MONDO JAZZ
il blog del portale Tracce Di Jazz.
il jazz da Armstrong a Zorn. notizie, recensioni, personaggi, immagini, suoni e video
di Roberto Dell'Ava

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Un Don Cherry semi ufficiale

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Tornano in circolazione in via semi-ufficiale le registrazioni di Terry Riley in duo con Don Cherry, effettuate a Colonia (Germania) nel febbraio 1975. Le raccoglie B.Free con il titolo Terry Riley Don Cherry Duo.

Ricorda Riley: "I was staying at Mary Bauermeister’s house. She was the ex-wife of Karlheinz Stockhausen. Don was staying there a lot. A German producer asked us to do a concert in Cologne that was recorded for radio, I don’t know who got hold of the tapes from the radio, but the recording sounds fairly decent. We didn’t plan anything. The best recording from those sessions is when I’m playing Persian Surgery Dervishes and Don is playing along, creating a countercurrent for it."

 

https://www.discogs.com/Terry-Riley-Don-Cherry-Terry-Riley-Don-Cherry-Duo/release/9844071
https://www.dustygroove.com/item/828979/Terry-Riley-Don-Cherry:Terry-Riley-Don-Cherry-Duo
http://www.soundohm.com/product/terry-riley-and-don-cherry-duo/pid/28177
http://www.innerviews.org/inner/riley.html

Fonte: http://www.hibou-anemone-bear.com/

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I’ll Be Glad When You’re Dead

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Louis Armstrong by Bert Stern.

Armstrong venne spesso criticato e accusato di non prendere apertamente posizione sulla discriminazione razziale, ma un articolo di Ben Schwartz pubblicato tempo fa sul Newyorker ne rivede il pensiero e traccia un ritratto del grande Louis che ai più è sconosciuto grazie ad un episodio accaduto nel 1931 a Memphis. Gustoso e imprevedibile il brano che riporto, rimandando la lettura completa dell'articolo al link a piè pagina.

 

One example, of too many, came when Armstrong was arrested by the Memphis Police Department in 1931. His crime? He sat next to his manager’s wife, a white woman, on a bus. Armstrong and his band were thrown in jail as policemen shouted that they needed cotton pickers in the area. Armstrong’s manager got him out in time to play his show the next evening. When he did play, Armstrong dedicated a song to the local constabulary, several of whom were in the room, then cued the band to play “I’ll Be Glad When You’re Dead, You Old Rascal You.” The band stiffened, expecting another night in jail, or worse. Instead, he scatted so artfully that, afterward, the cops on duty actually thanked him. Armstrong most likely never quit smiling that night. His subversive joke was not understood by anyone except the African-Americans in his band.

http://www.newyorker.com/online/blogs/books/2014/02/what-louis-armstrong-really-thinks.html

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Di Coltrane, Sun Ra, Coleman e altre meraviglie

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There is a new issue of the great web magazine Point of Departure available.
Tom Hull has posted new Music Week and Streamnotes columns.
Saxophonist Colin Webster is profiled on Bandcamp.
The NYC Winter Jazzfest has developed a fascinating blog interviewing musicians about social justice in music and society.
Here is a great essay by Matt Lavelle about individuality.
Jazz Times profiles percussionists Andrew Cryille and Tyshawn Sorey.

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Radiotre: cent'anni di jazz

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Cent’anni di jazz!
doppio concerto per celebrare l’anniversario
dell’incisione del primo disco di jazz

Marcello Rosa Sestetto
The Freexielanders
in diretta dalla sala A di via Asiago, Roma
martedì 28 febbraio ore 21.00

 
E a seguire, nella notte di Battiti, una ricognizione e una panoramica su alcuni dei musicisti contemporanei che hanno lavorato su materiali del jazz degli inizi.

La prima incisione discografica di una formazione jazz
raccontata da Antonia Tessitore
Wikimusic
domenica 26 febbraio ore 14.00
Nel febbraio 1917 una formazione denominata Original Dixieland Jass Band, guidata dal cornettista di origine italiana Nick La Rocca, entrava negli studi di registrazione dell’etichetta discografica Victor per incidere quello che sarebbe passato alla storia come il primo disco di jazz.
A cento anni da questa storica incisione celebreremo l’anniversario con un doppio concerto in diretta dalla Sala A di via Asiago, con il sestetto guidato dal trombonista Marcello Rosa che riproporrà alcune delle pagine di quella prima incisione e con la formazione Freexielanders da sempre dedita alla rivalutazione e alla riscoperta del materiale del primo jazz.

Chi vuole approfondire l’'argomento può ascoltare la puntata di Wikimusic in onda su Radio3 domenica 26 febbraio alle ore 14.00 condotta da Antonia Tessitore.
E ancora la notte di battiti, a partire – come di consueto – dalla mezzanotte, farà una ricognizione e una panoramica su alcuni dei musicisti contemporanei che hanno lavorato su materiali del jazz degli inizi.

Radiotre Suite Jazz 
Martedì 28 febbraio 2017
ore 21.00
in diretta dalla sala A di via Asiago, Roma
Cent'’anni di Jazz!
Doppio concerto per celebrare l'’anniversario dell'’incisione del primo disco di jazz
Marcello Rosa Sestetto
Marcello Rosa, trombone;
Claudio Corvini, tromba; 
Luca Velotti, sax soprano, clarinetto;
Paolo Tombolesi, pianoforte;
Giuseppe Talone, contrabbasso; 
Alessandro Marzi, batteria
The Freexielanders
Giancarlo Schiaffini, trombone;
Eugenio Colombo, sax contralto;
Errico De Fabritiis, sax tenore;
Alberto Popolla, clarinetto;
Aurelio Tontini, tromba;
Gianfranco Tedeschi, contrabbasso;
Nicola Raffone, batteria
 
In simile occasione poteva mancare una intervista a Renzo Arbore ? No, certo, ecco alcuni illuminanti passaggi tratti da L'Avvenire:

Si può dunque rivendicare a pieno titolo la paternità italiana del jazz. 
«Certo, non solo perché è stato Nick La Rocca, figlio di un ciabattino siciliano di Salaparuta, a incidere i primi brani della storia del jazz, Livery Stable Blues e Original Dixieland One Step, ma anche perché è nell’in- sieme che fu determinante il contributo degli italiani. Una paternità sempre sottaciuta dagli americani, ma anche dai francesi che sono stati i primi a importare il jazz in Europa proponendolo come musica da ascolto e non soltanto da ballo.
(...)
“Swing era” a parte, come sta oggi di salute il jazz? 
«Quello americano sta vivendo un periodo di stanca, tant’è che credo che in questo momento siamo proprio noi italiani i primi al mondo. E proprio negli Usa i nostri musicisti sono i prediletti, uno su tutti il sassofonista siciliano Francesco Cafiso, scoperto a 13 anni da Wynton Marsalis. Non è escluso che dietro al talento di questa genìa ci sia una sorta di dna jazzistico che si trasmette da generazioni, dai tempi di Nick La Rocca».
 
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Quante volte avete rimpianto l'originale ?

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Andare a recuperare le canzoni di Battisti e De Andrè la considero una forzatura: quelli sono musicisti, cantanti, che debbono restare li', in quel ambito, non si può "jazzificare" tutto. Quando andiamo a suonare in America non parlano di Italian Jazz, suoniamo la stessa cosa che suonano loro o che suonerebbe un greco o uno svedese. poi noi nel nostro paese suoniamo una musica che ci siamo un pò ritagliati su misura, ci permettiamo di fare la canzone napoletana, ci permettiamo di fare l'aria d'opera, tutta una serie di cose  che il musicista che interpreta cerca con la sua sensibilità di rendere credibili. Qualcuno non è affatto credibile. La domanda che mi pongo è: si può fare tutto in jazz, tutto è lecito ? Secondo me, no. C'è bisogno di un filtro, di una sensibilità che non tutti hanno.

(Roberto Gatto dal libro Una preghiera tra due bicchieri di gin di Nicola Gaeta )

Parole che condivido ampiamente, anche se naturalmente  comprendo benissimo le motivazioni dei musicisti che accettano questo tipo di ingaggio e ancor di più degli organizzatori alle prese con un teatro da riempire, pena la fine della loro esperienza programmatica.

Quelli che invece non capisco e non riesco a materializzare sono gli spettatori di simili proposte: chi ama De Andrè non può prescindere dalla sua voce, unica e inimitabile e difficilmente si adegua a jazzificazioni (più o meno riuscite) di sorta. Chi ama il jazz vorrebbe che straordinari musicisti, come quelli di questa locandina, suonassero svincolati da forme canzoni rigide e che mal si adattano alla loro fantasia e al loro estro.

Sono anni che molti musicisti italiani ci propinano album e concerti con le loro interpretazioni (spesso improbabili), dalla canzone napoletana a Mina, da Fred Bongusto a Pino Daniele. Quanti di questi album ricordate ? Quanti salvereste sull'isola deserta ? Quante volte avete rimpianto l'originale ?

 

 

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Radiotre: Greg Burk e Rob Mazurek

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Mercoledì 22 Febbraio 2017 ore 20.30

IL CARTELLONE

AI CONFINI TRA SARDEGNA E JAZZ 2016

 

Greg Burk's Solar Sound ospita Rob Mazurek                        

pianoforte, moog Greg Burk

cornetta Rob Mazurek 

contrabbasso Marc Abrams

batteria Enzo Carpentieri

digital painting Michele Sambin  

Registrato a Sant’Anna Arresi, Piazza del Nuraghe, il 5 settembre 2016    

 
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Larry

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Larry Coryell ha rivoluzionato la chitarra jazz numerose volte, mostrando che si poteva suonare diversamente da Barney Kessell o Jim Hall e indicando nuove vie e percorsi. Larry ha avuto alti e bassi nella sua vita personale e nella sua carriera, ma io provo molta ammirazione per lui.

Gary Burton