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L'ampia visione musicale di Rudy Royston

Scritto da Elfio Nicolosi on . Postato in Articoli

C'è un batterista che, dopo tanti anni di gavetta come uno dei sideman più richiesti in alcuni dei gruppi più interessanti in circolazione, come il trio di JD Allen, Ben Allison Band, Jenny Scheinman Quartet, Bill Frisell Trio e ultimo, ma forse il più importante, il Dave Douglas Quintet, decide infine a 43 anni di pubblicare il suo primo album da solista.

Ed è proprio grazie a Dave Douglas ed alla sua etichetta Greenleaf, che Rudy Royston debutta con il suo "303" (il codice postale di Denver, città dove il batterista è cresciuto), un album davvero pregevole che, oltre a mettere in mostra le sue risapute doti di batterista, lo vede anche come notevole bandleader di una eccellente formazione che presenta alcuni dei più brillanti giovani musicisti della scena di New York come il chitarrista Nir Felder, il pianista Sam Harris, il sassofonista Jon Irabagon, la trombettista Nadja Noordhuis e il tandem di due bassi, Mimi Jones e Yasushi Nakamura, ed anche come ispirato compositore.
Come narra la sua biografia, Royston è nato a Ft. Worth in Texas, prima di trasferirsi a Denver in Colorado, dove sin da bambino iniziò a suonare la batteria e le percussioni suonando in chiesa insieme ai fratelli. Minore di cinque fratelli, Royston deve molto del suo interesse per la musica alla famiglia. I fratelli maggiori di Rudy erano avidi ascoltatori di tutti i generi di musica, sua madre fu un supporto costante, mentre il padre, supervisore per il trasporto per una società che realizzava strumenti a percussione per i bambini, riempiva la casa di quelli leggermente danneggiati. Rudy crebbe quindi circondato da bongos, bacchette ritmiche e xilofoni, glockenspiel, batterie e molti altri strumenti a percussione. In quarta elementare, con il sostegno incessante della madre, Rudy iniziò a studiare musica in maniera formale, cominciando dagli studi di lettura e scrittura musicale e proseguendo durante la scuola media e superiore, ricevendo a volte un insegnamento anche alla viola ed al sax tenore.
Mentre era al secondo anno di liceo, Rudy frequentò, grazie ad un borsa di studio, il Telluride Jazz Camp, dove per la prima volta studiò batteria jazz, con Duffy Jackson e Ed Soph. Fu allora che capì che avrebbe perseguito una carriera nella musica per il resto della sua vita. Iniziò a studiare repertorio classico e jazz, così come "marching percussion", suonando nelle principali formazioni delle scuole superiori a livello statale. Successivamente Rudy si laureò con lode presso l'Università di Denver, dove ricevette un Bachelor of Arts in Musica e Poesia.
Mentre era all'università, Rudy conobbe quello che considera il suo più grande maestro e mentore di musica; il trombettista Ron Miles, con cui realizzò due album "My Cruel Heart" del 1996 e "Woman’s Day" del 1997, il secondo con il chitarrista Bill Frisell, della cui band Miles faceva parte.
Diventato una figura importante nella scena musicale di Denver, Rudy suonò con alcuni dei migliori artisti del Colorado come Fred Fuller, Dale Bruning, Laura Newman, Fred Hess, Dotsero, Leslie Drayton, Joe Keel, Nelson Rangell ed appunto Bill Frisell, con cui continua a suonare ancora oggi.
Dopo la laurea Rudy, oltre che a suonare, insegnò musica per 10 anni nelle scuole pubbliche, prima di trasferirsi a New York nel 2006 per proseguire gli studi universitari in musica alla Rutgers University, studiando percussioni jazz con il grande Victor Lewis.
I primi anni come musicista a New York furono però molto difficili; Rudy non era molto richiesto, veniva ingaggiato solo per fugaci jam-session, ma quando si era quasi convinto di aver fatto un errore e stava per decidersi a tornare a Denver, arrivò l'ingaggio che avrebbe cambiato definitivamente la sua carriera; fu infatti chiamato a far parte del trio del sassofonista J.D. Allen.
Royston ricevette grandi lodi per il suo drumming temerario in quel trio elettrizzante (con cui registrò l'eccellente album "I Am I Am" del 2008), e grazie a queste lodi iniziò a farsi un nome ed un seguito nella competitiva scena newyorkese. Quel seguito crebbe a dismisura, ed a livello internazionale, grazie alla sua partecipazione al tour mondiale del Beautiful Dreamers trio di Bill Frisell con il violista Eyvind Kang. Suonare in quel contesto quasi cameristico consentì a Royston di esplorare il lato più intimo della sua sensibilità musicale.
Oltre a questi, Rudy ha suonato con molti dei musicisti più in vista della scena neworkese come Javon Jackson, Les McCann, David Gilmore, Ben Allison, Jason Moran, Sean Jones, Jeremy Pelt, Greg Osby, Jennifer Holiday, Tia Fuller, Ravi Coltrane, Ralph Bowen, Bruce Barth, George Colligan, Don Byron, Stanley Cowell, Tom Harrell, John Ellis, e The Mingus Big Band, mettendo in mostra un eccletismo che lo porta a svariare in numerosi generi musicali ed in differenti contesti.
Attualmente Royston è in tour, sempre con Frisell, nel Big Sur Quintet (composto dal Beautiful Dreamers trio con l'aggiunta del violoncellista Hank Roberts e della violinista Jenny Scheinman) ed è sopratutto componente del Dave Douglas Quintet con cui ha registrato gli ultimi due strepitosi album "Be Still" e "Time Travel".
Su "303", Royston presenta una raccolta composta prevalentemente da solidi pezzi originali, con stili molto differenti che devono molto alle band con le quali ha collaborato nel corso della sua carriera, ed in particolare alla musica di Ron Miles e Dave Douglas.
Tra i pezzi originali ci sono due preghiere molto evocative come "Prayer (for the People)" e "Prayer (for the Earth)"; due pezzi dedicati alla sua famiglia, la delicata ninna-nanna dedicata alla figlia "Goodnight Kinyah" con magnifici assoli del sassofonista Irabagon (anch'esso componente del Dave Douglas Quintet) e della sorprendente trombettista Nadja Noordhuis, e la più ostica "Play On Words" dedicata al figlio, che invece mette in mostra le strabilianti capacità del chitarrista Nir Felder, un altro giovane artista la cui carriera musicale è in tumultuosa ascesa.
Ed ancora "Miles To Go" dedicata appunto al suo mentore, oppure il pezzo d'apertura “Mimi Sunrise” ricco d'atmosfera, creata sopratutto dalla chitarra, che riporta alla mente il magico quartetto di Bill Frisell con Ron Miles; mentre più "douglasiane" sono la title-track e "Bownze".
Infine meritano una citazione le due cover presenti nell'album, "High and Dry" dei Radiohead (una band ormai saccheggiata dagli artisti jazz), uno dei rari casi nel quale Royston mette in evidenza il suo poderoso drumming, in un contesto in cui invece riesce a mantenersi sempre molto misurato ed a lasciare ampio spazio ai suo colleghi, ed infine una versione molto teatrale di "Ave Verum Corpus" di Mozart.
Il risultato è una raccolta di pezzi molto ben assemblata ed eseguita che, a mio modesto parere, si propone di diventare uno dei più interessanti album di debutto dell'anno, e non solo.
"La musica su 303 ha una visione completa", afferma Dave Douglas. "E' davvero Rudy dalla prima all'ultima nota. E' un vero piacere ascoltare i pensieri musicali interiori di questo grande batterista. Non vedo l'ora di sentire questa musica su un palco e vedere Rudy decollare come leader."

 

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