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Whiplash (di jazzmen, allievi e roventi dibattiti)

Scritto da Redazione on . Postato in Articoli

E' capitato raramente che un film come Whiplash di Damien Chazelle, suscitasse una così ampia ridda di discussioni all'interno delle comunità jazz di tutto il mondo. Con vivo piacere pubblichiamo le righe con cui il celebre sassofonista Roberto Ottaviano ha voluto inquadrare la questione, traducendo il pensiero apparso sulla pagina Fb del grande Dave Liebman.


WhiplashE' capitato raramente che un film, peraltro pluripremiato, come Whiplash di Damien Chazelle, suscitasse una così ampia ridda di discussioni, prese di distanza, feroci stroncature, puntualizzazioni varie all'interno delle comunità jazz di tutto il mondo. Con vivo piacere pubblichiamo le righe con cui il celebre sassofonista Roberto Ottaviano ha voluto inquadrare la questione, ovvero traducendo il pensiero apparso sulla pagina Fb del grande Dave Liebman.
Il dibattito acceso che rimbalza dai Social sposta la questione dal film in se' a pratiche e dinamiche che necessitano approfondimenti; siamo ovviamente aperti alle riflessioni di ognuno attorno ad un tema che sembra toccare nel vivo protagonisti importanti del jazz italiano e mondiale.

Voglio condividere con voi il post di una delle personalità più illuminanti del nostro tempo, Dave Liebman, grande musicista ed educatore, che ho tradotto al volo per i pigri e per coloro i quali non hanno dimestichezza con l'inglese. Spero che i suoi spunti di riflessione possano essere utili a tutti. (Roberto Ottaviano)

Didattica Jazz - Commenti su "Whiplash". di Dave Liebman

Nel 2014 il film intitolato "Whiplash" riceve un sacco di attenzione da parte della comunità jazz. Fondamentalmente la storia tratta di un giovane batterista che idolatra Buddy Rich e che viene coinvolto da quello che si può, eufemisticamente, definire un insegnante "esigente" che cerca di frustarlo per tenerlo in forma. (Tra l'altro l'attore che interpreta l'insegnante ha ottenuto un Oscar per un ruolo di sostegno e devo dire che ha fatto un ottimo lavoro.)
Il concetto di fondo è che, per i non-musicisti e soprattutto per le persone che non sono affatto educate al jazz, il film è comico ed ancora una volta non rappresentativo di ciò che facciamo nella formazione specifica, o in qualsiasi formazione per questa materia, in più Hollywood fa a pezzi la realtà e la mescola con la finzione come accaduto in pellicole celebri come "Bird" "Round Midnight" etc.
Il film è talmente ridicolo che ho pensato trattarsi di una satira, una parodia di una commedia, un po' come la si potrebbe vedere nel celebre show settimanale "Saturday Night Live". Ma ecco alcuni spunti sui rapporti insegnante / studente che vorrei introdurre, in particolare nella nostra area di competenza.
Ho sempre sostenuto che la priorità assoluta per un insegnante è quella di concentrarsi su "imparare a imparare".
Con questo voglio dire che quando uno studente riceve informazioni, è stato anche guidato verso il modo di lasciare l'aula e rafforzare, o nel nostro caso "praticare" le informazioni, con l'eventuale leader essendo assorbimento totale e, si spera, con il tempo, la personalizzazione. Il mio mantra in questo senso è: "Se sai come imparare, sei a posto per il resto della tua vita", non importa quale area di lavoro si persegue.
Se un insegnante non offre questa informazione, l'istruzione è stata incompleta. Soprattutto quando si insegna una forma d'arte in cui l’informazione non è per la maggior parte di facile apprendimento rispetto al diritto, storia, ingegneria , informatica, ecc, questo aspetto di insegnare il come rafforzare nuovo materiale e renderlo utile è ancora più importante.
Quando ho iniziato a insegnare negli anni '70 (grazie a Jamey Aebersold che m'invitò a tenere un workshop), il mio mantra educativo riguardante il jazz era che "non si può insegnare." I nostri riferimenti anziani , grandi musicisti non condividevano facilmente informazioni (con alcune eccezioni ......Dizzy Gillespie per esempio), per reticenza, per abilità non verbali o semplicemente per tenere le cose segrete (ma questa è un'altra discussione).
D'altra parte facevano delle sessioni di ‘lavoro notturno’ per l’apprendimento di quanto stavano creando. Ma quando ho incontrato il grande Freddie Hubbard per fare con lui una masterclass in un piccolo college nella mia città natale in Pennsylvania capii che l'educazione per il jazz era arrivata.
Una forma d'arte può essere insegnata? La creatività può essere insegnata? Uno "ce l'ha o no?"
La mia tesi è che gli strumenti possono essere insegnati insieme, come sopra descritto, ai mezzi necessari per rafforzare l'informazione.
Inoltre, e soprattutto nell'insegnamento di una forma d'arte, c'è la gioia di condividere la curiosità.
Cos'è che rende questa musica o qualsiasi forma di sound art quello che appare? Non importa se si tratta di pittura, teatro, danza, ecc, il fattore curiosità deve essere sempre presente.
Il mio primo commento, quando a quindici anni ho visto Coltrane dal vivo al Birdland, fu: "Come può essere lo stesso strumento che ho a casa sotto il mio letto a Brooklyn? Come si può fare tutto ciò su quello stesso strumento? Come sviluppare tutto il lavoro e cosa si può fare per ottenere tali informazioni e raggiungere tali risultati?.
Ecco, esattamente qui è dove l'aspetto ispiratore della pedagogia si rivela essenziale.
Se fatto correttamente, noi, come insegnanti dovremmo seguire qualcosa di simile a questo schema:
Paradigma:
-Presentazione della Informazioni (Responsabilità Docente)
-Mezzi per rafforzare / Apprendimento / Pratica Informazioni (Responsabilità Docente)
-Awakening Curiosità, che ispira la sete di comprendere il materiale (insegnante / studente)
-Assorbimento e Personalizzazione del Materiale (Studente).

La fase successiva è il "mentoring" (relazione formale-informale) certo un altro aspetto del processo pedagogico...


 

Commenti   

#6 Alberto Arienti 2015-03-29 22:45
Full Metal Jazz
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#5 fabio c. 2015-03-25 14:53
copio da un blog cinematografico (i 400calci) parte di una recensione che mi trova sostanzailmente d'accordo:

" Bollani e altri veri jazzisti moderni ci hanno tenuto a spiegare per filo e per segno che non è vero che gli insegnanti sono così e che nelle scuole di jazz non si insegna l’esercizio fisico o il dolore ma si fomenta la creatività. Grande scoperta. Ora attendo che qualcuno mi spieghi che non è vero che i pugili si allenano prendendo a cazzotti i quarti di bue congelati. Pretendere plausibilità da un film sui massimi sistemi, sulle scelte di vita, la dedizione ai propri obiettivi, la serietà nel perseguirli e la follia che serve per raggiungerli sarebbe come farsi fare un ritratto da Picasso e lamentarsi che non è venuto somigliante, come obiettare che le ginocchiate di Tony Jaa non funzionerebbero in una rissa reale.
Quello di J.K. Simmons non è un personaggio plausibile perchè non è un essere umano, è il contrasto tra disperazione e salvezza, tra disprezzo per una vita di mediocrità e terrore di non essere migliore. È ciò che sta tra un corpo come tutti gli altri, con i suoi limiti e uno spirito indomito che deve superarlo, è un contrasto violento che ti tira i piatti addosso, riduce in lacrime, se ne fotte di te, ti incula quando può e nel momento decisivo ti sta addosso per complicare le cose."
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#4 elfionic 2015-03-25 14:02
.....piano con i paragoni, il solo rapportarlo con il capolavoro di Kubrick sarebbe una grande nota di merito.
Per quanto riguarda il deja-vu, pagherei per un film che non ricalchi qualcosa del passato. Non vedo perché accanirsi con questo.
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#3 fabio 2015-03-25 13:39
se al posto delle bacchette avesse avuto in mano un m16 sarebbe stato full metal jacket. già visto... fabio
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#2 elfionic 2015-03-25 11:28
Non vorrei contraddire il grande Liebman, ma mi sembra che il rapporto insegnante / studente qui non c'entri niente. Qui non si tratta di una scuola, ma di un'orchestra che deve partecipare ad un prestigioso concorso. Onestamente non mi sembra improbabile, in quel contesto, un atteggiamento del genere da parte del direttore d'orchestra (tra l'altro, ho letto in una intervista del regista, che la storia si basi su un fatto realmente accaduto). Naturalmente ci sono degli eccessi, ma qui si tratta di cinema, che ha bisogno di determinate drammatizzazion i, non possiamo pensare che ci si limiti a fare un documentario. Poi ci lamentiamo sempre che il jazz non venga mai considerato, per poi essere pronti a criticare, anche quando se parla in maniera tutto sommato deferente (senza contare la bella scelta dei pezzi). Ma forse è proprio per questo che non se parla mai, perchè ci sono critici che stanno sempre a spaccare il capello......
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#1 Franco Jazz 2015-03-25 10:30
NO, il dibattito NOoo :lol: comunque è un bel film!
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