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Gli ottanta anni di Down Beat: un check-up sul jazz del 2014

Scritto da Roberto Dell'Ava on . Postato in Editoriali

"Per celebrare l'anniversario degli 80 anni di vita di Down Beat noi vogliamo guardare al presente e al futuro, e non al passato. Cosi' noi siamo orgogliosi di presentare "The 80 Coolest Things in Jazz Today". Si tratta di una magnifica lista di 80 nomi di musicisti, luoghi, festival e quant'altro possa illustrare perchè oggi, nel 2014, il jazz è una forma d'arte cosi' vibrante. Gli ottanta nomi sono numerati ma, a parte i primi 10, senza un ordine di importanza. Noi speriamo che tutto questo generi dibattito e appassionate conversazioni sullo stato attuale della musica jazz."

Questo è l'incipt del numero di Down Beat che sarà in edicola nel mese di luglio, ed i primi 10 nomi appartengono ai maestri ancora viventi: Tony Bennett, Ornette Coleman, Roy Haynes, Dave Holland, Keith Jarrett, John McLaughlin, Sonny Rollins, Wayme Shorter e Phil Woods.
Poi è un succedersi di nomi, da giovani leoni (non posso citare tutti per ovvi motivi di spazio, ma, giusto per comprendere: Mary Halvorson, Gerard Clayton, Jason Adasewicz, Cecile McLorin Salvant.....) a vecchie glorie (Han Bennink, ICP, Peter Brotzmann, Enrico Rava).
Naturalmente non si tratta di un semplice elenco di nomi di musicisti, seppur con un adeguato spazio a commento, ma ci sono moltissime altre ghiottonerie sparse. Come ad esempio i migliori record store (Jazz Record Mart e Princetown Record Excange), i musicisti denominati The Gateway Artists (Connick, Glasper, Krall, Marsalis e Spalding), i migliori club (Bim Huis, Blue Whale, Green Mill, Ronnie Scott's, Preservation Hall, Village Vanguard), i più grandi festival (Moers, Montreal, Monterey, Newport, New York Winter, Victoriaville e Umbria Jazz), le migliori radio, i musicisti più sperimentali, coloro che hanno attraversato o attraversano difficoltà legate a motivi di salute, quelli che hanno intrapreso strade divergenti o di crossover, il produttore e l'etichetta predominante (Eicher, ECM, Blue Note), le grandi istituzioni del jazz (Jazz At Lincoln Center e Monk Institute).
Ne esce un grande affresco, un quadro composito e tutto da leggere e che spesso sfida l'opinione corrente che sempre più prevale tra gli appassionati italiani.
Come ad esempio includere tra i grandi festival Umbria Jazz che pur con storie gloriosissime alle spalle ormai vive uno stato latente di decadenza progettuale e programmatica. Probabilmente però quello che succede a Perugia ha riflessi in gran parte degli altri grandi festival, e, in questa ottica di commistione sempre maggiore con il rock ed il pop, anche il nostro festival ha ben diritto di apparire nell'elenco.
Poco importa, si tratta a ben vedere di sofismi di piccola caratura all'interno di uno sforzo redazionale di ampio respiro che rende questo numero di Down Beat indispensabile. Gli 80 anni della rivista chicagoana sono un anniversario importante per tutti gli appassionati del globo, anche perchè da sempre si tratta del magazine dedicato per eccellenza e di riferimento imprescindibile.


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