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Jazz Italiano al Blue Note di Milano

Scritto da Franco Riccardi on . Postato in Articoli

Sfogliare il programma della reentre' autunnale del Blue Note di Milano ha riservato una piacevole sorpresa: nel giro del solo mese di settembre vengono presentate ben tre band italiane, che in parte hanno caratteristiche comuni e comunque sono ben rappresentative di un certo modern mainstream italiano percorso da inquietudini altrove sopite. Si comincia mercoledì 20 con l'Inside Quartet di Tino Tracanna he accanto al leader vede militare al piano Massimo Colombo, al basso Attilio Zanchi e Tommy Bradascio alla batteria...


Blue Note di Milano Sfogliare il programma della reentre' autunnale del Blue Note di Milano ha riservato una piacevole sorpresa: nel giro del solo mese di settembre vengono presentate ben tre band italiane, che in parte hanno caratteristiche comuni e comunque sono ben rappresentative di un certo modern mainstream italiano percorso da inquietudini altrove sopite.
Si comincia mercoledì 20 con l'Inside Quartet di Tino Tracanna, che accanto al leader vede militare al piano Massimo Colombo, al basso Attilio Zanchi e Tommy Bradascio alla batteria. Saranno presentati brani compresi in un nuovo cd che comprende composizioni di ciascun membro del gruppo ispirate a Billy Strayhorn, Charles Mingus, Dave Holland e Kenny Wheeler, cioè ad alcune delle migliori ‘penne' che la tradizione jazzistica abbia mai prodotto.
Significativo il ritorno di Tracanna sul palcoscenico milanese, dove era apparso con un'altra sua formazione questa primavera: considerata l'usuale e consolidata impostazione dei cartelloni di Blue Note (normalmente orientati verso nomi di consolidata fama del mainstream americano, non escluse frange residue della fusion), si tratta di un investimento non casuale e piuttosto lusinghiero per il nostro Tracanna.
Anche nella serata di domenica 24 si assiste ad un ritorno, questa volta quello del Roberto Gatto Quartet, anch'esso esibitosi mesi fa nel club milanese in sostituzione di un'altra formazione di Gatto, costretta al forfait dalla defezione per motivi di salute di un componente essenziale della front line.
Per uno di quei felici contrattempi che punteggiano – e direi scandiscono – la vita jazzistica, Gatto portò in scena un gruppo di giovani musicisti con cui solitamente si dedicava a rilassate e molto personali blowing sessions: un passatempo di lusso, visto che già allora tra i compagni di Gatto spiccava Alessandro Presti alla tromba, giovane musicista messinese, ma cresciuto musicalmente a New York, che già un paio di anni fa si era fatto notare al fianco di Lew Tabackin (e scusate se è poco ….).
Domenica sera lo rivedremo insieme ad Alessandro Lanzoni, anche lui giovane pianista, ma con già alle spalle un bel debutto sulla scena nazionale che meritava un adeguato seguito anche in tempi grami per il circuito jazzistico nazionale come quelli attuali. Arruolando infine al basso Matteo Bortone, meritato vincitore di un recente premio Top Jazz ad un suo brillante gruppo, dal suo scranno di batteria Gatto si cimenta nel cruciale e difficile ruolo del talent scout (ogni riferimento ad altri batteristi scopritori di talenti è a discrezione del lettore….).
Enrico Rava invece ha da lungo tempo dimestichezza con la bacchetta del rabdomante, e mercoledì 27 settembre ci porterà un suo gruppo, anch'esso già decorato sul campo nel Top Jazz: Francesco Diodati alla chitarra, Gabriele Evangelista al basso ed Enrico Morello alla batteria. Questo terzetto, oltre a vantare riconosciuti talenti individuali, può altresì vantare un solido rodaggio come insieme. E poi al seguito del carismatico Eroe dei Due Mondi del jazz italiano come si fa a non diventare enfants prodige?
Dopo un'estate milanese che definire avara è ben poco, non resta che segnalare il dono inatteso di quello che potrebbe esser l'embrione di un piccolo festival della nuova leva jazzistica nostrana e di chi l'ha saputa scoprire e soprattutto metter in evidenza facendo un passo di lato (mossa quanto mai ostica ed inusuale dalle nostre parti)

 

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