MONDO JAZZ
il blog del portale Tracce Di Jazz.
il jazz da Armstrong a Zorn. notizie, recensioni, personaggi, immagini, suoni e video
di Roberto Dell'Ava

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Festa del papà jazzista

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Con un paio di giorni di ritardo sulla festa del papà ecco una tenera fotografia che ritrae Dexter Gordon con il figlio, giovane promessa del sassofono...

Fonte: https://it.pinterest.com/source/themaninthegreenshirt.tumblr.com

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Islam be bop

Scritto da Roberto Dell'Ava on . Postato in Blog

“Pensavo fosse uno scherzo, invece purtroppo è vero: 4 bambini di una scuola elementare non verranno alle lezioni concerto sul jazz per incompatibilità religiosa”. È lo sfogo pubblicato su Facebook da Claudio Angeleri, direttore del Cdpm (Centro didattico produzione musica).

“I loro genitori – scrive Angeleri – forse non sanno che molti musicisti jazz sono di religione musulmana, così come di altre fedi e religioni. Proprio il jazz è stato inoltre dichiarato dall’Unesco patrimonio immateriale dell’umanità per le sue caratteristiche di inclusività, fratellanza e pace. Esattamente il contrario di quello che fanno proprio quei genitori”.

Il riferimento di Angeleri è al progetto Incontriamo il jazz 2017 – Bergamo per International Jazz Day. Un progetto didattico sul jazz rivolto agli studenti delle scuola primarie, medie e degli istituti superiori.

Fonte: http://www.bergamonews.it/2017/03/20/incompatibilita-religiosa-cosi-4-bambini-disertano-le-lezioni-sul-jazz/249159/

Jazz e Islam, un rapporto che dura da molti decenni ed è in continua trasformazione. Classic Voice il magazine dedicato alla musica classica, ha dedicato all'argomento nel gennaio 2016 un articolo scritto da Alessandro Traverso, ma che in realtà e' una estensione di quanto Daniel Pipes scrisse  nel 2013. Li linko entrambi per gli interessati:

http://it.danielpipes.org/blog/2013/12/islam-jazz-bebop-2

https://www.pressreader.com/italy/classic-voice/20160115/282754880706878

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I 10 anni di Inconstant Sol

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Nel febbraio 2007 iniziava la lunga e fruttuosa vita del celebre e mai sufficientemente lodato blog Inconstant Sol, che ha quindi appena festeggiato i primi 10 anni di vita.

Per coloro, credo pochi, che ancora non lo conoscessero, Inconstant Sol offre sotto forma di mp3 scaricabili gratuitamente una lunga serie di album irreperibili da tempo e/o fuori catalogo. Negli ultimi post ad esempio, si possono trovare alcuni album di Mario Schiano, già difficili da procurarsi a suo tempo e ormai oggetto da collezionisti.

Ma si possono trovare anche bootleg o rari video, senza parlare degli elenchi in stretto ordine alfabetico dei musicisti oggetto di downloading. Per farla breve, una vera miniera di pepite d'oro per appassionati, arricchita ulteriormente da un elenco di blog "fratelli", cioè con una impostazione più o meno simile dove trovare altre gemme preziose non solamente di ambito jazzistico.

Lunga vita a Inconstant Sol e alla formidabile capacità di riportare alla luce album dimenticati o mai neppure visti....

http://inconstantsol.blogspot.it/

 

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Fight Song

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Potrebbe chiamarsi anche Afro-american fight song. Ha uno spirito folk, o almeno della musica folk che ho sempre ascoltato io. Possiede anche un'atmosfera da vecchia chiesa. Sono stato cresciuto in una chiesa metodista, ma c'era la Holiness Church dietro l'angolo e l'atmosfera della loro musica, più sfrenata, aveva influenzato la nostra.

C'è un senso di sofferenza in quelle musiche sacre...Il mio assolo nel pezzo  è profondo, intenso. Non riesco a suonarlo bene a meno che non mi metta a pensare al pregiudizio, all'odio, alla persecuzione e all'ingiustizia.

C'è la tristezza e c'è il pianto, ma c'è anche la determinazione. E normalmente quando arriva alla fine io mi trovo a pensare: gliel'ho detto ! Spero che qualcuno mi abbia ascoltato !

Charles Mingus, dalle note di copertina dell'album The Clown

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Chiude Aperitivo in Concerto

Scritto da Roberto Dell'Ava on . Postato in Blog

Chiude dopo più di trent'anni una splendida rassegna che ha aperto la mente ed il cuore ad intere generazioni di appassionati.

Non è una durissima perdita solo per gli appassionati di jazz ma per la cultura a Milano, le cui conseguenze sono ancora da valutare appieno.
 
Aperitivo in Concerto rappresentava di fatto la più innovativa ed intrigante stagione musicale, non solo jazzistica, di tutta l'Italia settentrionale, occasione unica di ascoltare musiche e musicisti che difficilmente compaiono nei cartelloni dei festival, cosi' insipidamente ripieni di lustrini e improbabili figuranti . 
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Verona jazz: keep calm...

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Espressa la soddisfazione propria dell’appassionato di jazz (per il numero di rassegne jazz estive, n.d.r.), forse è opportuno andare più a fondo per porsi innanzitutto una domanda: ma quanti di questi festival sono davvero eventi degni di attenzione? Quante di queste manifestazioni si basano su una programmazione degna di questo nome, su un fil rouge che leghi i vari concerti, insomma su una pur minima progettualità? Quanti organizzatori si prendono la briga di presentare nuovi talenti invece che ricorrere ai soliti nomi triti e ritriti?
 
Gerlando Gatto, A Proposito di Jazz
 
All’interno del maxi cartellone dell’Estate Teatrale Veronese si sta definendo il programma della rassegna jazzistica veronese, arrivata quest’anno alla 44esima edizione. Dopo il trombettista Paolo Fresu, che darà il via alla manifestazione la sera del 21 giugno, e Stefano Bollani in versione «napoletana» il 24 giugno , arriva il terzo appuntamento: Raphael Gualazzi sarà sul palco del Teatro Romano il 23 giugno per presentare il suo ultimo progetto discografico, l’album «Love Life Peace» 
 
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The freedom suite

Scritto da Roberto Dell'Ava on . Postato in Blog

1958. Sonny Rollins era ormai uno dei più famosi ed apprezzati sassofonisti del periodo. Centinaia di ottime recensioni sui giornali, foto, articoli. Eppure, quando cercò di affittare un appartamento, gli venne rifiutato perché nero. “A cosa serve essere celebri” disse Rollins “se rimani sempre ‘un negro’, come si suol dire?”.

Da questo evento e dalla sua indignazione nacque The Freedom Suite, un brano che era prima di tutto una grande sperimentazione musicale, il primo passo di Sonny Rollins nella composizione estesa, caratterizzato da continui cambi di tempo, variazioni e temi improvvisati. “Libertà”, quindi, indicava tante cose, radicate tanto nello spirito quanto nella musica di Sonny Rollins. Ma a togliere il dubbio che il significato del brano fosse prima di tutto politico, era la dichiarazione che accompagnò l’uscita del disco e che venne attribuita proprio al sassofonista.

“L’America,” scriveva Rollins “è radicata nella cultura Afro: le sue espressioni colloquiali, il suo carattere, la sua musica. È davvero ironico che i Neri, che più di qualsiasi altro popolo possono rivendicare come propria la cultura americana, continuino ad essere perseguitati e repressi, a tal punto che la cultura Afroamericana, che ha esemplificato la tolleranza con la sua sola esistenza, viene trattata inumanamente.”

Questa dichiarazione, da cui il carattere manifestamente politico del brano e dell’album, causarono una violenta reazione che spinse l’etichetta discografica a ritirare momentaneamente l’LP dal mercato e a ripubblicarlo senza nessuna dichiarazione scritta e con un altro titolo. Richard Palmer, nel suo libro su Sonny Rollins, esprime bene la tragica ironia della situazione:

“Intelligenti, moderate e, dal mio punto di vista, inconfutabilmente giuste, queste parole causarono un tale furore che spinse Riverside a ritirare l’album dal mercato e a riemetterlo come Shadow Waltz, il titolo del secondo pezzo più corto dell’album. Uno potrebbe definire l’ironia deliziosa se non fosse così deprimente: una tale reazione provò – in maniera devastante – ciò che aveva ispirato The Freedom Suite in primo luogo ed ha perciò esemplificato perfettamente cosa c’era che non andava a livello nazionale.”

Fonte: http://www.vitactiva.it/jazz-diritti-civili-7-tracce-7-storie/

Sono passati quasi 60 anni ma Sonny si mantiene lucido e vigile sui tema, tanto da prendere carta e penna e scrivere qualche mese fa a Jazztimes, lamentando l'esclusione di The Freedom Suite (ma anche quella di altri giganti del jazz) da un articolo pubblicato sulla rivista che prendeva in esame il jazz e la protesta per i diritti civili.

E poco importa che l'articolo in questione fosse solo un trafiletto a margine di un articolo su Kamasi Washington e non un saggio sulla lotta dei nero-americani. Ecco la lettera di Sonny e la garbata risposta dell'editore:

https://jazztimes.com/features/sonny-rollins-speaks/