MONDO JAZZ
il blog del portale Tracce Di Jazz.
il jazz da Armstrong a Zorn. notizie, recensioni, personaggi, immagini, suoni e video
di Roberto Dell'Ava

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Guinnevere

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“Guinnevere” is an unusual tune. By that time I had hit my stride. It’s in a strange tuning; it’s a strange chord structure. The time signature goes from 4/4 to 6/8 to 7/4. It’s starting to get more sophisticated. Miles knew about us. He knew that the Byrds were signed to Columbia, because when they listened to our demo, they went to Miles, who was on Columbia, and said, “Is this any good?” He said, “Sign them.” So he knew about the Byrds and he knew about me. I’m in New York and it’s winter and I’m standing in front of the Village Gate, and he walks up to me. He says, “You Crosby?” I said yes, and he said, “I’m Miles.” I said, “I know.” He said, “I cut one of your tunes,” and I said, “Gulp. Which tune?” He said, “‘Guinnevere.’ You want to hear it?” I said yeah, and he said, “Follow that car.”

There was a girl with legs up to the top of her head climbing into a Ferrari. I followed it to a brownstone in Midtown that looked like an old castle. Inside it was more like the Playboy Mansion. He sat us down and played this tune while he and the girl took off to the bedroom. I listened to it and he comes back and says, “What do you think?” I said, “It doesn’t sound like ‘Guinnevere.’ There’s no recognizable part of ‘Guinnevere’ in there at all.” I was really disappointed. I was hoping he would do something far more normal. It’s a nice piece, but I told him he should change the name and get the publishing, which pissed him off. He threw me out. It was stupid on my part; it was an honor that he did it. One of the greatest musicians of our time chose to do my song and, in hindsight, it’s one of the greatest things that ever happened to me.

Fonte: https://jazztimes.com/features/david-crosby-coltrane-miles/

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Capitali della cultura (?)

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Lo sfogo dell’organizzatore storico del Piacenza Jazz Fest Gianni Azzali è affidato a Facebook: “Anche “Piacenza Jazz Fest” dalla nuova amministrazione è stato giudicato “comprimibile”; molto comprimibile, al punto da non percepire più nessun contributo”.

Azzali fa riferimento alle esternazioni dell’assessore al Bilancio del Comune di Piacenza Paolo Passoni in una recente intervista a “Libertà” in cui “parla dei tagli alla Fondazione Teatri e a Spazio 4”. “Ma l’assessore dimentica l’azzeramento dei contributi – sostiene Azzali – alle Associazioni Culturali (di qualsiasi entità fossero), quelle spese definite dall’assessore “superflue che si annidavano tra i contributi che vengono erogati per eventi e collaborazioni varie”.

“Ecco – commenta Azzali – ci annidavamo proprio lì, in buona compagnia, tra coloro che contavano sulle “spese superflue”, ma che credono per fortuna di non essere per nulla superflui.  Dopo la soppressione del Festival del Diritto, Piacenza Jazz Fest è l’unica manifestazione culturale conosciuta in tutta Italia, ma dimenticata (o meglio, mai conosciuta) da questa amministrazione. E’ triste, ma come si pensa di esser credibili – conclude Azzali – su argomenti come “Piacenza capitale della Cultura” quando la realtà sul territorio è questa? A me sembra incredibilmente paradossale”.

Proprio oggi Azzali aggiunge un altro post sulla sua bacheca social: il riconoscimento del patrocinio del Ministero dei Beni Culturali al Piacenza Jazz Fest.

Fonte: https://www.piacenzasera.it/2018/02/dal-comune-tagliati-tutti-contributi-al-jazzfest-riconosciuto-dal-ministero/237508/

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Una donna di nome Helen

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Lee Morgan with Helen 

 “There are no natural barriers. It’s all music. It’s either hip or it ain’t.” - Lee Morgan
 

He was one of the greatest trumpeters of all time, but Lee Morgan’s young life was stopped short by a toxic romance with a woman who saved him, then shot him dead.

On an icy night in 1967, one of the world’s greatest trumpeters didn’t own a trumpet. His horn was in the pawnshop, along with his winter coat, sold to pay for heroin. Three years after releasing one of the most successful jazz albums of the 1960s, Lee Morgan was in the depths of a drug habit that had consumed him for nearly a decade. Even if he’d had a trumpet, he was so out of practice that he could barely play. That was the night he met the woman who would save his life.

A transplant from North Carolina, the woman who would become Helen Morgan was known in jazz circles as “the little hip square.” She didn’t touch heroin, but her apartment was a refuge for struggling musicians, including many addicts. After the clubs had closed, “Helen’s Place” was somewhere to get warm and get fed. On that particular cold night, she says in “The Lady Who Shot Lee Morgan,” Morgan came by, “raggedy and pitiful…and for some kind of reason, my heart just went out to him.

“I said, ‘Child, it’s zero degrees out there and all you have is a jacket. Where is your coat?‘”

“In hock,” he said. She got the coat back for him, along with his trumpet, and like a lost puppy, he followed her home. From then on, she said, “he hung on to me,” and in turn she “took over total control” of Lee Morgan, helping the onetime prodigy grow into the musician he was meant to be. Helen would get him well, she would get him working, and five years later, she would end his life.

 Fonte: themaninthegreenshirt



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5 chili di Miles

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Benedetta follia questo Miles Davis 1959 a day-by-day chronology di Enrico Merlin con le sue 600 pagine, i suoi cinque chilogrammi, la sua tiratura limitata a 500 esemplari numerati e già 200 volatilizzati in mezzo mondo ad appena una quindicina di giorni dalla luce.

Porgy and BessKind of BlueSketches of Spain, la messa in onda alla CBS TV sono solo alcune pietre miliari di un cammino nel tempo che appare di straordinario e stupefacente calibro. Nel carteggio di primissima qualità il lettore può alla lettera dimenticarsi di tutto, immergersi nei dettagli più minuti, nelle notizie, negli articoli, nelle fotografie più curiose, risultato di una ricerca vera, pulita, senza padrini, obiettivi di piccolo cabotaggio o secondi fini. Qui si manifesta per l’ennesima volta la competenza, la passione, la purezza dei giusti.
I magnifici 500 che per primi si porteranno a casa questo pezzo di storia del Novecento godranno e non poco.
Eccessivo? 250€ per ascendere al patibolo della benevola nevrosi del secolo breve, ma non poi tanto, ci sembrano addirittura pochi, quando sogghignando vediamo il mostro sulla nostra scrivania imbandita di ben altre schifezze editoriali.
Il tomo si lascia scoprire con le mani, oltre a una certa forza muscolare. Si rimane basiti, sorpresi, eccitati dalla bellezza e dalla varietà. Stupiti da una documentazione impeccabile. Bastano anche poche pagine alla settimana. Non è uno squallido Viagra, è un Elisir di lunga vita.
Stefano Chemelli
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Esperti

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Otto grandi nomi per un giudizio di qualità: sono i componenti della Giuria degli Esperti al 68° Festival di Sanremo, scelti per contribuire, a partire dalla quarta serata, a decretare i vincitori della sezione Campioni e di quella Nuove Proposte. Presieduta da Pino Donaggio, la Giuria è composta da Giovanni Allevi, Serena Autieri, Milly Carlucci, Gabriele Muccino, Rocco Papaleo, Mirca Rosciani, Andrea Scanzi.

Fonte: http://www.ansa.it/sanremo_2018/notizie/2018/02/04/da-allevi-a-muccino-ecco-giuria-esperti_6b4a865c-7a22-4d75-8ba5-df8e5b4ab8e1.html

Pare che i componenti siano stati scelti dopo durissima selezione. Tra gli scartati figurano esperti del calibro di Rocco Siffredi, Lory Del Santo, Barbara D'Urso, Stefano Bettarini, Mago Otelma e Topo Gigio.

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Come diventare popolari

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"Per la prestigiosa Académie du Jazz Français Francesco Bearzatti è attualmente il migliore musicista europeo. Per Down Beat, la bibbia americana del jazz, è uno dei migliori sassofonisti al mondo, ma per la maggior parte del pubblico italiano è uno sconosciuto".

Fonte : Il Venerdi' di La Repubblica 4 febbraio 2013

 

Suggerimento: poichè nulla è cambiato in questi quattro anni dall'articolo, per risollevare popolarità e consenso Bearzatti dovrebbe trovare un/una cantante molto conosciuto, non importa se decotto, stonato, alcolizzato e/o rimbambito (ci sono ottimi precedenti in merito), e presentarsi al festival di Sanremo. Successo garantito !

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Stan, 2 febbraio 1927

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Stan volò a Copenhagen a Febbraio. Nonostante la malattia registrò “People Time”. Le performances del duetto Getz/Barron furono superbe. Quindi si spostarono a Parigi per dei concerti, ma da questo momento le performance sonore di Stan iniziarono a mostrare le tracce del suo statao di salute.

 Il 10 Marzo 1991 fece ritorno a Malibu e da lì ripartì per una vacanza alle Hawaii. Dal successivo ritorno da questa vacanza la sua salute iniziò un veloce decadimento, costringendolo a stare a casa. Molti amici vennero a fargli visita: Shorty Rogers, Charlie Haden, Lou Levy, Johnny Mandel e Herb Alpert.

Alle 3 di notte di giovedì 6 giugno 1991, Stan chiese di essere aiutato con la sua sedia a rotelle per essere posizionato alla finestra della sua stanza e poter ammirare l’oceano. “Scivolò via” alle 5 di quella stessa notte. Aveva 64 anni.

Domenica 9 le sue ceneri vennero sparse in mare, direttamente dalla custodia del suo sax, a 6 miglia dalla costa di Malibu Beach dal suo figlio maggiore Chris. Era una giornata limpida e l’acqua calma. Lo yacht sul quale si trovavano apparteneva al trombettista Shorty Rogers, amico di Stan dai tempi del Bronx e dal lettore di CD usciva "Blood Count" di Strayhorn
 
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Glenn variations

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Glenn Gould, Berlín, 1957. Erich Lessing photography.

 
“Glenn Gould’s Goldberg Variations had an enormous affect on me. I think that I listened to it exclusively for at least two months because I was astounded at the colours & the dynamics & the phrasing that he had created & brought to that piece.” Bobby McFerrin