MONDO JAZZ
il blog del portale Tracce Di Jazz.
il jazz da Armstrong a Zorn. notizie, recensioni, personaggi, immagini, suoni e video
di Roberto Dell'Ava

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Rivers and Streams

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Pianista e compositore ucraino,Lubomyr Melnyk ha inventato la tecnica della continuous piano music, una sorta di flusso ininterrotto di note da ascoltare a occhi chiusi. Innovatore e sperimentatore dagli anni '70, Melnyk è rimasto nell'ombra per lungo tempo, ignorato da tutti. A scoprirlo, oggi che ha 66 anni, è stata una nuova generazione di pubblico internazionale, fatta di ascoltatori giovani e curiosi, con un background legato alla musica elettronica,

Sono loro che hanno iniziato a diffondere la sua musica, con un passaparola cominciato nel 2013, subito dopo la pubblicazione del primo album Corollaries. Due anni ed un mini album dopo (evertina), esce ora Rivers and Streams (Erased Tapes/Audioglobe) in cui il pianista esprime la sua strordinaria tecnica, che gli consente di suonare fino a quattordici note al secondo per ogni mano: una cascata di suoni che richiama il rumore della pioggia, i temporali, il silenzio, l'alba, i passi di un uomo. Una vera esperienza mistica.

Melnyk, che per anni ha vissuto ai margini della povertà, accompagnando al piano le lezioni di danza di Carolyn Carlson all'Opera di Parigi, nonostante la svolta inaspettata nella sua carriera resta un nomade inquieto. Ha un numero di cellulare svedese, ma al telefono risponde da un piccolo albergo di Lisbona. "non ho una dimora stabile" ammette, "giro per il mondo con la mia musica. E' lei il mio viaggio. <mi da la libertà di giocare con lo strumento. Siamo solo io e il mio pianoforte: due bambini che camminano mano nella mano su un grande prato."

Guido Andruetto, D di Repubblica, 5 dicembre 2015

Ho ascoltato Rivers and Streams e l'ho subito trovato un album affascinante. Non ho avuto le visioni mistiche  di cui parla l'autore dell'articolo, francamente piuttosto esagerate e ingenue, ho trovato invece molti punti in comune con i minimalisti americani. L'ascolto del brano che posto, Parasol,  non può non richiamare immediatamente Philip Glass e le sue composizioni per pianoforte, però filtrate da una diversa sensibilità, intrigante, ammaliante. 

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Gigioni

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"Il documentario "Essere Gigione" ha ottenuto l'Interesse Culturale da parte del Mibact. È un passo irrilevante per l'umanità, ma una conquista significativa per chi ha deciso di supportarmi in questa folle avventura".

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Stile

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Nella scrittura, cosi' come nella vita, ognuno ha uno stile proprio e che piaccia o meno è solo questione di gusti. Ecco, argomentare di musica, più in particolare di un musicista, come se si stesse spettegolando dell'ultimo amorazzo di una velina (una velona nel caso in questione ) o fantasticando sulle influenze letterarie nella vita di un  calciatore medio non rientra tra le letture che prediligo.

Più Archie Shepp o Gegè Telesforo? C’è dibattito su questo cristone di Los Angeles, se e quanto l’hype intorno al suo sassofono jazz e alla palandrana alla Sun Ra significhi la rinascita di un genere, altrimenti confinato nel ghetto dei puristi, oppure sia l’ennesimo ripescaggio hipster, financo dell’odiata fusion. Kamasi, che per stazza e stile ricorda LeBron James e Questlove dei The Roots, ha il sorriso zen di chi è riuscito a portare a un concerto jazz – questa sì, una rivoluzione – anche un folto gruppo di ragazze in tenuta da clubbing 

Continua a leggere qui: http://www.rollingstone.it/musica/interviste-musica/kamasi-washington-libera-jazz/2016-01-01/

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Una lacrima sul viso

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Aretha Franklin ha rubato la scena ieri (29 dicembre) al Kennedy Center a Washington, durante la consegna degli omonimi premi, con un’interpretazione di “(You Make Me Feel Like) A Natural Woman”. La canzone, scritta da Carole King e Gerry Goffin, ma resa famosa dalla Franklin, ha avuto un effetto particolare su Barack Obama presente in sala e suo grande fan. La cantante, che ha eseguito il brano al pianoforte, è riuscita a far commuovere il presidente. La scena è stata documentata da una foto in cui si vede Obama asciugarsi una lacrima. Per ricordare che è la “regina del soul”, Aretha Franklin, 73 anni, durante l’esibizione si è addirittura tolta la pelliccia facendo impazzire il pubblico.

http://www.lastampa.it/2015/12/30/multimedia/spettacoli/aretha-franklin-ancora-magnifica-la-sua-voce-fa-commuovere-obama-J8FeSNq69Za8Qysyuv3IjL/pagina.html

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Non ci penso proprio

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Punto primo, mai prendere sul serio una popstar al di fuori delle canzoni. Punto secondo, mai dimenticare che la musica è soltanto una componente della merce, spesso nemmeno quella principale. Ecco le due regolette auree – soltanto apparentemente contraddittorie – per discutere di musica pop.

Questo vale ad ogni latitudine e, a maggior ragione, nel piccolo stagno dell’industria discografica italiana – che nel 2014 era ancora un settimo di quella inglese. Così, quando sentiamo un interprete di canzoni esprimersi in modo diretto su episodi specifici della cronaca politica, quando lo vediamo farsi portavoce non richiesto dell’indignazione popolare, ricordiamo sempre che costui sta semplicemente cercando di vendere la sua roba.

Il connubio tra pop e politica dei nostri anni Settanta rappresenta un fenomeno probabilmente irripetibile, se non altro perché è lo stesso universo della politica ad essersi contratto ai limiti della scomparsa. Nella stagione dell’antipolitica, rottamata la Sinistra e seppellito il Primo Maggio, la figura del cantautore impegnatoha cambiato di segno, adeguandosi pienamente al caos ideologico di questi nostri anni disgraziatissimi.

Un pezzo di industria discografica italiana ha scelto di seguire Grillo e la deriva qualunquista del Paese. Una scelta in fondo non troppo dissimile da quella dei cantautori che personalmente ho amato (e continuo ad amare). Come Dalla e De Gregori potevano contare sui cachet delle feste dell’Unità o dei festival della Gioventù, così per altri musicisti pop, ognuno col suo stile e il suo pubblico, il circo grillino rappresenta un’occasione d’oro.

Continua a leggere qui : http://www.glistatigenerali.com/musica_partiti-politici/miseria-del-pop-e-miseria-del-populismo/

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Quelli dello swing

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Dopo i suoi successi storici L’Altra DomenicaQuelli della Notte e Indietro Tutta Renzo Arbore torna eccezionalmente in tv, lunedì 28 dicembre, alle 23 su Rai2 con un nuovo spettacolo di grande allegria e ritmo dal titoloQuelli dello swing. Recuperando il vecchio orario di messa in onda di Quelli della Notte di 30 anni fa, un gruppo di giovani amici capitanati da Gegè Telesforo seguirà il popolare showman alla scoperta di Videos, radios e cianfrusaglias, l’anima della Mostra al MACRO-Testaccio di Roma, dedicata ai 50 anni della attività professionale di Arbore.

Il programma passa dunque in rassegna alcune delle sue tante passioni: la musica, l’America, la radio, la televisione, la collezione di oggetti in plastica, vecchie radio, cinema e altro. All’insegna di “Lasciate ogni tristezza, voi che entrate”, in una coloratissima location Quelli dello Swingsarà soprattutto una grande festa perchè ad accogliere Arbore saranno formazioni musicali di Swing provenienti da tutta Italia che si esibiranno con lui insieme a gruppi di giovani ballerini. Dal Piemonte alla Sicilia, si avvicenderanno sul palco gruppi scoperti ultimamente da Arbore in giro per il Paese.
 
Che dire, sostanzialmente il programma ha mostrato in maniera più che evidente che Arbore ha fatto il suo tempo. Gags, impostazione e conduzione ricalcano il canovaccio di sempre, per intenderci da Alto Gradimento a Indietro Tutta, roba insomma di decenni fa, ormai logora, noiosa, per molti aspetti patetica. Non voglio assolutamente negare il contributo originale portato da Arbore sia alla radio che alla televisione, solo che nel frattempo sono passati molti, troppi anni ed il nostro è ancora li a cazzeggiare con borsette e gilerini che se ammosciavano negli anni 90 ora sono molto più che un sonnifero pesante.
Peccato, perchè se da un lato il tutto era facilmente prevedibile, i ballerini ed i musicisti ce l'hanno messa tutta. Ovviamente ai pochi italiani rimasti in piedi per vedere la trasmissione, partita al solito con mezz'ora di ritardo, deve essere rimasto il dubbio e la curiosità su cosa diavolo sia lo swing. Difficile che ci abbiano capito qualcosa, tra le canzoni di Natalino Otto e Renato Carosone più o meno maltrattate durante la serata. Direi che al massimo si è percepito che si tratta di una nuova moda di abbigliamento e di un ballo trendy, supportata da una discreta campagna pubblicitaria, nuovi locali, nuovi gruppi e nuove uscite discografiche.
Divertente, credo, per molti. Piuttosto lontano, in verità un banale surrogato, rispetto a quella che è effettivamente stata la musica swing negli Stati Uniti. Arbore, che si è sempre dimostrato persona intelligente, dovrebbe capire che è meglio rientrare nelle quinte con discrezione che diventare un ingombrante ferro vecchio televisivo.
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Tesori nascosti

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La storia del Jazz & Blues Artbox inizia nel 2004 durante un pranzo. «’Non sono in grado di archiviare tutto ciò che produciamo. Inoltre non abbiamo più i diritti sulle registrazioni’, mi ha risposto l’allora direttore della Televisione svizzero tedesca, Peter Schellenberger, quando gli ho chiesto se voleva archiviare le registrazioni del nostro festival», racconta Hans Zurbrügg, fondatore del Festival internazionale di jazz di Berna.

Dal 1983 al 2002, la televisione svizzera ha filmato e registrato tutti i concerti della manifestazione organizzata nella capitale. Le pellicole sono in seguito finite nel dimenticatoio in un armadio degli studi televisivi di Zurigo. Per tre settimane, Hans Zurbrügg ha affittato una camera d’albergo nei pressi degli studi e ha trascorso tutte le sue giornate, dalle sette del mattino alle undici di sera, a visionare le registrazioni messe a disposizione da Peter Schellenberger.

Festival di jazz di Berna

Il Festival è stato fondato nel 1976 dall’albergatore e trombettista dilettante Hans Zurbrügg. Fino al 2002 si svolgeva ogni anno al Kursaal di Berna. Nel 2003, la manifestazione ha traslocato nel club di jazz dello stesso Zurbrügg.

Il principio del festival è che i musicisti suonino tutte le sere per una settimana. La manifestazione dura due mesi e mezzo, da metà marzo a fine maggio. Nel 2013 Hans Zurbrügg è stato ricompensato con i «Beacons in Jazz Award», un premio conferito dalla New School University di New York. Il bernese è andato così ad aggiungersi a una lunga lista di grandi nomi del jazz, come Cab Calloway, Benny Carter, Aretha Franklin, Ahmet Ertegun, Dizzy Gillespie, Max Roach, Wayne Shorter o George Wein.

«Non riuscivo a credere ai miei occhi e alle mie orecchie. Ero impressionato dal suono, dalla qualità dell’immagine e dal alto livello e originalità della musica. Avevo potuto assistere ai concerti solo in modo frammentario, poiché durante il festival ero costantemente alle prese con compiti organizzativi», ricorda Zurbrügg

738 contratti firmati

Hans Zurbrügg ha ottenuto una copia delle registrazioni. Una società tedesca ha manifestato il suo interesse, ma siccome era confrontata con difficoltà finanziaria, non è stata in grado di rispettare gli accordi. Tanto più che questo periodo era caratterizzato da un forte calo delle vendite di CD e DVD. Nel 2011, Hans Zurbrügg ha quindi deciso di prendere in mano direttamente la produzione.

«Queste registrazioni sono estremamente preziose, soprattutto per i giovani musicisti e gli appassionati di jazz. È per questo che ho iniziato a cercare dei partner pronti ad impegnarsi finanziariamente in questa avventura».

È così iniziata la seconda parte del lavoro. La più minuziosa. Ossia ottenere i diritti per la pubblicazione degli archivi dei concerti da parte dei musicisti. Hans Zurbrügg ha firmato in tutto 738 contratti. Si è recato negli Stati Uniti, ha contattato centinaia di persone, prima di negoziare direttamente con gli artisti. Alcuni di loro nel frattempo erano morti. Hans Zurbrügg è così partito alla ricerca degli eredi di star del calibro di Gerry Mulligan, Oscar Peterson, Fats Waller o Dizzy Gillespie.

Università, musei e fan

«Sei pazzo. È un lavoro fenomenale», gli ha detto il produttore e pianista americano George Wein. La caccia ai diritti si è però rivelata un’esperienza molto positiva, afferma il direttore del Festival di jazz di Berna. «Quando si è convinti di qualcosa e si ha l’aiuto necessario, allora non bisogna esitare. Penso che molte persone potranno approfittarne e trarre piacere da questo lavoro».

Il Jazz & Blues Artbox è un mobile di tipo USM che contiene 230 DVD, opuscoli con le descrizioni dei musicisti e un libro. L’edizione è limitata a 5'000 esemplari. Ognuno costa 8'400 franchi, IVA e costi di trasporto esclusi. Tra i potenziali acquirenti: appassionati di jazz, scuole di musica, università e musei del mondo intero, afferma Hans Zurbrügg.

Il trombettista Wynton Marsalis ritiene che si tratti della «collezione più completa di sequenze video mai prodotta». Ai suoi occhi, rappresenta un valore educativo per la generazione dei giovani musicisti, che «non possono più vivere l’esperienza dei musicisti del XX secolo, che suonavano un jazz non annacquato».

Festival di Montreux

La prima edizione del festival, fondato da Claude Nobs, ha avuto luogo nel 1967. L’obiettivo era di fare uscire dal torpore la località turistica di Montreux. Il primo anno, il solo gruppo proveniente dagli Stati Uniti era il «Charles Lloyd Quartet». Tutti gli altri erano europei. Sin dall’inizio, praticamente tutti i concerti venivano registrati. Il primo disco «Live in Montreux», del «Bill Evans Trio», è stato prodotto nel 1968. Da allora, 500 CD e DVD sono stampigliati con il marchio «Live in Montreux».

Nel 2008, Claude Nobs ha trasmesso i suoi archivi all’EPFL, con l’obiettivo di digitalizzare le bande. Il progetto sarà portato a termine all’inizio del 2016. Dopo il decesso di Claude Nobs nel gennaio 2013, Mathieu Jaton ha preso in mano la direzione della manifestazione.

Nel luglio 2016, il festival festeggerà il suo 50esimo anniversario.

Otto anni di lavoro

Sin dai suoi inizi, il Montreux Jazz Festival non si è limitato alla tradizione del blues e del jazz. Sulle rive del Lemano, da quasi 50 anni si può assistere a concerti rock, pop, hip-hop. Anche i DJ sono ormai i benvenuti. Il Festival di Montreux ha scelto un'altra strada rispetto al suo cugino bernese per quanto concerne l’accesso agli archivi.

Il fondatore del festival, Claude Nobs, deceduto il 10 gennaio 2013, aveva ceduto qualche anno prima tutti i suoi archivi al Politecnico federale di Losanna (EPFL). Un tesoro composto di 10'000 bande sonore e video, con oltre 5'000 ore di concerti, che l’EPFL ha digitalizzato. Nell’aprile 2013, l’eredità di Claude Nobs è stata iscritta nel patrimonio mondiale dell’Unesco, in quanto memoria dell’umanità.

«Tutte le bande saranno digitalizzate all’inizio del 2016. Ci sono voluti quasi otto anni di lavoro», sottolinea Mathieu Jaton, direttore del Festival di Montreux. Ciò non significa però che tutti avranno accesso dovunque e in ogni momento alle registrazioni dei concerti. «I diritti d’autore restano di proprietà degli artisti. Noi abbiamo solo i diritti di produzione. Se vogliamo utilizzare qualcosa, dobbiamo prima ottenere i diritti necessari», spiega Jaton.

Un’esclusività dell’EPFL

Le registrazioni dei concerti di Montreux sono tuttavia sempre più accessibili al pubblico. Circa 500 DVD e CD sono già sul mercato e la questione dei diritti d’autore è perciò in parte già risolta. Inoltre, il festival ha da qualche anno accordato il diritto di utilizzare le registrazioni nei Montreux Jazz Café – a Montreux, Ginevra, Zurigo, Parigi, Londra e Abu Dhabi – a scopi «non commerciali». Questi caffè diffondono su schermo gigante una playlist di estratti di concerti di Montreux.

«In una seconda fase, ossia dal 2016, si potranno visionare dei concerti interi su tablet o su un altro schermo, su stazioni di lettura private», afferma Mathieu Jaton. «Stiamo esaminando la tecnologia. Abbiamo i diritti per molti concerti, ma non per tutti. A volte solo per tre brani e non per l’integralità dello spettacolo».

All’EPFL gli archivi saranno disponibili in modo individuale e quasi illimitato all’interno del Montreux Jazz Café, la cui apertura è prevista a fine 2016 in un nuovo edificio progettato dall’architetto giapponese Kengo Kuma. «L’EPFL vuole rendere accessibili tutti gli archivi, poiché ha il diritto di utilizzarli a scopo educativo», indica Jaton.

Fonte: http://www.swissinfo.ch/ita/cultura/patrimonio-sonoro_i-festival-di-berna-e-di-montreux-svelano-i-loro-tesori-nascosti/41816582#.VoJMFZYqa1s.facebook