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Classic Jazz: una nuova voce in edicola

Scritto da Roberto Dell'Ava on . Postato in Articoli

Secondo nuovo arrivo in edicola nel giro di un mese: dopo il deludente In Jazz ecco il ricco e corposo Classic Jazz. Le parole dell’editoriale di Francesco Coniglio sono decisamente improntate all'ottimismo. Secondo me la situazione è molto più complessa e molto meno felice, ma ad ogni modo il benvenuto è d’obbligo, soprattutto se il magazine che sto sfogliando sembra rispondere positivamente ad una prima lettura.


Classic Jazz“Oggi siamo tornati ad una situazione simile a quella degli anni settanta: in Italia pullulano i Festival Jazz, che si contano a decine, anche e soprattutto in provincia, sparsi per tutta la penisola e per tutto l’anno. C’è bisogno di un riferimento cartaceo nuovo, ne abbiamo fiutato l’aria, e abbiamo avuto la conferma mettendo insieme le autorevoli firme che troverete su queste pagine.”

Secondo nuovo arrivo in edicola nel giro di un mese: dopo il deludente In Jazz (vedi post sul blog) ecco il ricco e corposo Classic Jazz. Le parole dell’editoriale di Francesco Coniglio sono decisamente improntate all'ottimismo. Secondo me la situazione è molto più complessa e molto meno felice, ma ad ogni modo il benvenuto è d’obbligo, soprattutto se il magazine che sto sfogliando sembra rispondere positivamente ad una prima lettura.
Per fare subito dei paragoni concreti la rivista, di formato leggermente maggiore rispetto a Musica Jazz, è un bimestrale di 130 pagine dal costo (non indifferente) di 9,90 euro. Esattamente come la decana ma senza compact disc allegato: rispetto al magazine storico ci sono però 30 pagine in più.
Il primo fattore che balza all’ occhio è la grafica: finalmente una impostazione effervescente, ricchissima di fotografie, con una grande attenzione dedicata alla impaginazione, ai titoli e alle note a margine. Da questo punto di vista, di gran lunga il miglior magazine italiano dedicato al jazz.
Per i contenuti invece una valutazione più accurata è rinviata al prossimo numero. In questo infatti, ben 64 delle 130 pagine sono occupate da due soli articoli: i 10 film sul jazz da non perdere e i 100 album fondamentali. In generale trovo articoli di redattori noti (da lettore ed appassionato) accanto ad altri a me sconosciuti (ma ben vengano nuovi nomi e nuove visioni ).
Come sempre mettere nero su bianco 100 titoli di album è un gioco tanto piacevole quanto bastevole a prestare il fianco a critiche. Nella fattispecie compaiono, a titolo di esempio, Franco Cerri, Claude Bolling, Pat Metheny e Kamasi Washington e mancano Jim Hall, Leo Smith, Steve Coleman ed Henry Threadgill.
A quest’ultimo è dedicata una intervista a dire il vero abbastanza curiosa, con affermazioni che si prestano a più letture e che, almeno a me, lasciano qualche dubbio.
Le rubriche del primo numero sono dedicate ai libri e alla recensione dei concerti (inevitabilmente piuttosto datati) oltre ad un calendario dei festival. Si evitano recensioni di album nuovi, forse anche per bilanciare i 100 album storici.
Gustosa l’intervista a Dino Piana (“Se negli anni 70’ non osannavi Ho Chi Minh non potevi suonare, eri un pirla”), l’articolo sulla pubblicità ed il jazz, la storia di Norman Granz, il ritratto di Tony Munzlinger.
Una rivista che pare mettere d’accordo neofiti e appassionati di vecchia data grazie ad un taglio professionale ma leggero, piacevole da leggere e accattivante all’occhio. Bisognerà aspettare i numeri successivi per avere un quadro più preciso, per ora i miei complimenti alla redazione ed il mio in bocca al lupo per il prossimo futuro.

 

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