Stampa

Bologna, lacrime bop e una Stella per Tamburo

Scritto da Carmelo Sardo on . Postato in Articoli

In queste ore di fine estate la Bologna del jazz ha riconfermato la sua storica vocazione con una serie di iniziative, in primo luogo ricordando uno dei suoi figli più amati. Ovvero Marco Tamburini, il trombettista, cesenate di nascita ma bolognese di adozione, scomparso lo scorso 29 maggio in un tragico incidente stradale alla vigilia del suo 56esimo compleanno.


Marco Tamburini"Ma io amavo Bologna, dove il Bebop era di casa", così scrive Franco Mondini nel suo libro di memorie ''Sulla Strada con Chet Baker e tutti gli altri'' (Lindau, 2003) riferendosi agli anni ruggenti della sua carriera a cavallo tra gli anni Cinquanta e Sessanta. Una carriera che passa anche da quei giorni di ottobre (17-18) del 1960, quando al Teatro Duse di Bologna andò in scena la terza edizione del ''Festival Internazionale del Jazz'' e nel suo reportage per ''Musica Jazz'' Alberto Alberti scriveva di un giovane Amedeo Tommasi ''sorretto in modo brillante dal solido sostegno ritmico del bassista lucchese Giovanni Tommaso e dal batterista torinese Franco Mondini''.
E in queste ore di fine estate la Bologna del jazz ha riconfermato questa sua storica vocazione con una serie di iniziative, in primo luogo ricordando uno dei suoi figli più amati. Ovvero Marco Tamburini, il trombettista cesenate di nascita ma bolognese di adozione scomparso lo scorso 29 maggio in un tragico incidente stradale alla vigilia del suo 56esimo compleanno.
Con il senso di sgomento che fin dalla tarda serata del 29 prendeva la forma di un tam-tam frenetico che vedeva coinvolti gli affetti, colleghi ed estimatori dello sfortunato musicista, cominciava spontaneamente questa lunga marcia ''in ricordo'' articolatasi nel corso dell'estate in svariati tributi alla memoria e alla musica di ''Tamburo'', come sovente era chiamato da chi gli era più vicino.
Una marcia-ricordo che senz'altro proseguirà anche oltre questa significativa tappa di sabato 19 settembre, da segnare sul calendario del jazz italiano come il giorno in cui la ''stella'' di Marco Tamburini, a questo giro con quelle di Dizzy Gillespie e Sarah Vaughan, è stata scoperta nel contesto delle celebrazioni de ''La Strada del Jazz'' in questo pezzo di centro storico del capoluogo emiliano già lastricato dalle stelle di Ella Fitzgerald, Miles Davis, Duke Ellington, Thelonious Monk, Lucio Dalla ed Henghel Gualdi.
Nata quattro anni fa nel segno di un uomo chiave per la storia del jazz a Bologna come lo fu il già citato Alberto Alberti, con la prima stella dedicata ad un altro figlio adottivo della città come Chet Baker e con un cerimoniere d'eccezione la cui passione per il jazz è notoria come Pupi Avati, ''La Strada del Jazz'' è diventato l'appuntamento fisso che di fatto alza il sipario sulla stagione autunnale del jazz in città.

Nel nome di Tamburini
Non sono ancora le 11 (l'inizio della cerimonia è previsto e si confermerà per le 12), qualche curioso si ferma, domanda, e in men che non si dica questo angolo tra via Caprarie e via Calzolerie comincia a brulicare di gente. Un'occasione anche per dimostrare affetto e vicinanza alla famiglia di Tamburini, alla moglie e alle due figlie, con l'assessore Matteo Lepore incaricato di consegnare loro una targa-ricordo, e ai genitori.
Quella bolognese è stata una mattinata in bilico tra una commozione composta e la leggerezza di sentire comunque la presenza del trombettista anche attraverso la sua musica; musica che ha fatto da sfondo (con una sua versione di ''Joy Spring'' di Clifford Brown) alla ''passerella'' che tra due ali di folla ha accompagnato i familiari e Paolo Fresu fino al punto dove sarebbe stato alzato il panno rosso che copriva la stella, dalle cui parti campeggiava anche una bella foto di un gioviale Tamburini.
Con un paio di considerazioni a noi concesse – ribadite al pubblico più o meno le stesse una volta iniziate le celebrazioni -, il trombettista sardo ha evidenziato il senso di festa che avrebbe animato questa giornata ma anche la tristezza di non avere Tamburini più tra noi; così come ha sottolineato il valore del lascito del Tamburini musicista e didatta per poi lasciarsi andare ad un pensiero più intimo, ovvero il forte desiderio di stare per qualche minuto da solo con lui all'indomani del fatto.
Fresu, la cui presenza in onore del suo amico ancor prima che collega è stata fortemente voluta dagli organizzatori nonché da egli stesso, con il suo ''Un assolo per Marco'' alternandosi tra tromba e flicorno ha dato vita ad un caleidoscopio di forti sensazioni, mai strazianti, ma nostalgicamente placide, figurate in un fraseggio ora etereo ora carico di felpato swing.
In conclusione, Bologna ha risposto sentitamente, il jazz italiano non è stato da meno, e questo non è che l'inizio di quella ''marcia'' della quale parlavamo prima in ricordo di una persona ben voluta e di un ottimo musicista come è stato Marco Tamburini.


 

Aggiungi commento


Codice di sicurezza
Aggiorna