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E' il pop il futuro del jazz ?

Scritto da Roberto Dell'Ava on . Postato in Editoriali

Ted Gioia è un critico e scrittore molto conosciuto nel variegato mondo del jazz statunitense. Qualche giorno fa una sua approfondita riflessione, "Is the pop the future of Jazz?", è comparsa sul Dealy Best. L'ho ripresa, traducendola liberamente, perchè credo possa essere base di un confronto stimolante. Personalmente ho più di una perplessità sulle considerazioni di Gioia.


Ted Gioia è un critico e scrittore molto conosciuto nel variegato mondo del jazz statunitense. Qualche giorno fa una sua approfondita riflessione, Is the pop the future of Jazz?, è comparsa sul Dealy Best. L'ho ripresa, traducendola liberamente, perchè credo possa essere base di un confronto stimolante.
Personalmente ho più di una perplessità sulle considerazioni di Gioia. Trasportato nel Belpaese il suo modo di vedere farebbe si' che un fan di Gino Paoli o uno di Massimo Ranieri, per il solo fatto che il proprio beniamino sia accompagnato dal pianoforte di Danilo Rea o dalla tromba di Enrico Rava, provi la curiosità di addentrarsi nei perigliosi mari del jazz. Piuttosto improbabile.
Ma non fermiamoci ai nostri limitati orizzonti e cerchiamo di vedere le teorie di Ted Gioia in un contesto americano: potrebbe funzionare ? Anche qui a mio modo di vedere ci sono molti pro e altrettanti contro. Ma è ora di lasciare spazio a chi vorrà confrontare le proprie idee e, sopratutto, all'articolo del Dealy Best:

Ultimamente ho ascoltato il jazz nei luoghi più improbabili. Non mi aspettavo di incontrare un trombettista di New Orleans suonare in stile jazz su Lemonade, il nuovo album di Beyoncé . Ma questo è esattamente quello che ho trovato nel brano "Daddy Lessons". Questa “intrusione” del jazz non ha impedito a Lemonade di salire in cima alla classifica di Billboard chart. "Daddy lessons" è anche entrato nei Billboard Hot 100 .
Pochi giorni prima, stavo ascoltando l’album Unmastered Untitled di Kendrick Lamar , un best-seller hip-hop balzato in cima alla Billboard chart subito dopo la sua uscita. Ero sbalordito nel sentire gli accordi di "Nardis" di Miles Davis sullo sfondo di una delle canzoni. Credo che non dovrei essere sorpreso. Lamar collabora frequentemente con musicisti jazz, ma questo cenno ad una composizione jazz piuttosto astratta sembrava quasi come un messaggio in codice agli intenditori.
Poi ci fu la celebrazione della giornata del jazz alla Casa Bianca il 29 aprile, con Sting e Aretha Franklin presenti, il più grande evento di jazz in più di due decenni presso la sede della presidenza degli Stati Uniti. Tre giorni prima, Pitchfork , un periodico pedissequamente dedicato a pop, rock, hip-hop e R & B, ha pubblicato un numero della sua rivista trimestrale interamente dedicato al jazz. Nello stesso periodo Bob Dylan ha pubblicato il suo secondo progetto dedicato agli standard jazz. Willie Nelson ha immediatamente replicato con il suo recente album tributo a Gershwin. Cosa sta succedendo?
Vedo lo stesso fenomeno quando guardo i nuovi film in produzione. Hollywood sta promuovendo in competizione alcuni jazz biopics. È possibile scegliere il film di Miles Davis, con Don Cheadle, che ha ricevuto una nomination agli Oscar. Oppure si può scegliere il film su Chet Baker con Etan Hawke, e anche questa pellicola ha una nomination agli Oscar. E questi due vengono sulla scia di altri film recenti con un tocco importante di musica jazz, compresi altri due vincitori dell'Oscar , il documentario Amy , sulla vita di Amy Winehouse nel 2015 e Whiplash nel 2014 ,oltre che il vincitore di un premio Emmy, la biografia di Bessie Smith per HBO.
E 'il 2016 l’anno del ritorno del Jazz? Ricordiamo che in gennaio è uscito l’ultimo album di David Bowie, Blackstar , che ha raggiunto la cima delle classifiche di vendita con abbondanti dosi di jazz su ogni traccia. Bowie infatti ha preparato il suo ultimo progetto coinvolgendo alcuni dei più importanti musicisti jazz del mondo, e ha dato loro la libertà di spingere al massimo i limiti delle sue canzoni. Eppure, lontano dall’ ostacolare il potenziale commerciale del disco, questa infusione di elementi jazz sembrava in grado di aggiungere a Blackstar solo fascino e prestigio.
Naturalmente, tutto questo avviene sulla scia della riscoperta da parte di Lady Gaga della sua passione per il jazz lo scorso anno. Ho imparato il potere del “mercato” in prima persona quando la signora Gaga ha ritweettato una delle mie riflessioni jazz, e il mio account Twitter ha iniziato a suonare come una slot machine di Las Vegas in preda ad un mega-jackpot. Ho avuto 5.000 e più ritweet a seguito del mio feed postato.
Benvenuti alla strana rinascita del jazz del nuovo millennio. Il jazz è decisamente hot di nuovo ... ma tutto questo sta accadendo al di fuori del mondo del jazz.
Questa è una svolta peculiare di eventi. Le vendite di album Jazz sono stagnanti, ferme a circa il 2 per cento del totale del settore entrate, e non mostrano alcun segno di rottura di quella piccola nicchia. I festival jazz stanno invitando sempre meno artisti jazz. Le stazioni radio Jazz sono una specie in estinzione. Non sto esagerando: ci sono più orsi panda che conduttori radiofonici di jazz che oltretutto guadagnano un salario di sussistenza.
Ma il jazz possiede ancora il suo fascino. Il pubblico tradizionale non fa la coda fuori al jazz club, ma rispetta ancora il jazz, forse anche più di quanto abbia fatto negli anni di gloria. In un'epoca in cui gran parte del nostro fare musica si è spostato dai musicisti ai software , questi artisti artigiani risaltano ancora di più. Il Jazz, nonostante le sue prospettive economiche anemiche, è diventato un punto di riferimento per l'eccellenza. Le superstar della musica non sono interessate alla musica jazz, ma hanno capito che un utilizzo sapiente migliora le proprie credenziali.
Come gli addetti ai lavori del jazz reagiscono a questo stato di cose? Molti non sono consapevoli o addirittura sono indifferenti. Altri ancora rispondono con ostilità. La recente ascesa del sassofonista Kamasi Washington, collaboratore di Lamar su progetti hip-hop, ha generato una reazione, soprattutto tra gli appassionati di jazz più anziani. Quando l'album di Washington The Epic ha vinto il jazz sondaggio NPR l'anno scorso, il venerabile critico che ha organizzato il sondaggio si è sentito costretto a pubblicare il proprio dissenso vigoroso.
Il pubblico più ampio della musica non presta molta attenzione a questo genere di discussioni che avviene nei circoli dei critici jazz. Le persone che acquistano album di Kendrick Lamar, Lady Gaga, e David Bowie non leggono i critici di jazz. E questo pubblico potrebbe essere la chiave per la rinascita del jazz nel 2016. La grande domanda rimane: sarà un numero significativo ad abbracciare il linguaggio del jazz, dopo questa introduzione?
Non c'è alcuna garanzia che i musicisti jazz possono beneficiare di questa ritrovata notorietà. Il trombettista Roy Hargrove appare sull’album Black Messiah di D'Angelo , che quest’anno ha vinto il Grammy nella categoria R & B. Tutto questo ha portato qualche vantaggio alla sua carriera? Quando ad Hargrove è stato recentemente chiesto perché non avesse più pubblicato nuovi in studio dal 2009, egli ha risposto con le parole del suo manager che dice "nessuno sta comprando più nulla."
D'altra parte, Kamasi Washington ha sfruttato le sue credenziali hip-hop in campo jazzistico facendo spettacoli sold-out. Lui e la sua band suonano jazz, non diluito ne filtrato in formule crossover, ma in qualche modo ha trovato un pubblico enorme per questa musica. Non c'è carenza di pareri contrastanti tra gli appassionati di jazz più anziani, ma è difficile non guardare l'effetto Kamasi e vedere come annuncia il percorso attraverso il quale la forma d'arte si reinventa avvicinandosi al centenario (il prossimo anno) delle prime registrazioni di jazz.
Tengo a precisare che il mondo del jazz ha pianificato il suo ritorno, ma in maniera molto diversa. Molti degli addetti ai lavori più influenti credono che il jazz debba essere rianimato con le organizzazioni senza scopo di lucro, musei del jazz e rispettabilità accademica. Vedono la musica classica e la lirica come i modelli da perseguire, e vogliono sviluppare il futuro del jazz lungo le stesse coordinate.
Mi permetto di dissentire. Il Jazz dovrebbe celebrare il suo patrimonio, ma non può vivere nel passato. C’è bisogno di portare il jazz nelle scuole e nelle comunità, e questa meravigliosa forma d'arte merita l'aiuto di organizzazioni no profit, ma quando questo istituzionalizzare diventa la struttura di supporto principale per la musica, ecco che si perde gran parte della sua vitalità e la si trasforma in una sorta di vitamina culturale o di integratore nutrizionale. "Prendi questo, ti fa bene," non è mai stata una campagna marketing di marketing. La rinascita del jazz che si sta sviluppando nel 2016, non si svolge in un museo, ed è tanto più forte per questo fatto.
Anche i più anziani appassionati di jazz possono essere soddisfatti per il risultato finale di questo processo. Posso facilmente immaginare un fan introdotto al jazz attraverso Kendrick Lamar o Lady Gaga. Strano a dirsi, l’hip-hop o il pop nel 2016 potrebbero essere la forma di passaggio per la prossima generazione di amanti del jazz .
Naturalmente, potrei sbagliarmi. C'è il rischio che questa rinascita avrà poco impatto sull'economia jazz ed i musicisti continueranno a lottare come prima. In questo scenario, la musica jazz continuerà a rappresentare l’1-2 per cento delle vendite di musica. Le stelle Pop e R & B stelle potrebbero migliorare i loro prodotti investendo sul jazz, ma tutto ciò non farà molta differenza per il vostro sassofonista o trombettista preferito. La maggior parte degli appassionati di musica rimarrà beatamente inconsapevoli delle ricchezze che il jazz ha da offrire.
Il modo migliore per il mondo del jazz per evitare questo secondo scenario è abbracciare questi nuovi eccitanti ibridi. Il Jazz ha sempre beneficiato di un dialogo con la musica popolare. Questo era vero negli anni '20 e gli anni '40 e gli anni '60 ... ed è ancora vero oggi.
Mi piacerebbe vedere le etichette jazz ed i festival creare audaci nuove vie di dialogo tra vecchio e nuovo, la musica insider e gli stili tradizionali, professionisti affermati e giovani promesse. Mi piacerebbe soprattutto vedere scambi musicali in cui i musicisti jazz fossero più di una semplice confezione di lusso per una pop star, ma contribuissero a dettare i termini di impegno per nuovi modi di pensare la musica commerciale.
Ma il primo passo in questo processo è per tutti di avere una mente aperta. Inutile tornare alle guerre miopi del passato, in cui i sostenitori di uno stile di jazz di sono sentiti in dovere di respingere la validità degli altri approcci, cerchiamo invece di celebrare la diversità e le opportunità offerte dai notevoli eventi di oggi..
Questa può essere la migliore opportunità che gli amanti del jazz potranno mai avere per portare la loro musica al pubblico più vasto. Sarebbe un peccato se fosse dilapidata dal disprezzo elitario verso gli stessi musicisti che stanno adottando il jazz portandolo a decine di milioni di nuovi ascoltatori.

(tratto liberamente da un articolo apparso sul Daily Beast)

 

Commenti   

#4 ASider 2016-06-04 14:20
Aggiungo poi che nei discorsi che nascono invariabilmente intorno a questo argomento, e proprio con la scusa di sforzarsi di pensare come "si può venire incontro al pubblico" si tende poi a rispettarlo assai poco, questo pubblico.

Il pubblico è fatto di persone, di esseri umani: entità proattive, si spera, non robot passivi, completamente soggetti alle mode del momento, che devono essere imboccati perché sennò da soli non ci arrivano... questa, semmai, è proprio l'idea che si sottende tutte le volte che ci si concentra così ossessivamente sul "mercato". Si prendono le tendenze registrate statisticamente come un dato granitico, non come la fotografia, sempre parziale per giunta, di un contesto in evoluzione su cui incidono innumerevoli fattori contestuali.
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#3 ASider 2016-06-04 14:08
"L’hip-hop o il pop nel 2016 potrebbero essere la forma di passaggio per la prossima generazione di amanti del jazz".

Può essere vero - non necessariamente , è solo una possibilità... che il passaggio si consumi effettivamente dipende da molti fattori di cui Gioia non fa menzione.

Però se nel frattempo, per dire, "ad Hargrove è stato recentemente chiesto perché non avesse più pubblicato nuovi in studio dal 2009, ed egli ha risposto con le parole del suo manager che dice 'nessuno sta comprando più nulla'"... che cosa li aspetterà esattamente dopo il passaggio, a parte appunto il museo dei grandi capolavori del passato?

Senza la preservazione di una dimensione creativa autonoma, in cui chi suona e compone può momentaneamente fregarsene del mercato (e preciso: del mercato, non del pubblico! Sono due cose ben diverse, anche se in questi discorsi si tende a dare per scontato che siano la stessa cosa), questa musica non ha particolari chance di sopravvivere...
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#2 alberto arienti 2016-06-04 13:45
Mah, il jazz come ciliegina sulla torta (o peggio come alibi), per non parlare come mezzo per riciclare vecchie glorie pop in disarmo, mi sembra una cosa un po' da derelitti.
Nella musica c'è però spazio per tutti. A me sembra comunque evidente che esista una richiesta di musica adulta, elegante ma non particolarmente complessa, una specie di jazz for dummies, che se fatto bene non sarebbe nemmeno disprezzabile, purchè non diventasse il metro di paragone da usare.
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#1 Fabio C. 2016-06-03 22:28
"Mi piacerebbe soprattutto vedere scambi musicali in cui i musicisti jazz fossero più di una semplice confezione di lusso per una pop star, ma contribuissero a dettare i termini di impegno per nuovi modi di pensare la musica commerciale." Ted Gioia ha una grande, straordinaria (in questi lidi) qualità: ama farsi capire da chi lo legge.
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