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T.d.J. Poll 2016

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Come negli anni scorsi TdJ vuole, a fine anno, dire la sua con estrema semplicità sulle migliori uscite dell'annata, andando a comporre l'ormai celebre "Grigliatone Redazionale" che, lungi dall'accampare pretese di completezza o dal fare indossare buffe coroncine di cartone pressato ai vincitori, intende segnalare un certo numero di uscite che riteniamo assolutamente degne di merito.


T.d.J. Poll 2016Come negli anni scorsi TdJ vuole, a fine anno, dire la sua con estrema semplicità sulle migliori uscite dell'annata, andando a comporre l'ormai celebre "Grigliatone Redazionale" che, lungi dall'accampare pretese di completezza o dal fare indossare buffe coroncine di cartone pressato ai vincitori, intende segnalare un certo numero di uscite (5-dischi-5 per ogni redattore di TdJ) che riteniamo assolutamente degne di merito e che, oltre ad essere spesso finite sotto il nostro spotlight, sono destinate a rimanere a lungo negli scaffali o negli hard disk dei jazz fans che, con costanza ed avvertibile affetto, ci hanno seguito per tutto il 2016, e che volendo possono cimentarsi in questo gioco, inserendo la propria cinquina in sede di commento al pezzo.
Del resto è per loro, appassionati e neofiti, musicisti ispirati e addetti alle cambuse, arditi rivoluzionari e furenti reazionari, apocalittici e (cassa)integrati, che mandiamo avanti questa piccola impresa comunitaria che sa renderci orgogliosi, questo portale che ha come unica stella polare il Jazz di ieri e di oggi, nelle sue varie e sfaccettate declinazioni.

Cin cin, buon anno jazz-lovers!


ROBERTO DALL'AVA

Anche quest'anno le buone proposte discografiche non sono mancate. Forse al giorno d'oggi mancano i capolavori, gli album destinati a rimanere nella storia, quelli che segnano uno spartiacque. Nella cinquina che propongo forse solamente i primi due potranno avere una importanza che vada oltre il Best of 2016, in compenso non sono mancati numerosi altri album in tutto degni di segnalazione e che solo per motivi numerici non compaiono. Voglio segnalare almeno Tiresia degli Enter Ellen, a mio giudizio il miglior album italiano dell'anno. Altre proposte notevoli mi sono sembrate Nearess, il duo di Brad Mehldau e Joshua Redman, Blues and Ballad dello stesso Mehldau, The Distance di Michael Formanek, I Long To See You di Charles Lloyd, Evolution di Dr. Lonnie Smith, Abutbul Music di Omer Avital e A.B.U.C di Roberto Fonseca.

Ecco la mia cinquina:
Henry Threadgill Ensemble Double Up - Old Locks and Irregular Verbs (Pi Recordings)
Wadada Leo Smith - America’s National Parks (Cuneiform Records)
Andrew Cyrille - The Declaration of Musical Independence (ECM Records)
Peter Evans Quintet – Genesis (More is More Records)
Charlie Haden Liberation Music Orchestra – Time – Life (Impulse Records)
James Brandon Lewis – No Filter (BNS Sessions)

FABIO CHIARINI 
E' inesorabilmente passato un altro anno e la cinquina dei dischi 2016 che compongo quale mio contributo per il Grigliatone di fine anno verte anche stavolta su lavori che, dopo numerosi ascolti, mi hanno conquistato sotto ogni aspetto. I 5 titoli non sono indicati in ordine d'arrivo, o in altre graduatorie cronometriche, è già stato arduo escludere alcuni dischi eccellenti che, in cuor mio, spero citino altri amici della Redazione. L'annata, dal punto di vista jazzistico è stata esaltante sotto il profilo delle ristampe e degli inediti storici, con la Resonance Records che ha portato a galla tesori inestimabili, rivitalizzando anche etichette come la Xanadu ed altre labels che mandavano flebili segnali da un'Atlantide non ancora perduta.

E comunque, quanto alle Novità 2016, come diceva quel tale, questi sono i miei gioielli:
Warren Wolf – Convergence (Mack Avenue)
Jim Snidero – MD66 - (Savant)
Bill Charlap Trio – Notes From New York – (Impulse!)
Peter Bernstein (feat. Gerald Clayton) - Let Loose (Smoke Session)
J.D. Allen Trio – Americana - (Savant)

FRANCO RICCARDI
Cinque dischi sono maledettamente pochi, per un’annata come questa. Quindi ho optato per una lista un po' particolare: certo non troverete musicisti notoriamente “sugli scudi”, forse non conterrà rivelazioni che si schiuderanno negli anni a venire. Sono dischi e musicisti la cui voce già ora rischia di esser sommersa e sovrastata, ma che una volta ascoltati riescono a creare spontaneamente intorno a sé un sorta di zona di rispetto, una piccola nicchia di silenzio nella bagarre da cui ahimè siamo sommersi (qualche volta con complice ed acquiescente pigrizia). Fate attenzione: sotto i riflettori non ci sono solo i leaders, ma alcune scelte puntano a premiare collettivamente gruppi di musicisti, anche in considerazione dei loro risultati individuali, anche altrove conseguiti (è soprattutto il caso di “The Distance”…)

J.D. Allen Trio – Americana (Savant)
Michael Formanek/Ensemble Kolossus - The Distance (ECM)
Bill Evans - Some Other Time: The Lost Session From the Black Forest (Resonance Records)
Tino Tracanna’s Acrobats- Red Basic (Parco della Musica)
The Brooklyn Express (Tononi, Cavallanti, Robertson, Fonda) – No More Time Left (Long Song Records)

Ma soprattutto, comprateli i dischi: il jazz vive tramite loro (in tutti i sensi..). E poi sono un buon investimento: con i tempi che corrono, le buone vibrazioni nessuno potrà espropriarvele….

ELFIO NICOLOSI
Ed eccoci al nostro ormai annuale appuntamento con le mie personali preferenze dell'anno che va a scadere, che naturalmente non vuole essere (sarei presuntuoso a pretenderlo) una classifica dei migliori album dell'anno, ma esclusivamente una lista dei cinque album che ho ascoltato più volte nel 2016, scelti con difficoltà tra una lista ben superiore, il che, nonostante tutto, dimostra la vitalità di una musica che riesce sempre e comunque a rinnovarsi. Come al solito mi piace segnalare musicisti giovani ed emergenti ed è per questo motivo che ho voluto premiare il 29enne trombettista Marquis Hill con il suo sorprendente The Way We Play, forse non l'album più bello dell'anno (Nearness del duo Redman/Mehldau gli è probabilmente superiore), ma indubbiamente interessante per comprendere la direzione del jazz del futuro, ben ancorato nella tradizione ma con influenze nelle musiche nere più moderne e con l'hip hop. Ed è lo stesso spirito che mi ha spinto a premiare anche il più affermato chitarrista Julian Lage, uno dei musicisti più preparati tecnicamente apparsi negli ultimi anni che ha confermato il suo talento con il suo bellissimo Arclight, con il quale si è concentrato sulla musica della prima metà del 20° secolo, “il jazz prima del be-bop”, includendo pezzi come "Nocturne" di Spike Hughes o "Harlem Blues" di W.C. Handy. Ma ho voluto premiare anche un grande "vecchio" come Tom Harrell, una garanzia di qualità elevatissima, confermata dal suo Something Gold, Something Blue, nel quale è accompagnato niente meno che dall'altro (più giovane) ottimo trombettista Ambrose Akinmusire per una esaltante battaglia di trombe. Per finire non poteva mancare una segnalazione per l'ultimo album del quintetto di Omer Avital, anche questo sinonimo di garanzia, visto che da anni ormai è presenza fissa nelle mie classifiche, testimoniando ancora una volta la vitalità del jazz israeliano, come confermato anche da The Stone Skipper, splendido album del pianista Shai Maestro che, pur non inserito nella classifica (solo per mancanza di spazio), mi piace segnalare e consigliare.

Ed ecco la mia cinquina:
Marquis Hill - The Way We Play (Concord Records)
Joshua Redman & Brad Mehldau - Nearness (Nonesuch Records)
Tom Harrell - Something Gold, Something Blue (HighNote Records)
Omer Avital - Abutbul Music (Jazz Village)
Julian Lage - Arclight (Mack Avenue Records)

DONATELLO TATEO
In un anno fluente e trafficato come gli altri, fra le innumerevoli jazzmutazioni, una delle molte instabili selezioni, con uno dei vari e sfuggenti criteri adottabili (l’ampiezza dell’organico).

Greg Burk - Clean Spring (SteepleChase/ LookOut)
Peter Evans - Lifeblood (More Is More)
Yoko Miura, Gianni Mimmo - Departure (Setola Di Maiale)
John Butcher, Thomas Lehn, Matthew Shipp - Tangle (Fataka)
Lydian Sound Orchestra - Music For Lonely Souls (Beloved By Nature) (Almar Records)

FRANCESCO BARRESI
Ecco la mia cinquina:
Bill Evans - Some Other Time The Lost Session From The Black Forest (Resonance Records)
J.D. Allen - Americana - (Savant)
Franco D'Andrea - Piano Trio (Parco della Musica)
Fred Hersch - Sunday Night At The Vanguard (Palmetto Records)
Herlin Riley - New Directions (Mack Avenue Records)

 

Commenti   

#6 Ernesto TDJ 2017-01-05 16:12
Leggo solo ora le scelte di Loris e le aggiungerei tutte, così come i dischi di Enten Eller e Filippo Vignato....ma ancora italiani...
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#5 Loris 2017-01-05 15:09
Ferma restando la mia adesione a molte delle scelte già segnalate, ecco una lista alternativa di alcuni dischi che mi sono piaciuti:
Nate Wooley - Argonautica (Firehouse 12)
Mary Halvorson Octet - Away with you (Firehouse 12)
Taylor Ho Bynum - Enter the plustet (Firehouse 12)
Vijay Iyer & Wadada Leo Smith - A cosmic rhythm with each stroke (ECM)
Masada Book of Angels 2 - Vol. 27 Flaga
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#4 MV Solo Jazz 2017-01-04 18:08
avete inserito dischi stupendi e altri che devo recuperare. Mancano quelli di Logan Richardson e di Robert Glasper. :roll:
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#3 Milton56 2017-01-04 09:25
.....ma quanto siete timidi....dove sono le vostre cinquine? (ma vanno bene anche quaterne, terne, ambi...)? Coraggio.....
Milton Buttadentro :-)
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#2 Ernesto TDJ 2017-01-02 15:44
Mi sembra che questo pezzo, insieme al mio sulla musica italiana, ben rappresentino uno spaccato importante del jazz 2016.....ed ora via con il 2017 :lol: :lol: :lol: :lol:
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#1 MV Solo Jazz 2017-01-01 09:43
Augoroni e complimenti a tutti voi di Tracce di Jazz e.....Grazie di tutto!
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