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Jerre Mangione, uno scrittore con swing (seconda parte)

Scritto da Carmelo Sardo on . Postato in Articoli

Un breve ritratto dello scrittore Jerre Mangione (1909-1998). Uomo acuto e curioso, profondo nelle analisi di ciò che lo circondava e attirava, Mangione ha saputo tratteggiare in maniera esemplare molti aspetti del costume americano, di quello siciliano e di quello siculo-americano in costante evoluzione lungo il Novecento. Appassionato di jazz, per lui è stato un ''affare di famiglia'', essendo zio di Chuck e Gap Mangione.


Jerre MangioneGiunto in Sicilia nel tardo inverno del 1947 (via Napoli, dove viene ricevuto niente meno che da Benedetto Croce), Mangione non è ancora stato tradotto in italiano, nonostante qualcuno con le antenne puntate verso la letteratura americana contemporanea (come Elio Vittorini) si accorge di lui. Aveva esordito nel 1943 con l'autobiografico – manco a dirlo – ''Mount Allegro''. Nel 1943, dunque, Mangione pubblicava il suo primo libro, mentre il jazz (preminente nella sua accezione swing) sbarcava ''ufficialmente'' in Sicilia.
Con lo sbarco degli Alleati del 10 luglio 1943 anche al jazz viene riservato un significativo ruolo quale strumento di propaganda. Radio Palermo, che diventa la prima emittente liberata, si dota di un'orchestra stabile (chiamata ''4503'' e con sigla d'apertura la famosa ''Moonlight Serenade'' di Glenn Miller) grazie all'interessamento di un trombettista la cui figura è avvolta da un'aura mitica. Scrive Renato Messina nel suo ''L'Isola Sincopata – origini e diffusione del jazz in Sicilia'': ''L'incarico venne affidato ad un trombettista americano, di cui è ancora viva nella memoria di chi lo conobbe la stupenda sonorità, ma non il nome. Tale trombettista, che sarà il primo istruttore e direttore dell'orchestra, reperì i musicisti attraverso l'ingaggio di coloro che già suonavano per gli americani nel loro Circolo di via Cavour, e, in secondo luogo, tramite un concerto saggistico che egli stesso diresse al Teatro Massimo con l'orchestra sinfonica del teatro arricchita di elementi jazzistici''. Impegnata in un'attività tutt'altro che effimera (dopo varie incarnazione continuerà ad esibirsi fino agli anni Sessanta), nel marzo 1947 l'orchestra ''4503'' vede alcuni suoi elementi confluire nella ''Winter Garden Club Orchestra''.
Nel frattempo Mangione è alle prese con la rovente campagna elettorale della primavera 1947, che avrebbe portato alle elezioni del 20 aprile e conseguentemente alla costituzione dell'Assemblea Regionale Siciliana, battezzata pochi giorni dopo il voto con il sangue di Portella della Ginestra. Il 13 aprile si reca a Catania per sentire l'aria che tira al comizio di Palmiro Togliatti. Da animale politico qual era, il leader comunista sapeva perfettamente quanto anche un numero cospicuo di militanti del suo partito fosse esposto al sensibile nervo religioso nella cattolica Sicilia. Sicché parte del suo repertorio etneo (resocontato in ''Voce di Sicilia'' del 13 e 15 aprile), come l'accento posto sui determinanti voti comunisti all'Assemblea Costituente con l'art. 7 che avrebbe assicurato la ''pace sociale e religiosa'' al Paese, era funzionale a questo.
Di ritorno ad Agrigento da Catania, lo zio Stefano, che a differenza dello zio Nino di Rochester era devoto, rimase sorpreso nel sapere che Jerre si era spinto fin lì per assistere ad un comizio politico. ''Che differenza fa, chi vince le elezioni?'', disse al nipote. ''Qualsiasi cosa succeda alla Sicilia dipenderà dalla volontà di Dio e da nessun altro'', aggiunse. A Jerre venne spontaneo rilevare e far dunque presente quanto invece la Chiesa fosse attiva e più pragmaticamente interessata al risultato che sarebbe emerso dalle urne anziché riporre le aspettative ''solo'' nel volere divino. Lapidario, lo zio Stefano rispose: ''Perché ci sono molti preti che o non hanno abbastanza fede nella volontà di Dio, oppure non capiscono la volontà di Dio nel modo in cui la capisco io''. Alla fine della fiera non in molti rimasero ad ''interloquire'' con Dio come lo zio Stefano/De Gasperi, in un Paese reale fatto di Andreotti che parlano con preti più pratici che spirituali e con un Togliatti che (saggiamente? arrendevolmente?) non andava più del ''dovuto'' allo scontro frontale.
Scrive Mangione: ''In origine avevo progettato di trascorrere la maggior parte del mio soggiorno siciliano a Porto Empedocle e Agrigento ma presto cominciai ad essere impaziente. Sentii un bisogno urgente di trovare un diversivo in nuovi volti e nuove esperienze. Col pretesto di voler osservare il progresso della campagna elettorale nella capitale sicula, lasciai Agrigento due giorni prima del voto''.
Queste nuove esperienze le vive con piacevolezza anche al ''circolo all'americana'' del Giardino d'Inverno, elegante locale notturno della città ove era stanziale la ''Winter Garden Club Orchestra'' di cui si accennava prima. Qui, dopo tanto vino e dialetto siciliano delle settimane precedenti, ritrova il gusto di parlare in inglese con i corrispondenti del ''New York Times'' del ''New York Post'' e della ''Associated Press'', di sorseggiare Martini Dry e di ballare al ritmo del tanto amato jazz americano. E non solo atmosfera dilettevole, ma anche utile, con uno degli episodi che segnano le battute finali della campagna elettorale nel mezzo di un aspro scambio di vedute tra il proprietario del locale, monarchico e candidato egli stesso alle elezioni, ed uno dei giornalisti americani che di contro sosteneva le ragioni della neonata repubblica sottolineando questa contraddizione in termini dei monarchici, i quali, seppur sconfitti al referendum del 2 giugno 1946, prendevano comunque parte al sistema repubblicano.
Per la Palermo jazzistica a cavallo tra gli anni Quaranta e Cinquanta la presenza del Winter Garden fu di cruciale importanza, sia in quanto palestra per musicisti del posto come il sassofonista Vito ''Blly'' Pantaleo della ''Winter'', tornato dagli Stati Uniti nel 1943 al seguito delle truppe alleate e che ha avuto il merito - scrive Messina - di aver fatto da ''tramite tra gli americani e i musicisti locali per la costituzione dell'Orchestra (il primigenio nucleo della ''4503'', ndr) che sarà il maggior trampolino di lancio per il jazz in Sicilia'', e sia in quanto una delle cornici per le iniziative del nascente Hot Club cittadino.
La campagna elettorale finisce, e dal voto sarebbe uscito vittorioso il blocco garibaldino social-comunista. Tuttavia questo non basta, ed i rapporti di forza tra le compagini politiche in campo cambiano. Il resto è storia.
Mangione ritorna in America: ''A guardar indietro, l'agio spirituale che trovai nei siciliani fu la caratteristica più sorprendente del mio soggiorno. Mi ero messo in mare a New York con riluttanza e con presentimenti, sicuro che i siciliani fossero delusi e amareggiati dall'incontro con la guerra. I timori mi abbandonarono allorché misi piede sull'isola. Mi sentii alla presenza di un'antica saggezza che trascendeva ogni sconfitta. C'era dissenso, ma l'atmosfera generale era chiara e stimolante. L'aspetto da cane bastonato che avevo visto durante il fascismo non c'era più; non c'erano nemmeno i patrioti sussiegosi e il falso nazionalismo. C'era vita a profusione – vibrante, calda, e intensamente umana. Eppure le infezioni del fascismo si potevano ancora notare. C'erano spettri di dittatura, da destra e da sinistra, pronti a prosperare su povertà e confusione.
C'era libertà, ma solo pochi comprendevano che cosa preziosa fosse; non tutti sapevano come usarla. C'erano quelli che sceglievano di interpretarla come libertà dalle responsabilità. Altri erano pronti a scambiarla per le promesse di aspiranti tiranni. Ci sarebbe voluto tempo, anzi anni di esperienza di libertà, prima che la maggioranza potesse assorbire ciò che i vecchi avevano quasi dimenticato e i giovani non avevano mai conosciuto: il significato e il valore del processo democratico. Ma nel frattempo, si poteva facilmente essere ottimisti, perché la forte fiducia nella vita e il talento ben radicato di sopravvivere ai peggiori assalti erano tanto promettenti e impressionanti quanto la primavera siciliana''.
Sarebbe passato ancora qualche anno (1960), ed anche Chuck e Gap Mangione avrebbero esordito con il loro superbo sestetto ''Jazz Brothers'' sotto la supervisione di Cannonball Adderley. Gap Mangione dice: ''In questo modo (riferendosi agli anni Trenta di Jerre della dichiarazione precedente, ndr) ha preso interesse per il jazz e che sarebbe durato tutta la sua vita. Quando Chuck ed io abbiamo iniziato a suonare la nostra musica, lui naturalmente era interessato e di supporto. Aveva tutti i nostri album e veniva a sentirci quando suonavamo vicino a dove abitava".
Gerlando ''Jerre'' Mangione, dal 1961 Professore emerito di Letteratura americana presso l'Università della Pennsylvania, e dopo una prolifica attività saggistica e narrativa, muore nella sua casa di Haverford Pennsylvania (lasciando la moglie Patricia) il 16 agosto 1998 all'età di 89 anni.

 

Commenti   

#2 Ennio Pittureri 2018-05-04 20:09
Con grande emozione scopro questa orchestra di cui Salvatore Pittureri era parte , era mio zio , che purtroppo per un dissidio fra fratelli si erano rotti i rapporti . Salvatore non accettava la moglie di mio padre Giuseppe. Mio padre ne era molto dispiaciuto ma fra loro non ci furono più rapporti . Poi mio padre si trasferì a Bologna e questa distanza non facitito’ i contatti . Sapevo che mio zio Salvatore suonava ma non sapevo altro. Se qualcuno può darmi notizie su di lui mi farebbe piacere .
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#1 Alessandra 2016-02-19 22:33
Vito "Billi" Pantaleo , è il mio bisnonno, Sua figlia (mia nonna) è qui a leggere l'articolo , è emozionata . Grazie
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