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Lenny Breau: la difficile vita e la morte prematura di un genio incompreso

Scritto da Elfio Nicolosi on . Postato in Articoli

E' facile che molti appassionati non abbiano mai sentito parlare di Lenny Breau, benchè si tratti di uno dei più geniali ed innovatori chitarristi che la storia del jazz abbia mai potuto esprimere, come testimoniato dal profondo impatto che ha avuto su innumerevoli grandi dello strumento come Ted Greene, George Benson, John Abercrombie e non ultimo Pat Metheny.


Lenny BreauE' facile che molti appassionati non abbiano mai sentito parlare di Lenny Breau, benchè si tratti di uno dei più geniali ed innovatori chitarristi che la storia del jazz abbia mai potuto esprimere, come testimoniato dal profondo impatto che ha avuto su innumerevoli grandi dello strumento come Ted Greene, George Benson, John Abercrombie e non ultimo Pat Metheny che di lui ha detto: “He came up with a way of addressing the instrument technically that nobody had done before and actually no one has done since.
Benchè Breau non abbia mai ottenuto il successo commerciale, i chitarristi jazz lo ammirano per essere stato un innovatore, grazie alla sua tecnica fingerstyle che ha consentito nuove possibilità melodiche ed armoniche mai esplorate in precedenza, per il suo vasto vocabolario musicale e per uno stile unico che riusciva a includere in maniera splendida le sue influenze di flamenco, jazz e country.
Il 12 agosto 1984, a soli 43 anni Breau fu trovato morto in una piscina a Los Angeles. L'autopsia rivelò che era stato strangolato, in un omicidio che sconvolse tutti coloro che l'avevano conosciuto come uomo dolce e pieno di calore umano. Il grande chitarrista country Chet Atkins, suo amico e mentore musicale, disse di lui: "Lenny was one of the great little individuals and characters that's ever been in this world. Everybody loved him so much. Except the person who strangled him. I guess."
Sua moglie, Jewel Breau, fu la principale sospettata dell'omicidio, ma non venne mai accusata ed il caso è tuttora rimasto irrisolto.
Purtroppo la sua morte avvenne proprio nel momento in cui, dopo una carriera caratterizzata da alti e bassi, Breau stava finalmente ottenendo il meritato rispetto e riconoscimento, specie tra i suoi colleghi chitarristi.
Nato in Maine nel 1941, da Harold "Hal Lone Pine" Breau e Betty Cody, due cantanti country professionisti, Lenny iniziò a suonare la chitarra all'età di otto anni. A undici anni ascoltò Chet Atkins alla radio e prontamente decise di abbandonare il plettro per abbracciare il suo approccio fingerstyle, che sarebbe servito come base per il proprio tipico sound.
A dodici anni, costituì con degli amici il suo primo gruppo, ed a quattordici anni divenne il chitarrista per la band dei suoi genitori, pubblicizzata come "Lone Pine Junior", riproducendo i pezzi strumentali di Merle Travis e Chet Atkins. Breau fece le sue prime registrazioni professionali all'età di 15 anni, mentre lavorava come musicista di studio. Molte di queste registrazioni sono state pubblicate dopo la sua morte in un Cd dal titolo "Boy Wonder".
Nel 1957, Breau iniziò ad avvicinarsi al jazz, grazie all'ascolto di chitarristi come Barney Kessel e Tal Farlow ed a sperimentare il proprio stile. Nel 1959 abbandonò la band di famiglia dopo che il padre gli diede uno schiaffo in faccia per aver eseguito delle improvvisazioni jazz sul palco, e si unì a musicisti jazz locali, esibendosi nei club di Winnipeg tra cui il "Rando Manor" e la "Stage Door". Quì incontrò il pianista Bob Erlendson, che cominciò ad insegnargli alcuni dei fondamenti del jazz.
Nel 1962, Breau partì per Toronto e ben presto creò un proprio gruppo jazz, Three, con il cantante/attore Don Francks ed Eon Henstridge al basso acustico, con il quale registrò il suo primo album in vinile: "No One In This World Is Like Don Francks" registrato dal vivo al Village Vanguard di New York, ed apparve negli show televisivi di Jackie Gleason e Joey Bishop.
In quel periodo lavorò per la CBC Radio e CBC Television, tra le altre cose conducendo il Lenny Breau Show. Nel 1967, le registrazioni della musica di Breau tratte dal suo show, finirono proprio nelle mani del suo idolo Chet Atkins. L'amicizia conseguente portò alla pubblicazione di due LP a nome di Breau, "Guitar Sounds", uno strepitoso album di debutto, e "The Velvet Touch of Lenny Breau - Live!" (RCA), registrato dal vivo al di Shelly Manne-Hole a Hollywood. Purtroppo, visto che questi due lavori non ottennero un grande successo commerciale, Breau non avrebbe più registrato alcun album a proprio nome fino alla fine degli anni '70.
Nel decennio successivo suonò nei jazz club, tenne lezioni e fece lavoro in studio, guadagnandosi un seguito di nicchia tra gli appassionati di jazz e soprattutto tra i suoi colleghi musicisti. Durante questo periodo iniziò a studiare intensamente una vasta gamma di stili musicali, che inserì nelle sue performance soliste e nelle sue improvvisazioni.
La tecnica che Breau aveva maturato era una combinazione dello stile fingerpicking derivato da Atkins e da Travis e del flamenco di Sabicas, illuminata da una straordinaria indipendenza della mano destra. La sua sensibilità armonica riusciva a combinare mirabilmente le sue radici country, classiche, modali, indiane e jazz, e fu particolarmente influenzato dal lavoro del pianista Bill Evans. E proprio traendo ispirazione da Evans, aveva anche iniziato a suonare una chitarra a 7 corde personalizzata che gli permetteva di ottenere accordi e tonalità possibili solo al pianoforte.
Breau disse in proposito: "I approach the guitar like a piano. I've reached a point where I transcend the instrument. A lot of the stuff I play on the 7-string guitar is supposed to be technically impossible, but I spent over twenty years figuring it out. I play the guitar like a piano, there's always two things going on at once. I'm thinking melody, but I'm also thinking of a background. I play the accompaniment on the low strings."
Ma oltre ad essere un musicista virtuoso ed innovativo, Breau era anche un uomo dalla personalità estremamente fragile, che dovette affrontare per la maggior parte della sua vita adulta problemi di tossicodipendenza, alcolismo e depressione; gli amici lo descrivevano come un uomo che riusciva a farsi amare da tutti quelli che incontrava, ma assolutamente incapace di prendersi cura di se stesso.
Nel 1976 la morte di suo padre inflisse un ulteriore colpo emotivo al già vulnerabile Lenny, che quindi sprofondò ancor più nella droga, ed a causa della sua inaffidabilità gli divenne difficile trovare degli ingaggi nei club. In quel periodo vagò tra Nashville, New York e il Maine, dove viveva sua madre. In una fredda notte d'inverno nel 1978, a New York un disperato Breau, pieno di alcool e metadone, venne tirato fuori da un cumulo di neve e salvato da due poliziotti in uno stato di semi assideramento.
Nel 1978, lui e il celebre Buddy Emmons unirono i loro talenti per produrre l'album "Minors Aloud" (Flying Fish O88) in cui il pedal steel di Emmons, spinto dal lavoro alla chitarra di Breau, appare ancora più esplosivo del solito.
"Five O'Clock Bells" (Adelphi Records) che venne pubblicato nel 1979, fu il suo primo album da leader dopo quasi un decennio ed il suo primo album da solista, nel quale suona accordi spontanei per chitarra elettrica ed acustica. Una successiva uscita Adelphi "Mo 'Breau", che venne pubblicata nel 1981, raccoglieva del materiale aggiuntivo tratto da queste sessioni.
Breau sembrava finalmente tornato in sella nel 1979, che risultò un anno piuttosto fecondo. Dopo "Five O'Clock Bells" venne pubblicato "The Legendary Lenny Breau... Now!" (Sound Hole) registrato nell'autunno del 1977 e 1978, nel seminterrato della casa di Chet Atkins. Mel Bay Publications pubblicò anche un libro ed una cassetta didattica dal titolo "Lenny Breau Fingerstyle Jazz", che, tra le altre cose, spiegava la tecnica armonica di Breau.
Tra il 1979 e il 1981, mentre Breau era a Nashville, Chet Atkins cercò di registrare un pò di sua musica su nastro. Il frutto di questo lavoro fu pubblicato nel 1981, con il titolo "Standard Brands" (RCA), un disco completamente acustico di duetti tra Atkins e Breau; non lunghe improvvisazioni, piuttosto nove concisi capolavori di due musicisti che respiravano all'unisono.
Gli ultimi suoi due dischi da leader sono stati pubblicati postumi. "When Lightin' Strikes" (Tudor Records), uscito alla fine del 1984, ospita musica meravigliosa all'interno di una confezione piuttosto anonima. Su un lato c'è l'unica documentazione disponibile del suo lavoro alla chitarra acustica a sette corde, accompagnato da Jim Ferguson al basso. D'altro lato, invece Breau passa dalla chitarra acustica a quella elettrica, accompagnato da Buddy Emmons al pedal steel e Kenny Malone alla batteria.
"Quietude" (Electric Muse Records) venne invece pubblicato alla fine del 1985 e presenta un duetto tra la chitarra elettrica di Lenny ed il basso acustico di Dave Young, catturato dal vivo al Bourbon Street club di Toronto, il 14 giugno 1983.
Un documentario dal titolo "The Genius of Lenny Breau" venne prodotto nel 1999 dalla figlia Emily Hughes. Oltre ad uno sguardo intimo al musicista, il documentario include anche interviste e stralci di lui insieme ad altri musicisti, tra cui Chet Atkins, Ted Greene, George Benson, Pat Metheny, Leondard Cohen, e Randy Bachman.
Un secondo documentario su Breau, "One Long Tune: The Life and Music of Lenny Breau" di Ron Forbes-Roberts, è stato prodotto un paio di anni più tardi. Diversi DVD emersi di recente, hanno raccontato la vita di uno dei chitarristi più amati e rispettati della musica jazz.
Dopo la sua morte, Breau è diventato un eroe di culto della chitarra. Il suo approccio innovativo alla chitarra continua ad ispirare praticamente ogni chitarrista a cui è capitato di incontrare la sua musica.
Il mentore ed amico Chet Atkins, disse una volta a proposito di Lenny "The greatest guitar player in the world. If Chopin could have played the guitar, he would have sounded like Lenny Breau.”

Fonti:
Wikipedia (https://en.wikipedia.org/wiki/Lenny_Breau)
Lennybreau.com (http://www.lennybreau.com/lbart.html)
Lennybreau.net (http://www.lennybreau.net/)
GuitarWorld.com (http://www.guitarworld.com/lenny-breau-forgotten-genius)

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