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Lisa Sokolov: d’altro canto il jazz

Scritto da Donatello Tateo on . Postato in Articoli

Tracciare un profilo della vocalista, improvvisatore, pianista e compositore Lisa Sokolov offre anche un’occasione per equilibrare un’adulterata abitudine di percepire le cantanti jazz non soltanto come seducenti stelle intrattenitrici o romantiche maledette, reincorporandole a quell’altrettanto attiva natura di madri, insegnanti, ‘guaritrici’ e, per sé, entusiaste apprendiste e ricercatrici di un completamento spirituale.


Lisa SokolovTracciare un rapido profilo della vocalista, improvvisatore, pianista e compositore Lisa Sokolov (1954) offre anche un’occasione per equilibrare un’adulterata ed edulcorata abitudine di percepire le cantanti jazz non soltanto come seducenti stelle intrattenitrici o romantiche maledette, reincorporandole a quell’altrettanto attiva natura di madri, insegnanti, ‘guaritrici’ e, per sé, entusiaste apprendiste e ricercatrici di un profondo completamento spirituale.
Il tutto senza perdere una goccia in termini di dedizione al duro lavoro e di temeraria “artisticità”.
Il lineage continuum in cui ella si riconosce (Coltrane, Roland Kirk, Betty Carter, Laura Nyro, Jeanne Lee), le tante dichiarate attenzioni rivolte a Mahalia Jackson, Aretha Franklin, Janis Joplin, Mabel Mercer, Bette Midler, Nusrat Fatah Ali Khan, e si potrebbe aggiungere anche il riconoscimento nella sua vocalità dei maestosi arcobaleni sonori di Tim Buckley, sono già ingredienti di una succulenta pietanza della sua cucina.
Il capo di questo lignaggio le fa scoprire l’abbandono emozionale che trascende la tecnica e la induce a compiere la scelta di frequentare una di quelle scuole d’arte liberali, private, statunitensi, (Bennington College, in Vermont) dove Jimmy Garrison fu Visiting Artist ('71-'72), potendo poi lì studiare anche con Bill Dixon, Jimmy Lyons e Milford Graves.
Ai suoi esordi sul campo nella seconda metà degli anni Settanta, la sua attitudine la “costringe” a un naturale impiglio nel tessuto variopinto ed elastico della scena creativa downtown di New York
e principalmente nella rete di William Parker con il quale si è instaurata una duratura collaborazione in numerosi progetti di questi: nella Centering Big Band/Dance Music Ensemble e nella Little Huey Creative Music Orchestra, in "Fire Flower" (parte del Martin Luther King Project) e nel Jeanne Lee Project voices, in un quartetto di Wayne Horvitz e in un altro con Kalaparusha M. McIntyre e Roy Campbell Jr, e ancora insieme al Roy Campbell Memorial Day e nella formazione denominata Menage (per un disco Soul Note, dal vivo all'Irving Plaza, della cantante Ellen Christi), oppure nel film “Spiritworld” e nel disco“Song Cycle",
Fino a tutt’oggi, nel nuovo "Stan’s Hat Flapping in the Wind", ancora un ciclo di canzoni ”sacre” di Parker in un trio con Cooper-Moore al piano.
Vero è che in Italia l’area espressiva di riferimento rimane alquanto marginale e l’energia della protagonista è probabilmente assorbita dalle diverse attività in patria, ma Lisa Sokolov non è sembrata finora oggetto di particolare attenzione.
Con beneficio di un più accurato inventario, non risulta che ella abbia mai frequentato festival, tenuto workshops o altro tipo di presenza nel nostro territorio.
Se - fino a un certo punto - è stata la discografia a padroneggiare come veicolo di conoscenza, ella è titolare di soltanto una manciata di albums ma tutti egualmente stupefacenti (e tutti per Laughing Horse Records): “Angel Rodeo”, “Lazy Afternoon”, “Presence”, “A Quiet Thing
Da partecipante la si ascolta anche nell'ambizioso "Songs" di Gerry Hemingway e in un oscuro disco svizzero, “Better World”, per un altro incontro con Ellen Christi.
Semmai, come di consueto in Europa, è proprio in Svizzera, Francia, Germania, Olanda, Scandinavia che trova considerazione, anche per un’altra pluridecennale attività internazionale che accompagna quella performativa, cioè quella che si può ritenere il tessuto connettivo dell’intero corpus della Sokolov.
Ella infatti tiene regolarmente workshops e seminari in Embodied VoiceWork, il suo personale metodo che focalizza sulla qualità terapeutica dell’improvvisazione e delle potenzialità vocali, un aspetto assimilabile all’esperienza del Deep Listening di Pauline Oliveros.
Un altra ragione di attrazione per una ricerca su Lisa Sokolov è proprio la sempre interessante prospettiva (o frontiera o utopia, che dir si voglia) di un approccio al jazz e alla Musica che, quando sganciata dal giogo mercantile, sembra invece essere vissuta più liberamente come spontaneo ufficio spirituale e conviviale.
Come sostiene la stessa Sokolov:
Music as “offering” within an experience of community requires a different attitude of listening: listening to something higher, to what the piece of music is calling for, it’s a scary and exhilarating different realm of musical expression to come into with an intention to touch into the soul.
In Svizzera è regolare ospite di conferenze e seminari che vertono su temi di “Inner Ways of Knowing; Intuition, Imagination and Inspiration”, "Chaos and creativity"e che coadiuvano ricerche sulla psicoterapia del trauma .
In Germania, a Colonia, per merito della editrice Renate Da Rin è stato invece pubblicato nel 2015 un promettente libro “Giving Birth to Sound; Women in Creative Music" che, come si evince dal titolo, include un contributo di Lisa Sokolov, insieme a, fra altre, Nicole Mitchell, Marylin Crispell, Joëlle Léandre, e si propone essere un omaggio di saggezza di genere sul potere affermativo della vita che risiede nell’esperienza musicale.
Anche stavolta è determinante l’apporto di William Parker in qualità di co-editore del volume.
L’approssimarsi a Lisa Sokolov implica anche un cenno alla sua ebraicità, già di per sé un’anima molto frastagliata, stratificata, nel controverso ma vitale e, forse, privilegiato scambio con la cultura africano americana, in una delle innumerevoli miscele di relazioni che hanno informato la storia del jazz e l’intera società statunitense.
Nel suo caso essa si esprime in una accezione non “radical”, come può essere intesa quella assertiva di John Zorn, seppure ad essa adiacente, ma che trasuda attraverso il suo entusiastico impegno in un rigoroso training da cantore laico che si aggiunge alla formazione della Sokolov.
Per giunta ciò è rispondente alla vocazione artistica della sua famiglia: un nonno cantore non liturgico, secolare, il padre pianista stride e l’altro ramo genealogico invece dedito alla coreografia che le ha tramesso l’arte del movimento nella sua visione.
Ad ogni modo, il canto torching, il tono implorante, certi lussuriosi microabbellimenti e il suo scatting possono assumersi come cascami del dialogo con quella potente tradizione .
Solenne, stentorea, drammatica o ironica e cantilenante, che scavi o strizzi ogni singola parola o che graffi o smalti o faccia vibrare la superficie fonica non verbale, sia nel suo personale stiramento degli standards e delle canzoni popolari, sia che s’immerga negli abissi della pura improvvisazione o che, anfibia, ascenda al cielo in puro respiro o in ampie arcate iridescenti, la gamma espressa dalla vocalità di Lisa Sokolov è comunque un’avventura acustica totalmente appagante perché continuamente trasformante.


 

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