Stampa

Il quartetto di Coltrane. 50.mo anniversario di un matrimonio interrotto (2° parte)

Scritto da Donatello Tateo on . Postato in Articoli

Il rito delle commemorazioni e degli anniversari è imprescindibile. Ma quando non condotto nelle esatte modalità esso rischia di perdere potenza nel pietrificare l’oggetto commemorato nei limiti dell’illusionismo di una cornice fotografica. Il rito è - sì – rappresentazione, ma viva. Appunto come ogni altra espressione d’arte, che assume valore reale soltanto quando fa esplodere e supera i limiti del mezzo espressivo.


John Coltrane30.9.1965 “Out Of This World, Part 1&2” @Penthouse club di Seattle
https://www.youtube.com/watch?v=_W47Jk2YXFg&list=PLd56fNeWVkFm-2yZRPGyodhiDkHut2SGt&index=2

Oltre all’ingresso nel quartetto di quel complemento espressivo di Coltrane che fu Pharoah Sanders, attenendosi a quelle pubbliche dichiarazioni rilasciate da Coltrane e McCoy Tyner esposte in chiusura della prima parte di questa sommaria ricognizione, risultano indizi che quella simbiosi vivente subì spinte centrifughe che andavano esaurendone la stabilità interna, ma per procrearsi in forme di vita nuove in virtù proprio della maturità e autonomia artistica dei membri (restando soltanto alla produzione discografica, ciò è particolarmente avvertibile in McCoy Tyner).
Un indizio della trasformazione nel corso del 1965 risiede anche nel largo predominio di nuove composizioni/referenti di Coltrane nel suo repertorio (“Brazilia”, “Song of praise”, “Dear Lord”, “One down one up”, “After the crescent”, “Transition”, “Vigil”, “Welcome”, “Dusk dawn”, “Living space”, “Sun ship”, “Amen”, “Attain”, “Ascent”,” Cosmos”, “Evolution”, “Om”, “Selflessness”, “Kulu se mama”, le cinque sezioni della suite “Meditation”(“The Father and the Son and the Holy Ghost”, “Love”, “Compassion”, “Joy”, “Consequence”, “Serenity”
Peraltro quell’anno, il 6 agosto, vi fu anche la nascita del figlio Ravi dalla nuova relazione di Coltrane con Alice Mc Leod.
Al ritorno del tour estivo europeo tra Francia e Belgio (Antibes, Parigi, Comblain La Tour) la doppia band nella concezione di spazio sonoro di Coltrane ebbe un esempio di configurazione congiunta nell’autunno seguente.

14.10.2015 “Selflessness” @Western Recorders, Hollywood
(ottetto = il quartetto “raddoppiato” con Pharoah Sanders (sax tenore) Donald Garrett (clarinetto basso, basso), Frank Butler (batteria e percussioni), Juno Lewis (voce, percussioni)
https://www.youtube.com/watch?v=WPPFBgD-8jA

Se in “Ascension” (realizzato a fine giugno) il quartetto era polverizzato nell’ampio collettivo, è ancora la base portante in un’altra opera del 1965 (“Meditations”) di più accentuato ampio respiro (qui la forma è quella di suite).
Fu eseguita e registrata in due versioni, la prima delle quali fu pubblicata solo 12 anni dopo in “First Meditations”, mentre la seconda, successiva di tre mesi e con una sezione iniziale aggiuntiva, è di fatto l’epilogo del sodalizio storico.

2.9.1965 “Compassion” - @Rudy Van Gelder studio in Englewood Cliffs
https://www.youtube.com/watch?v=_SPliwzxJuY&list=PLUsANDoxNzqNfNUEVkR-jc4dMaw2mDF5L&index=2

23.11.1965 “The Father, The Son & The Holy Ghost/Compassion” @Rudy Van Gelder studio in Englewood Cliffs
(quartetto più Pharoah Sanders (sax tenore) e Rashied Alì (batteria)
https://www.youtube.com/watch?v=hykgV1Ms-hM&list=PL1217D5873CFEDA58

Si è sempre fatto presente il fervore mistico di Coltrane che, in quel momento storico traumatico qui celebrato, avrebbe subìto un’accelerazione, insieme alla conduzione ai limiti estremi della sua propria prassi, matrice staminale che Coltrane scolpì da ogni angolazione, percependovi ogni minimo movimento e rapporto e, chissà, osservandovi una reale creatura formarsi ed epifanizzarsi fra le mani, per scalarne gli abissi e poi dominarne le derive.
Una procedura che ha sempre suscitato all’ascolto quella forte sensazione di moto quasi spiraliforme, mai conclusivo, tanto nella urgenza della singola performance quanto nell’ampiezza dell’intero percorso artistico e umano, un moto che riverbera potente tutt’oggi.
Alcuni sostengono la tesi che il misticismo, per sua stessa natura, tenderebbe più a confermare l’autorità di una Regola che a metterla in discussione: non necessariamente una eresia, anzi, seppure espansiva è un’attitudine ancora essenzialmente obbediente.
Da questo punto di vista quale sarebbe stata la Regola cui obbedì Coltrane? Si potrebbe dire proprio la Ricerca, integra nella sua disciplina del dubbio, quella di ordine superiore se non proprio per un Ordine superiore, nel suo continuo severo scrutinio di ciò che è vero e ciò che non lo è.
Quella risonanza mistica contemplativa emana dall’estrema concentrazione nella ripetizione di quel quotidiano continuo esercizio/preghiera, una sorta di circumambulazione intorno ad un centro, e così facendo, elevato a estasi.
Un criterio scientifico e sacrificale nel segno dell’attenzione, o meglio della non-distrazione, che a guardarlo oggi, forse proprio per questo connotato risulta profetico e rivoluzionario per i posteri e, chissà, salvifico per egli stesso.

2.2.1966 "Peace on Earth"
(il quartetto è svanito )
https://www.youtube.com/watch?v=HpczLi-vxSk