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Miles Davis è vivo e lotta insieme a noi!

Scritto da Carmelo Sardo on . Postato in Articoli

Quando la figura di Davis si cala nel capoluogo siciliano nascono sempre delle storie surreali, talmente inverosimili da risultare paradossalmente verosimili. Come di quella volta che, arrivato in città (così dice la leggenda), sentendo delle canzoni di Nino D'Angelo (siamo negli anni Ottanta) provenire dallo stereo del taxi pretese di essere portato in un posto dove poter acquistare le cassette del Nino nazionale.


Miles DavisQualche anno fa (metà anni 2000), seduto al tavolino di un bar di Palermo in compagnia di un amico e di un nostro conoscente, quest'ultimo ci diede notizia del concerto che Miles Davis avrebbe tenuto da lì a qualche giorno in città. La fortuna volle che in quel preciso istante non stessi bevendo il mio drink, altrimenti sarebbe stato altamente probabile dare vita a quel cliché cinematografico che vuole colui che sta bevendo sputare il sorso allorché sente qualcosa di stupefacente.
Scongiurato questo bagno fuori programma che avrei riservato lui in caso contrario, feci presente che il buon Miles aveva tirato le cuoia già da oltre dieci anni. Per farla breve: questo era irremovibile, ed anzi, col tipico tono sorpreso di chi crede che chi stia sbagliando sia l'altro, rilanciava e avvalorava questa sua convinzione affermando di averne visto il nome sul manifesto della rassegna della quale si parlava. Lì per lì rimasi spiazzato; alla fine, dopo altri passaggi, ne venimmo a capo: si trattava di un tributo al trombettista, e quindi va da sé che il nome doveva esserci per forza. Non mancammo di canzonarlo, ovviamente.
Quando la figura di Davis si cala nel capoluogo siciliano nascono sempre delle storie surreali, talmente inverosimili da risultare paradossalmente verosimili. Come di quella volta che, arrivato in città (così dice la leggenda), sentendo delle canzoni di Nino D'Angelo (siamo negli anni Ottanta) provenire dallo stereo del taxi pretese di essere portato in un posto dove poter acquistare le cassette del Nino nazionale; e così, l'autista del taxi pensò bene di condurlo in uno dei mercati della Palermo popolare, dove avrebbe trovato sicuramente ciò che cercava. Ci piace pensare che le cose andarono realmente in questo modo.
A colorare ancora di più di verosimiglianza la storia è la figura di Billy Preston. Era il 1991 quando il grande Billy sbarcò in Italia per suonare in un disco di D'Angelo (''…e la Vita Continua''); e il fautore di questo curioso incontro musicale sarebbe stato proprio Miles, che avrebbe parlato a Preston di D'Angelo. Questo ci sta tutto; una resurrezione come quella del mio conoscente è un pelo più difficile.
Almeno fino a queste ultime ore. Pare che Miles, celato nelle anagrammate spoglie di Selim Asvid, stia beneficiando della ''Legge Mingus'' intascandosi €1.800 a scapito della italica collettività.
Questo stando a Fabrizio Bracconeri, attore abbastanza familiare al grande pubblico avendo avuto il massimo della popolarità negli anni Ottanta, con l'esordio nei panni di Enzo in ''Acqua e Sapone'' di Carlo Verdone per poi interpretare, dopo una manciata di altre commedie, il personaggio di Bruno Sacchi nella serie cult ''I Ragazzi della III C''. Cosa è successo: è successo che un geniale buontempone ha pensato bene di prendersi gioco del Nostro, ''twittandogli'' una foto artefatta (la foto è di un eccentrico Miles degli anni Ottanta) nello stile che piace a sensazionalisti e sconclusionati di ogni risma, che ritrae questo famigerato profugo ''Selim Asvid'' reo di vivere con un sussidio appunto di €1.800 in virtù di questa ''Legge Mingus'' (questo è un vero colpo di genio).
Bracconeri, come un toro che vede sventolare il drappo rosso, è partito all'istante col re-tweet. Per chi avesse la sventura di imbattersi nella sua bacheca di twitter, la bacheca di un uomo se non disturbato quanto meno ossessionato, noterà che questo è solo un episodio, uno dei tanti, vomitati senza criterio avendo come obbiettivo le solite categorie e/o tematiche: gli immigrati, l'uscita dalla moneta unica etc.
Giorni difficili per il jazz, in balìa, suo malgrado, di personaggi (come abbiamo visto di recente a Milano) che già accostarli anche per sbaglio a questa musica ne ledono e ne mortificano la secolare storia. Noi ci siamo. Ed anche Selim Asvid; che magari, volendo un giorno tornare in Africa, passerebbe prima da Palermo per un concerto. Cercherò di avvisare per tempo il mio conoscente.

 

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