocco brunito al vecchio repertorio di Hollywood; il suo suono era lussureggiante, romantico e sfacciatamente colorato di nostalgia. 
Haden ha anche registrato album con gli archi, tra cui "American Dreams" (2002), e album di duetti con partner ricchi di sensibilità, in particolare con i pianisti Hank Jones e Kenny Barron ed il chitarrista Pat Metheny. L'album in duo con Metheny, "Beyond the Missouri Sky", gli fece vincere il suo primo Grammy Award nel 1997. Gli altri due arrivarono con gli album di standard latinoamericani rielaborati, "Nocturne" e "Land of the Sun", che presentavano il pianista cubano Gonzalo Rubalcaba
Haden, che ha fondato il programma CalArts Jazz nel 1982 con il quale ha insegnato a generazioni di musicisti, fu riconosciuto come National Endowment for the Arts Jazz Master nel 2012. Ha ricevuto una premio alla carriera ai Grammy Awards dello scorso anno, anche se la sua salute gli impedì di partecipare alla cerimonia. 
La sua pubblicazione più recente è "Last Dance", registrata con Keith Jarrett nel 2007 e pubblicata il mese scorso. Almeno un album postumo è già stato programmato: una registrazione di un concerto realizzato nel 1990 con il chitarrista Jim Hall, che è morto lo scorso anno. 
Al centro della ricerca artistica di Haden, anche di quella che ha tratto ispirazione da fonti molto lontane, c'era la convinzione in un'espressione tipicamente americana. "Il bello è che questa musica viene dalla terra della nazione", ha detto. "La vecchia musica hillbilly, insieme con gospel e spiritual e blues e il jazz."

(Tradotto liberamente da un articolo di Nate Chinen - New York Times)

 

Commenti   

#8 giorgio friuli 2014-07-14 22:26
Always Say Goodbye. RIP Charlie Haden
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#7 Bryterlayter335 2014-07-14 13:27
https://www.youtube.com/watch?v=5OBUzawkS98
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#6 Bryterlayter335 2014-07-13 19:26
Il più bel trio che il cielo abbia mai accolto
Jim Hall / Charlie Haden / Paul Motian
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#5 Renato Sbn 2014-07-13 02:02
la sua musica vivrà per sempre, CIAO GRANDE CHARLIE HADEN
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#4 Ernesto redazione 2014-07-12 17:08
:cry:
non posso dire come Alberto che se ne va un pezzo della mia giovinezza, ma certo se ne va un pezzo di storia del jazz

non se ne andrà mai dalla mia memoria, invece, l'eleganza e la mostruosa tecnica di un uomo come Charlie

tanti hanno suonato il jazz, lui e' uno dei pochi che lo ha cambiato; basta ascoltare la Liberation per capire quanto jazz di oggi deve qualcosa a questo gigante
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#3 riccardo 2014-07-12 11:18
dopo Mingus, uno dei bassisti che con la sua cavata inconfondibile da sempre mi prendeva di più sul piano emotivo, Certamente uno dei più importanti. La sua presenza nei gruppi e progetti altrui non passava mai inosservata. Per esempio il suo solo di basso su £The Coast of Living" con l'assai ingiustamente sottostimato Michael Brecker, altro sfortunatissimo jazzista. E anche i suoi progetti da leader come la Liberation o il Quartet West hanno lasciato un loro segno
Aveva vari problemi di salute da tanto tempo, mi ricordo un concerto a Bergamo Jazz con Q.W. attorniato da pannelli acustici o cose del genere per il suo problema col ronzio alle orecchie, ma non ha abbandonato la musica sin quasi alla fine. Un grande.
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#2 Alberto Arienti 2014-07-12 10:53
un altro pezzo della mia giovinezza che se ne va...
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#1 enrico turic 2014-07-12 10:11
l'ho conosciuto solo di recente per il tramite di alcuni lavori fatti con Pat Metheny e da quando ho cominciato ad ascoltare i lavori di Coleman da shape of jazz to come...mi è entrato dentro in maniera semplice naturale sin dalle prime note...mi sarebbe piaciuto ascoltarlo dal vivo...continue rò ad ascoltarlo nella sua musica.
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