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Tdj Poll 2017

Scritto da Redazione on . Postato in Articoli

Questo 2017 jazzistico ha, come di consueto, offerto decine di spunti in ogni direzione e nonostante si sia acuita in modo forse definitivo la desertificazione del paesaggio discografico, soprattutto a livello di vendite “reali” (qualcuno ricorda ancora il dlin-dlon del registratore di cassa e voi stessi che allungate svalutate banconote per...oh gesù, comprare della musica! pagandola, di fatto?!) si è comunque miracolosamente riusciti a saturare ogni ambito con uscite spesso destinate più che altro a dare flebili segni di esistenza in vita degli artisti intestatari...


Questo 2017 jazzistico ha, come di consueto, offerto decine di spunti in ogni direzione e nonostante si sia acuita in modo forse definitivo la desertificazione del paesaggio discografico, soprattutto a livello di vendite “reali” (qualcuno ricorda ancora il dlin-dlon del registratore di cassa e voi stessi che allungate svalutate banconote per...oh gesù, comprare della musica! pagandola, di fatto?!) si è comunque miracolosamente riusciti a saturare ogni ambito con uscite spesso destinate più che altro a dare flebili segni di esistenza in vita degli artisti intestatari, condivise sui benemeriti “Socials” tra like acritici, osanna al genio di turno senza premere manco play, tablet, pane e cipolle, e buonanotte ai suonatori.
Ciò detto, è stata davvero dura condensare in pochi titoli i “migliori” dell’anno, per ogni redattore di Tracce. Nello stilare il nostro ormai “quasi classico” Grigliatone, ognuno ha voluto sottolineare le modalità che hanno portato a certe scelte, fermo restando che nessuno di noi ha avuto il tempo e la grazia di poter ascoltare come si deve l’intero maeltstrom delle uscite fisiche e digitali, anche di jazzisti validissimi...
Gli auguri di quest’anno della nostra atipica Redazione vanno soprattutto al “nostro” Ernesto Scurati, colonna storica del portale e grande amico del Jazz italiano, una voce che ci è mancata non poco in questo complicato 2017, ma che poco a poco sta risolvendo i suoi problemi di salute, corroborato da dosi massicce di jazz e anche dall’affetto dei nostri amici lettori, sempre in continua, anche se silente, crescita. In attesa di vederlo rientrare quanto prima nei nostri ranghi ecco le insindacabili scelte di TdJ sulla produzione jazzistica 2017.

FRANCO RICCARDI
Non è retorica, dal punto di vista creativo è stato un anno pieno ed intenso, con buona pace dei necrofori de “il jazz è morto” (poverini, c'è anche da capirli, impegnati come sono a rianimare mummificate divinità del botteghino di qualche decennio fa ed a curare le incubatrici artificiali dei vari Zero Factor).
La galassia del jazz non perde spinta espansiva, che ora tende a coagularsi in costellazioni più distinte e visibili di alcuni anni fa. Ad esempio, il rapporto con le punte più avanzate e consapevoli dei mondi hip-hop e rap sta diventando meno estrinseco e d’occasione, alcuni giovani jazzisti stanno assimilando e rielaborando creativamente molti dei migliori spunti di queste esperienze; lo stesso si può dire per quanto riguarda l’utilizzo della strumentazione elettronica della più varia natura, che ormai ha cessato di essere un mero magazzino di ‘effetti speciali’ un po’ posticci ed estrinseci. Inoltre va notato che in tutti i quadranti di questo cielo affollato la qualità è uniformemente elevata.
Purtroppo non è facile percepire vitalità e fermenti a causa della confusione che regna nei canali di distribuzione di questa musica, la cui apparente pluralità e varietà induce spesso gli stessi musicisti a fare scelte sbagliate di diffusione dei loro lavori. Sotto questo profilo, e da utente intensivo ed attento, devo dire che sinora il potenziale dei servizi di streaming musicale è rimasto in larga misura inutilizzato e nei rari casi in cui qualche artista vi si è affidato per la pubblicazione di nuovo materiale ha collezionato risultati mediocri in termini di mera visibilità ed accessibilità (di quelli economici non mette nemmeno conto di parlare).
Per gli stessi motivi (ancora più incidenti sul campo di osservazione di un amatore dilettante come me), questa selezione non ha pretese esaustive, anche perché conto sul contributo degli altri colleghi per la copertura di altri settori della scena jazzistica che risulteranno un po’ in ombra nella mia scelta.
Qualche avvertenza sul criterio di formazione della mia lista. Innanzitutto è una selezione di ‘opere’: quindi esse riflettono uno specifico momento dell’attività del leader, che in seguito può addirittura essersi già superato con lavori che per vari motivi non possono esser considerati un questa sede (e di un caso particolarmente clamoroso parleremo a breve, vediamo se qualcuno indovina…), ma purtroppo si dà anche il caso inverso (per fortuna si tratta di semplici scivolate, imputabili alla eccessiva facilità ed abbondanza con cui oggi si registra). In secondo luogo, prego di prestare attenzione anche ai collettivi coinvolti, che quasi sempre comprendono musicisti che in altre circostanze avrebbero meritato segnalazione in proprio e la cui collaborazione ha spesso fatto segnare vistose evoluzioni anche a leaders già affermati (ed anche a questo proposito si noterà un esempio piuttosto evidente…). Ho voluto infine riservare due piccole nicchie, una delle quali è dedicata al jazz nostrano: qui il criterio è stato quello di dare visibilità a quei pochi che continuano ad avanzare “in direzione ostinata e contraria” ai margini di una scena saturata da ‘soliti noti’, molti dei quali ormai persi in quella stucchevole ‘Arcadia’ di cui ho già altrove parlato ed una piccola manciata di altri meritevoli, ma già beneficiati da ben più sostanziali riconoscimenti rispetto alla mia piccola lista. L’altra nicchia è quella delle edizioni storiche, specie se concernenti inediti totali: ma qui non c’è partita, come ben si sa….. Last but not least, l’ordine non riflette graduatoria di valori. Buon ascolto (spero).

1) Vijay Iyer Sextet – Far From Over - Ecm
2) J.D. Allen – Radio Flyer – Savant
3) Chicago/London Underground – A Night Walking Through Mirrors – Cuneiform
4) Nicole Mitchell – Mandorla Awakening II : Emerging Worlds – Fpe
5) Thumbscrew – Convallaria – Cuneiform
6) Roberto Ottaviano Quarktet – Sideralis – Dodicilune
7) Bill Evans Trio – Another Time: The Hilversum Concert - Resonance

FABIO CHIARINI
Come nelle scorse occasioni ho focalizzato l’attenzione sulle nuove incisioni che mi hanno convinto sotto ogni punto di vista. Mi rendo conto che, sebbene si passi dal solo al duo, trio, quartetto fino alla big band sia una lista piuttosto “piano-oriented”: Stanley Cowell, Billy Childs, Fred Hersch, Martial Solal e Dado Moroni sono la mia all-star pianistica del 2017 grazie ad incisioni splendide ed affatto diverse, che mi rendo conto di togliere dal lettore solo per mettere su quella dell’altro collega. La segnalazione dell’ultima magnifica fatica dello scomparso Abercrombie mi è parsa obbligata, il suo porgersi ed il suo magistero continueranno a brillare, così come tutta la nostra riconoscenza. Quanto alla JLCO di Wynton Marsalis il disco dedicato a John Lewis è superbo e quell’orchestra resta il miglior concentrato jazz del pianeta sia in termini assoluti che al metro quadro.
Forse, per il peso e l’importanza della proposta, avrei potuto tranquillamente mettere sette titoli della Resonance Records la cui riscoperta di tesori passati continua a portare a galla musica di livello eccelso, ma ho preferito mantenermi sulla linea della contemporaneità più marcata.

Ricapitolando, in rigoroso ordine sparso:

1) Stanley Cowell 4tet - No Illusions (Steeplechase)
2) Fred Hersch - Open Book (Palmetto)
3) John Abercrombie - Up And Coming (Ecm Records)
4) Martial Solal & Dave Liebman – Masters In Bordeaux (Sunnyside)
5) Billy Childs – Rebirth (Mack Avenue)
6) Jazz At Lincoln Center Orchestra – The Music Of John Lewis (Blue Engine)
7) Dado Moroni Trio – Kind Of Bill (Zenart Records)

ANDREA BARONI
Stilare l’elenco dei migliori dischi è operazione di anno in anno sempre più complessa, data la moltiplicazione delle offerte ed il parallelo decrescere del tempo a disposizione. Abbandonata, quindi, l’idea di riassumere in pochi titoli una significativa rappresentanza del panorama musicale attuale, e, tanto più, la pretesa di intravedere nuove direzioni, la lista diventa una sorta di diario degli ascolti personali, spesso condizionato da fattori del tutto casuali: cosa ho cercato, trovato, ricevuto per caso o su consiglio, navigando nel mare magnum della nostra musica. Un piccolo bignami annuale del continuo reportage di viaggio all’interno del jazz, che si muove fra la sua Storia, (quest’anno Monk, Montgomery, Roswell Rudd e Art Pepper), l’attualità (che solo a forza riesco a comprimere in sei titoli, trascurando Dado Moroni, Inside Jazz Quartet, Led Bib, Microscopic Septet, Nexus e molti altri), e si spinge al futuro, di cui sono sempre più curioso.
Il più bel viaggio che si possa fare senza muoversi da casa.

1) Chicago/London Underground – A Night Walking Through Mirrors
2) Vijay Iyer Sextet – Far From Over
3) Jaco Pastorius – Truth, Liberty And Soul
4) Filippo Vignato Quartet – Harvesting Minds
5) Giovanni Falzone Quintet – Pianeti Affini
6) Jamie Saft, Steve Swallow, Bobby Previte With Iggy Pop – Loneliness Road
7) Cuong Vu Quartet – Ballet (The Music Of Michael Gibbs)

ROBERTO DELL'AVA
Ci sono annate in cui è stato oggettivamente difficile elencare 5-10 album, non dico da consegnare alla storia ma almeno alla memoria. Questo 2017 al contrario è stato molto ricco sia di novità che di inediti ed elencarne solo sette è certamente riduttivo. Questi che indico sono quelli che ho ascoltato di più, ma potrei facilmente aggiungerne altrettanti di pari livello artistico. Come sempre ricordo a chi legge che qualsiasi Top Jazz è solamente un gioco per adulti con cuore di fanciullo, costruitevi da soli la vostra lista adoperando esclusivamente le vostre orecchie. Nessuno potrebbe fare di meglio!

1) Wadada Leo Smith - Naiwa (Tum Records)
2) Tim Berne's Snakeoil - Incidentals (E.C.M.)
3) Roscoe Mitchell - Bells For The South Side (E.C.M.)
4) Steve Coleman - Morphogenesis (Pi Recordings)
5) Vijay Iyer - Far From Over (E.C.M.)
6) Bill Evans - On A Monday Evening (Fantasy)
7) Jaco Pastorious - Truht Liberty And Soul (Resonance)

ELFIO NICOLOSI
Ed eccomi qui ancora quest'anno nel difficile tentivo di spiegare la scelta di alcuni degli album, usciti nell'anno che sta per terminare, che ho maggiormente apprezzato. Quest'anno ho voluto premiare Christian Scott aTunde Adjuah, grazie sopratutto alla sua strepitosa trilogia di album (Ruler Rebel, Diaspora, The Emancipation Procrastination) di cui "Diaspora" rappresenta il momento più elevato. Scott è a mio parere il prototipo di ciò che un artista jazz moderno dovrebbe essere, in grado di attrarre un pubblico anche giovanile, e quindi forse la miglior carta da giocare per garantire la sopravvivenza della nostra musica in futuro.
Nella mia annuale ricerca di personaggi giovani ed emergenti, quest'anno la mia scelta è caduta sulla 34enne trombettista chicagoana Jaimie Branch, che ha un pubblicato un sorprendente e scoppiettante album di debutto "Fly or Die" in grado di coniugare brillantemente be-bop ed avanguardia. Altre meritate segnalazioni vanno all'eccellente doppio live di Peter Bernstein, con una super formazione che include Brad Mehldau, Christian McBride e Gregory Hutchinson, o ancora all'album del trio di Jamie Saft, uno dei migliori esempi di album in "piano trio" usciti quest'anno, con un cameo di Iggy Pop, ed ancora di un paio di album realizzati da formazioni di "all stars" come "Hudson" che ha riunito musicisti ormai leggendari come Jack DeJohnette, Larry Grenadier, John Medeski, John Scofield e "Our Point of View" un altro bollente doppio live di una formazione di moderne stelle dell'etichetta Blue Note come Ambrose Akinmusire, Robert Glasper, Derrick Hodge, Lionel Loueke, Kendrick Scott e Marcus Strickland, con la partecipazione straordinaria di "vecchie stelle" come Wayne Shorter ed Herbie Hancock.
Infine vorrei segnalare con particolare affetto, un piccolo album di un misconosciuto sassofonista canadese, Cory Weeds (proprietario anche del Cellar Club di Vancouver), un omaggio in puro jazz alla musica dei mitici Earth Wind & Fire, che in definitiva è stato l'album che più mi ha divertito (e che ho anche ascoltato di più) in questa ottima annata di jazz.
Buon jazz a tutti!

1) Christian Scott aTunde Adjuah - Diaspora
2) Jaimie Branch - Fly or Die
3) Peter Bernstein - Signs Live!
4) Cory Weeds - Let's Groove: The Music of Earth Wind & Fire
5) Jamie Saft, Steve Swallow, Bobby Previte - Loneliness Road
6) DeJohnette, Grenadier, Medeski, Scofield - Hudson
7) Blue Note All-Stars - Our Point of View

 

Commenti   

#1 Walter 2017-12-30 08:45
Auguri a tutti e GRAZIE per questo sito, il migliore in Italia
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