MONDO JAZZ
il blog del portale Tracce Di Jazz.
il jazz da Armstrong a Zorn. notizie, recensioni, personaggi, immagini, suoni e video
di Roberto Dell'Ava

Stampa

Blue Moon

Scritto da Roberto Dell'Ava on . Postato in Blog

 

In arrivo la Luna Blu. Dopo la Luna piena del 2 luglio, venerdì 31 il fenomeno si ripeterà per la seconda volta nello stesso mese e questa volta sarà Luna Blu. 

 

Che si verifichi due volte in un mese il fenomeno della Luna piena è possibile perchè il nostro satellite impiega 29,5 giorni a ritornare nella stessa fase. Dunque non è un fenomeno raro. L’ultima volta che c’è stata due volte Luna piena nello stesso mese è accaduto ad agosto 2012, mentre per rivedere lo stesso processo si dovrà aspettare gennaio 2018 oppure, per osservarlo ancora nel mese di luglio, dovremo attendere il 2034.  

Nei prossimi giorni però la Luna potrebbe apparire davvero blu per gli abitanti del Nord America. Una serie di incendi boschivi ha infatti sollevato fumi e microscopiche particelle che potrebbero “colorare” di azzurro la luce del nostro satellite regalando questo imprevisto spettacolo.  

 

Lune colorate di blu sono infatti state segnalate in concomitanza con alcune eruzioni vulcaniche come quelle del Pinatubo nel 1991 e Sant’Elena nel 1980.  

Fonte: http://www.lastampa.it/2015/07/30/scienza/il-luglio-arriva-la-luna-blu-xKStKIEsd3IJjJQQhiObvJ/pagina.html

Stampa

XXII Edizione dell'Atelier Musicale

Scritto da Roberto Dell'Ava on . Postato in Blog

(L’Avventura – Pensando a Giorgio Gaslini)

Il varo della ventiduesima edizione dell'Atelier Musicale conferma che questa stagione di concerti è  ormai diventata un momento centrale nella programmazione culturale e musicale milanese. Non solo, ma la crescita costante di presenze  all'Auditorium G. Di Vittorio e del numero di associati alla manifestazione avvenuta negli ultimi anni testimonia che, al di là del radicamento dei frequentatori storici, la rassegna prosegue nel suo significativo sviluppo raggiungendo un sempre più ampio numero di ascoltatori e appassionati, milanesi e non solo, di musica intesa in senso generale. 

E questo perché viene avvertita la natura di laboratorio culturale che contraddistingue l’Atelier, attento alla formazione del pubblico, curata attraverso programmi di sala e agili introduzioni critiche ai concerti, e in grado di allestire un cartellone originale, in cui esistono ancora le commissioni e le prime esecuzioni, l'attenzione per i giovani musicisti e le nuove proposte, la costante collaborazione con altre strutture musicali e la presentazione di progetti che altrimenti non si potrebbero ascoltare a Milano. 

Inoltre, l'organizzazione efficiente consente puntualità e prevede durate contenute dei concerti, tutti elementi apprezzati e frutto di una produzione culturale curata e non casuale.  L'orario delle 17.30 del sabato amplia poi le possibilità di partecipazione anche agli anziani e a chi risiede fuori dalla cerchia cittadina. 

Il programma della ventiduesima edizione propone in maniera ancora più marcata quell’intreccio tra musiche differenti che rappresenta un elemento chiave della nostra contemporaneità musicale. Rientrano in maniera particolare in questa linea i primi concerti,  a partire dalla ricerca musicale planetaria di Ottolini e all’incontro tra musicisti di paesi differenti dell’Orchestra di Via Padova e Fronteras Musicales Abiertas, il dialogo tra il piano jazz e quello classico in Piani Diversi, con Enrico Intra e Carlo Balzaretti, la scrittura jazzistica diGarbarino e la rielaborazione in Jazz di Mahler di Marco Gotti, il programma di Intorno a Satie dell’inedito Duo Severini-Cafiero, la lettura della musica di Lucio Dalla tra jazz e canzone d’autore, il teatro musicale di Elisabetta Vergani

Uno straordinario arcipelago di autori contemporanei per pianoforte è poi il leitmotiv del piano solo di Carlo Boccadoro, che fa il paio con l’originale repertorio del prestigioso Trio Faurè,  mentre la presenza di Bennie Maupin, storico partner di Davis in Bitches Brew,  rappresenterà il jazz americano (e anche europeo, visto il trio polacco che lo accompagna). Un grande songwriter quale Alec Wilderviene affrontato da un altro trio inedito, che segna pure il ritorno di Roberto Ottaviano all’Atelier mentre Cinzia Roncelli canterà le composizioni di Steve Swallow e Tony Arco proporrà la ripresa integrale, con gli arrangiamenti originali e la voce solistica di Gabrele Comeglio, di un importante progetto discografico realizzato da Art Pepper alla fine degli anni cinquanta. Il duo Guidi-Petrella, con Rava,presenterà la musica del suo ultimo Cd per ECM, in uscita nel 2016, al pari del nuovo quartetto di Antonio Faraò. Infine, a completare il quadro di una stagione che, nel suo complesso, rimane un unicum del panorama musicale non solo milanese, la grande festa-concerto per i novant’anni di Franco Cerri, che verranno compiuti il 29 gennaio, il giorno precedente all’appuntamento dell’Atelier.

 SCARICA IL PROGRAMMA

Stampa

Sappiamo fare critica ?

Scritto da Roberto Dell'Ava on . Postato in Blog

(...)c'è ancora parecchio asservimento a strutture o metri di misura fondati su uno standard da cui non si può uscire, e questo è il caso di chi scrive con la consapevolezza o l'obbligo di non poter "parlare male" di determinati artisti o determinati generi, perché si tratta di una specie protetta, oltre che della base stessa della propria attività. È il caso, spesso, di chi scrive di musica cosiddetta indipendente, mercato che non si salva affatto e da cui credo derivi il 50% del problema della musica di merda in Italia. Chi ne parla è molto spesso troppo indulgente, di un'indulgenza colposa, che serve a tenersi buoni in maniera democristiana artisti e fanbase, a non farsi troppi nemici, a non sollevare polveroni, a essere la voce del popolo. Il lavoro di un critico musicale non è certo l'egomania, d'accordo, ma soprattutto dagli anni 10 in poi, da quando Internet è la fonte inesauribile di artisti, tracce, album e temi di discussione, è necessario essere critici in senso etimologico. Non si può trattare ogni cosa allo stesso modo, mettere tutto sullo stesso piano, non ci si può nemmeno più permettere di essere democristiani e sfumati nei giudizi. È necessario distinguere, o quantomeno mettere in luce una distinzione, anche se questo comporta che in molti non saranno d'accordo con il giudizio di chi scrive. È necessario decidere di cosa parlare e come parlarne, altrimenti si rischia che i pochi validi si perdano tra i tanti mediocri. E per fare questo bisogna esporsi. Senza questo passaggio, senza l'esposizione, l'argomento "musica" non diventerà mai terreno di discussione, e finirà per diventare un ramo da recidere, perché nessuno alimenta più la sua linfa. 

Nei casi in cui esista una critica, la discussione viene spesso spostata dall'oggetto di cui si sta parlando al soggetto che ne parla. Questo è legittimo, perché, come dicevo, esporsi è fondamentale per condurre una critica sensata. Temo però che la convinzione che chi scrive in modo perentorio di un tema sia per questo un frustrato sia ancora troppo diffusa. La frustrazione esiste nel momento in cui scrivere di musica è una lotta continua e infinita e probabilmente persa in partenza, ma ciò non comporta che ci sia sempre un accanimento nei confronti di ciò che si attacca, né tantomeno che ci si senta Dio nel momento in cui si sentenzia su qualcos'altro. Semplicemente, l'argomento è talmente duttile da prestarsi a infinite interpretazioni, e chi ha gli strumenti per fornire una di queste interpretazioni dovrebbe farlo, senza temere attacchi ad personam, ma augurandosi di dare, nel migliore dei mondi possibili, il La per una discussione prolifica
 
L'autrice di queste righe, Virginia Ricci, si riferisce all'ambito della musica indie ma le sue considerazioni si potrebbero tranquillamente adattare con poche forzature anche all'ambiente jazzistico. Credo che tutti noi, io e gli amici di Tracce di Jazz, dovremmo riflettere su queste parole. 
Stampa

Memory of my friend

Scritto da Roberto Dell'Ava on . Postato in Blog

Le persone non smettono mai di mancarci Impariamo soltanto a vivere tenendoci dentro, in qualche modo, l'enorme abissale vuoto lasciato dalla loro assenza 
(Alyson Noel)

Passavamo sulla terra leggeri come acqua come acqua che scorre, salta, giù dalla conca piena della fonte, scivola e serpeggia fra muschi e felci, fino alle radici delle sughere e dei mandorli o scende scivolando sulle pietre, per i monti e i colli fino al piano, dai torrenti al fiume, a farsi lenta verso le paludi e il mare, chiamata in vapore dal sole a diventare nube dominata dai venti e pioggia benedetta. 

(Sergio Atzeni)

Ciao Adriano

Stampa

Il successo quando (non) te lo aspetti

Scritto da Roberto Dell'Ava on . Postato in Blog

Come facilmente ho previsto, a fuochi spenti ecco giungere le cifre, sempre entusiasmanti e sempre in crescita, a sottolineare un trend costantemente positivo.

Naturalmente la cosa mi fa piacere, Umbria Jazz rimane nel bene e nel male il festival italiano più importante. Sottolineo però che i numeri in crescita sono figli di scelte commerciali e non certo di progettualità e ricerca. Ma vediamo l'articolo preso dalla pagina degli spettacoli de La Repubblica:

Il successo quando non te l'aspetti. Nessuno, per primo lo staff di Umbria Jazz, avrebbe scommesso su 450 mila presenze, un milione e mezzo di incasso, 35 mila spettatori paganti. Cifre che oltrepassano l'edizione del quarantennale e che iscrivono quello appena concluso tra i festival riusciti meglio, capace di mettere d'accordo pubblico e critica. A tal punto che, abbastanza curiosamente, nella conferenza stampa di bilancio non è stato previsto uno spazio per le domande. Sarà il caldo, così inedito nella ventosa Perugia, così vessatorio all'interno del Morlacchi, l'adorabile fornace in cui si sono tenuti gran parte dei concerti, quelli che potremmo chiamare d'essai o da camera. Tra gli eventi di cartello all'Arena Santa Giuliana, il primato spetta, neanche a dirlo, alla coppia Bennett-Lady Gaga, con oltre cinquemila spettatori. Qualche centinaio in meno per il duo Caetano Veloso e Gilberto Gil, quattromila per Paolo Conte e 3.500 per i Subsonica. Seimila, invece, le presenze totali in teatro.

Dire che non ci si aspettava il successo è panzana bella e buona, a che scopo allora invitare stelle pop nazionali e internazionali che nulla possono aggiungere ad una progettualità e ad una evoluzione del linguaggio jazzistico ?. Esaminando i numeri ci sono altre "stranezze": 450 mila presenze e 35 mila paganti ? E gli altri 415 mila cosa erano ? Portoghesi, giornalisti con il pass o magari semplici "passeggiatori" del corso Vannucci che tra una chiacchiera ed una birra ascoltavano distratti i soli concerti gratuiti ?

Più avanti, leggendo l'articolo de La Repubblica si parla anche di oltre 100 mila iterazioni tra Facebook e gli altri social. Non tengo contabilità, ma spesso sono andato a leggere anch'io, giusto per farmi una opinione anche se a distanza: ebbene, tra i commenti su Facebook la percentuale dei "critici" (per usare un eufemismo) era piuttosto alta. Evidentemente tutto fa spettacolo, non importa se se ne parla male, l'importante è che se ne parli.

Il successo ha messo "d'accordo pubblico e critica" tanto che nella conferenza stampa finale "non è stato previsto uno spazio per le domande".  Un tocco comico, sicuramente per eccesso di zelo: nessun "giornalista" avrebbe avanzato critiche, e su che cosa poi ?

Ultima annotazione meteorologica: per l'articolista a Perugia pare che "il caldo sia inedito" . Mah, forse gli si era guastato il climatizzatore in camera, nelle numeroso volte che sono stato a Umbria Jazz il caldo è stata la costante principale.....

Gustoso anche il pezzo del Giornale dell'Umbria:

L'immenso afflusso di pubblico a Perugia, circa 450mila presenze complessive, e la grandissima partecipazione ai concerti dell'edizione di quest’anno, tutti di altissimo livello, sono la riprova che il marchio UJ funziona e che il jazz sta vivendo uno dei suoi momenti più felici nel mondo e in particolare in Italia, come dimostrano anche gli ottimi risultati dei concerti nei teatri, spazi riservati al jazz più autentico nelle sue diverse espressioni, tradizionali e moderne.
I numeri sono quelli dei tempi migliori, di quando la cultura non era un lusso, ma al contrario, una voce importante del bilancio.

Qui si dice che "il jazz sta vivendo uno dei suoi momenti più felici nel mondo" e difatti se si va a vedere quali sono stati i concerti con il maggior numero di spettatori si scopre che il primato spetta a Tony & Gaga, seguiti da Gil e Caetano, poi Paolo Conte e infine i Subsonica. Non c'è che dire, un vero momento di splendore jazzistico e a prezzi di saldo.....

http://www.repubblica.it/speciali/spettacoli/umbria-jazz/umbria-jazz2015/2015/07/19/news/umbria_jazz_2015_bilancio-119417984/

http://www.giornaledellumbria.it/article/article230335.html

Stampa

R.I.P. John Taylor (1942-2015)

Scritto da Roberto Dell'Ava on . Postato in Blog

Con un tweet Dave Holland annuncia la scomparsa dell'amico John Taylor avvenuta venerdi' sera in seguito ad un attacco di cuore. Il pianista stava suonando nella band di Stephane Kerecki al Saveurs Jaz Festival, in Francia. Sentitosi male sul palco è stato soccorso e rianimato ma purtroppo è deceduto più tardi in ospedale.

Taylor era un musicista rispettato e amato, figura di riferimento in Gran Bretagna per almeno mezzo secolo. Ancora adesso svolgeva la sua attività di musicista ed insegnante ed aveva un fitto carnet di concerti in tutta Europa. 

https://twitter.com/TheDaveHolland/status/622460917150785536

Stampa

Sciocchezzario

Scritto da Roberto Dell'Ava on . Postato in Blog

Luca Conti nel suo editoriale sul numero di Musica Jazz in edicola  evidenzia le sciocchezze varie scritte dai quotidiani italiani sulla scomparsa di Ornette Coleman. Ogni volta che un evento di natura jazzistica arriva alle prime pagine la situazione si ripete. Ora è la volta di Umbria Jazz, un festival un tempo significativo e ora completamente nazional popolare nel senso più deteriore del termine, tanto da scatenare le assurdità più involontariamente comiche. Eccone un piccolo assaggio:

LA NOTTE DEI PURISTI

(ANSA) - PERUGIA, 15 LUG - Herbie Hancock e Chick Corea sono tornati a Umbria Jazz, due anni dopo l'esclusiva mondiale "regalata" al festival nel 2013. Rispolverando la formula dei due pianoforti in un tour che li vede di nuovo insieme in giro per il mondo. Nella nuova uscita a Uj, il concerto più atteso dai puristi, la musica era meglio organizzata, ma alla maggiore consistenza non ha corrisposto un pari contenuto emotivo.

Fonte: http://www.ansa.it/sito/notizie/cultura/musica/2015/07/15/hancock-corea-a-uj-la-notte-dei-puristi_450b44ba-3d92-45b1-9f53-4ad54f5905fe.html

LA MUSICA PIU' CREATIVA DEL 900'

Arbore, durante l’intervista condotta da Daniela Lami e Francesco Locatelli, ha lanciato anche un appello alle istituzioni affinché “diano una mano alla canzone italiana”. “La canzone italiana – ha spiegato il musicista pugliese - è stata la musica più creativa del ‘900. Sono nati degli artisti come Claudio Villa, Modugno, Battisti, Celentano, De André, De Gregori e Gino Paoli che hanno prodotto delle canzoni straordinarie. Per questo la musica italiana dovrebbe essere aiutata dalle istituzioni per promuovere il nostro Paese. In Italia non la promuoviamo ma la facciamo scoprire attraverso faticosissime tournée di artisti come quelli del jazz. È impossibile che in America non sappiano chi è Lucio Dalla che ha scritto opere straordinarie. Conoscono solo alcuni come Bocelli o il Volo ma tanti altri musicisti non sono conosciuti. Questa è una battaglia necessaria”.

Fonte: http://www.ilvelino.it/it/article/2015/07/15/musica-renzo-arbore-jazz-italiano-uneccellenza-come-la-ferrari-fellini/f8a63a78-1c77-4e88-b84c-12ba5de69b01/

CLAMORE

La presenza di questa sera di Lady Gaga potrebbe semplicemente essere letta così, un passaggio importante dentro una carriera altrettanto importante. Del resto, a voler essere pignoli, va detto che già nella prima edizione, nel 1973, fece clamore la presenza in cartellone della Solar Arkestra di Sun Ra, figuriamoci se ci si deve meravigliare per quattro insulti rivolti a una popstar internazionale come Lady Gaga.

Fonte: http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/07/15/lady-gaga-a-umbria-jazz-la-rete-insorge-che-ci-fa-miss-germanotta-sul-palco-di-perugia/1875560/

LADY GIGIONA

Lei giocherebbe in casa pure in Lapponia, una confidenza innata con il pubblico che la rende sicura, a volte coraggiosa nell'accettare sfide pericolose, altre volte vittima della citazione iconografica e canora, col risultato di diventare Lady Gigiona. 

Fonte: http://www.repubblica.it/spettacoli/musica/2015/07/15/news/gaga_bennet_umbria_jazz-119169427/?ref=HRERO-1

JAZZ DA ESPORTAZIONE

Il Jazz italiano, ha sottolineato Arbore, è “il secondo del mondo ma per certi versi quando si trasforma in sperimentale allora diventa un jazz autonomo da esportazione, con artisti che non hanno il loro corrispondente negli Stati Uniti. Quando mi sono affacciato al jazz, quello italiano era una derivazione di quello americano, era fatto ad imitazione. Noi italiani eravamo sempre ispirati da un gruppo americano. Oggi non è più così, perché il jazz italiano è del tutto autonomo”.

Fonte: http://www.ilvelino.it/it/article/2015/07/15/musica-renzo-arbore-jazz-italiano-uneccellenza-come-la-ferrari-fellini/f8a63a78-1c77-4e88-b84c-12ba5de69b01/

FOLKLORE

La cosa buffa, perché queste polemiche vanno ovviamente prese per quel che sono, cioè folklore, è che la presenza di Lady Gaga a Umbria Jazz non è certo un unicum, perché già quest’anno, per dire, sono passati di lì i Subsonica, in versione rivista per l’occasione grazie alla collaborazione col Barber Mouse trio, ma pur sempre dei Subsonica stiamo parlando. E anche nelle precedenti edizioni Perugia ha ospitato anomalie, che forse per la minore presenza dei social, non ricordiamo avessero avuto tutto questo clamore. Qualche nome: Alicia Keys, per dire, nel 2008, e, nella stessa edizione, addirittura i R.E.M.. In precedenza aveva calcato quel palco anche uno Sting non ancora assurto a star globalizzata (era il 1987, e in effetti la polemica allora fu piuttosto accesa) e in seguito anche Phil Collins, passato impunemente dai Genesis alle canzonette pop. 

Fonte: http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/07/15/lady-gaga-a-umbria-jazz-la-rete-insorge-che-ci-fa-miss-germanotta-sul-palco-di-perugia/1875560/

RISCHIO COCCOLONE

Impossibile, tuttavia, non soffermarsi ancora sul look della pop star newyorkese, come se non fosse già torrida questa edizione di Umbria Jazz. Il cosiddetto "rischio-coccolone" giunge sulle note di "I can't give you anything but love, baby", quando lei compare a Bennett in tuta rossa totalmente trasparente. Il vecchio Tony regge la botta e anzi replica alzando il ritmo della serata. Finisce con loro due abbracciati sul palco, la Bella e la Bestia (intesa come inossidabile bravura) e il pubblico tutto in piedi.

Fonte : http://www.repubblica.it/spettacoli/musica/2015/07/15/news/gaga_bennet_umbria_jazz-119169427/?ref=HRERO-1