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Roll Over LaRocca!

Scritto da Carmelo Sardo on . Postato in Articoli

Senza scomodarci nella ricerca di qualcuno da trovare dietro l'angolo di casa LaRocca, c'erano (ed è cosa nota, per lo meno nei ranghi della storiografia seria del jazz) i tipi della Creole Jazz Band, i quali, se nel 1916 avessero accettato loro l'offerta da parte della Victor di incidere quello che sarebbe stato il primo disco della storia del jazz, oggi si racconterebbe un'altra storia.


George WallingtonNel 1960, a certe antistoriche dichiarazioni di Nick LaRocca, il quale già allora rivendicava la primogenitura e la unicità del ''vero'' jazz (sic!), caustico e puntuale controbatteva Pino Maffei dalle pagine di ''Musica Jazz'' di luglio: ''E allora tutto è risolto: per LaRocca il jazz è solo ed esclusivamente quello della Original Dixieland Jazz Band e non ve ne è un altro, né tradizionale, né moderno; né dell'era di mezzo. Sembra che il buon Nick sia nato e vissuto a New Orleans, abbia cominciato a suonare a New Orleans, dimenticandosi che dietro l'angolo di casa sua esisteva qualche altro musicista che pur suonava, non quello che suonava lui, ma qualcosa d'altro, forse più vivo e più importante di quello che suonava lui''.
Senza scomodarci nella ricerca di qualcuno da trovare dietro l'angolo di casa LaRocca, c'erano (ed è cosa nota, per lo meno nei ranghi della storiografia seria del jazz) i tipi della Creole Jazz Band, i quali, se nel 1916 avessero accettato loro l'offerta da parte della Victor di incidere quello che sarebbe stato il primo disco della storia del jazz, oggi si racconterebbe un'altra storia.
Vero è del tanto decantato contributo siciliano, ma la situazione restava più complessa, checché ne dica Arbore o chi per lui. LaRocca ha avuto ''solo'' gli eventi favorevoli; e, a conti fatti, questi eventi favorevoli lo inquadrano in una logica da ''esser-semplicemente-presente 'con' dentro un mondo'' assieme a 'Gli Altri', scomodando il Martin Heidegger di 'Essere e Tempo'. Niente di più niente di meno.
Se proprio siciliano ha da essere (e questo è un pretesto per ricordarlo), che era 'con' (in questo caso ''conforme all'Esserci'') e 'anche' (che ''esprime l'identità di essere-nel-mondo'') con 'Gli Altri', allora il profilo corrisponde a quello di George Wallington, nato Giacinto Figlia il 27 ottobre 1923 (e non 1924 come erroneamente fatto circolare da varie fonti) in quel di Palermo.
La sua figura, quando, se va bene, non sottovalutata, la si focalizza comunque in maniera distorta: Wallington è l'eccezione; il bianco paracadutato un po' per caso in mezzo ad un gruppo di neri per quella che viene considerata la prima incarnazione di una formazione bebop. In realtà, funzionale alle esigenze per quello che sarebbe stato ''il grande esordio del jazz moderno'' (Gillespie dixit), in quei momenti all'Onyx di New York ''Wallington era perfetto'' (sempre dalle parole di Gillespie) poiché ''sapeva stare in disparte quando accompagnava, ma quando faceva un assolo era una tempesta di note, proprio come Bud'' (Powell, ndr).
Oppure Gerry Mulligan che diceva: ''molte idee partivano da Wallington, ma lo sapevano solo i musicisti''; lo stesso Mulligan che, dopo il trasferimento in California, chiede a George Wallington di raggiungerlo al caldo della costa occidentale.
Tuttavia, declinato l'invito (con Wallington che preferisce dedicarsi alle sue cose), al baritonista non rimaneva che fare di necessità virtù rivalutando alcuni propositi già ventilati circa un quartetto senza pianoforte: chissà se Wallington fosse andato in California in che direzione avrebbero continuato la musica e la visione di Mulligan - ed il jazz in generale senza il suo pianoless -, per lo meno in quel determinato momento storico. E c'è ancora chi pensa a LaRocca...
In questi giorni di eccitazione per questo centenario ''ufficiale'' che festeggia il jazz - appunto con la prima incisione di LaRocca -, pare verrà ristampato anche il libro (''Una storia nel jazz - Nick LaRocca'', Edizioni Novecento) che Claudio Lo Cascio ha dedicato a queste cose. Con la speranza che questo segua una doverosa errata corrige in calce dal momento che anche Scott LaFaro, nell'edizione originale, è annoverato nell'indice dei jazzisti siculo-americani; e questo è un esproprio ai danni dei cugini calabresi.


 

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