Stampa

Critica e recensioni

Scritto da Franco Riccardi on . Postato in Articoli

A mio avviso è importante distinguere tra ‘critica’, disamina sempre ‘militante’ e di ampio respiro, da ‘recensione’, che viceversa è un servizio al pubblico, un orientamento informativo. La critica è sempre eguale a sé stessa perché tende coerentemente a costruire un canone ed a selezionare opere ed autori che vi rispondano (se non addirittura ad orientarli in tal senso). Nel suo ambito la c.d. ‘stroncatura’ ha un senso nel delimitare il campo di ciò che è ritenuto esteticamente valido ed inserito in una condivisa linea evolutiva...


A mio avviso è importante distinguere tra ‘critica’, disamina sempre ‘militante’ e di ampio respiro, da ‘recensione’, che viceversa è un servizio al pubblico, un orientamento informativo.
La critica è sempre eguale a sé stessa perché tende coerentemente a costruire un canone ed a selezionare opere ed autori che vi rispondano (se non addirittura ad orientarli in tal senso). Nel suo ambito la c.d. ‘stroncatura’ ha un senso nel delimitare il campo di ciò che è ritenuto esteticamente valido ed inserito in una condivisa linea evolutiva.
La recensione serve invece ad informare, quindi a segnalare l’inatteso, il nuovo. Considerata la caotica ed indistinta offerta che ci troviamo davanti, la sua funzione è essenziale: un setaccio che consenta di estrarre dal gran fiume della routine e della convenzione qualcosa che faccia eccezione, anche se non immediatamente riferibile ad un orientamento definito e consolidato. In questa prospettiva è di secondaria importanza la cosiddetta ‘recensione negativa’, già basta il silenzio a relegare nell’irrilevanza.
Spender tempo e risorse per commentare quest’ultima finisce per togliere spazio a ciò che positivamente ed effettualmente può rappresentare il modello realizzato di un orientamento estetico che ben difficilmente può emergere compiutamente da un saggio critico.
Ciò sempre nel presupposto che l’ “irrilevante” sia il 90% ed lo “stimolante” sia il restante 10%: per tacere del fatto che il 90% ha quasi sempre con sé un apparato di promozione ed amplificazione mediatica che ha ovvia convenienza a scommettere sul già sperimentato (meglio, sul ‘già venduto’).
A mio avviso ciò deve orientare soprattutto coloro che si occupano di musica senza avervi interessi professionali ed economici, per il solo desiderio di condivisione di esperienze. Ricordiamo che banalità e piattezza dei gusti largamente diffusi in fatto di musica dipendono spesso da pigra acquiescenza ad un’offerta diffusa e pervasiva che ha le stesse caratteristiche (ovviamente per interesse): con il giusto approccio nella proposta, in molti si può accendere la scintilla della curiosità per qualcosa di diverso.
Per concludere: ho letto con gusto – e condivido in larga parte – il “Flop Jazz” stilato da Riccardo Facchi, ma va osservato che in un mondo governato dalla pubblicità e dalla promozione vale l’inossidabile principio del “parlate di me, anche male, ma parlate di me”.
Per quanto mi concerne, a suo tempo mi sono cucito un bel sacco che ho chiamato “Arcadia”, in cui mi limito a infilare lo scontato, il futile, il pretenzioso, mercanzia che disgraziatamente abbonda sulla nostra scena jazzistica: la mia piccola vetrina la riservo solo a quanto è stato capace di emozionarmi, anche a costo di far apparire un poco spoglia e misera la botteghina.
Del resto non fanno così anche le grandi griffes nei loro sontuosi templi, o no? ;-)

 

Aggiungi commento


Codice di sicurezza
Aggiorna