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Una riflessione “ad orecchie aperte” sui supporti musicali

Scritto da Andrea Baroni on . Postato in Articoli

Ascoltando, su consiglio del blog di Enrico Rava, il bel disco “The Fox” di Harold Land dalla cassa del mio Fizzy – una scatoletta di cinque centimetri collegata via etere allo smartphone - mi chiedevo, di recente, se il mio e nostro futuro di ascoltatori sarà destinato solo a questo. Nel corso della mia “carriera” di appassionato di musica ho riempito diversi scaffali di LP e, successivamente, circa un’ intera parete di casa di CD ed oggi, nell’epoca della massima disponibilità di musica in tutti i formati possibili, mi ritrovo in una fase di grande incertezza...


Supporti musicaliAscoltando, su consiglio del blog di Enrico Rava, il bel disco “The Fox” di Harold Land (un OJC del mitico 1959) dalla cassa del mio Fizzy – una scatoletta di cinque centimetri collegata via etere allo smartphone - mi chiedevo, di recente, se il mio e nostro futuro di ascoltatori sarà destinato solo a questo.
Nel corso della mia “carriera” di appassionato di musica ho riempito diversi scaffali di LP e, successivamente, circa un’ intera parete di casa di CD, ed oggi, nell’epoca della massima disponibilità di musica in tutti i formati possibili, mi ritrovo in una fase di grande incertezza che rischia paradossalmente, nell’alternativa fra accendere il PC, l’impianto stereo o appunto il telefono, di giocare contro l’accesso alla musica.
Come tanti ho sviluppato nel corso degli anni un rapporto che definirei affettivo con la fisicità del supporto, la sua copertina, l’”oggetto”, prima da desiderare, quindi da utilizzare, ed infine riporre con cura nel sancta sanctorum delle pareti domestiche.
L’avvento della Rete e la diffusione degli Mp3 hanno scardinato queste relazioni e la masterizzazione casalinga ha costituito solo un debole palliativo per tentare di mantenerle in vita, ma oggi con il progressivo diffondersi di praticamente ogni nuova uscita in formato compresso mi chiedo se anche le copie casalinghe abbiano ancora un senso.
Seguo gli assoli di batteria di Frank Butler, quelli di Elmo Hope al pianoforte, e di Land al sax, e mi sembra che la qualità del Fizzy non sia poi così precaria, mentre ragiono sul fatto che, oggi, praticamente tutte le auto nuove hanno sostituito il lettore cd con l’ingresso USB, e persino i cd player, con svolta che potrebbe essere considerata autolesionista, spesso esibiscono la porta per inserire il minuscolo contenitore dei files.
Se poi affrontiamo il tema della qualità, trovare punti fermi è davvero difficile, perlomeno per le mie orecchie, che non hanno mai condiviso il fervore dei sostenitori del maggior calore del vinile: oggi qualcuno deve invece ancora convincermi della differenza fra files ad alta risoluzione e cd originale.
Dovremmo dunque rassegnarci a girare con il mazzo di chiavette che racchiude la nostra collezione di dischi? Faremo a meno anche di quelle per attingere, alla bisogna, da telefono o tablet allo sterminato catalogo mondiale disponibile su piattaforme on line? Per il momento mi accontenterei di riuscire a decidere se “Far From Over” del sestetto di “Vijay Iyer me lo compro in cd o no.

 

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