MONDO JAZZ
il blog del portale Tracce Di Jazz.
il jazz da Armstrong a Zorn. notizie, recensioni, personaggi, immagini, suoni e video
di Roberto Dell'Ava

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Soltanto blues

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La stessa scena capitò di nuovo con Sweets Edison. Annunciò un blues lento. “Ragazzo”, mi disse dopo, “hai suonato più note di quante ne ho suonate io nella mia carriera.” Il sottinteso era:” E non hai detto proprio niente”.

Gli risposi:” Vediamo come te la cavi tu con i pezzi complicati che facciamo noi”. “Anche se suono soltanto blues, in mezzo a queste mazzate confuse,” fece lui,”riesco comunque a farla sembrare musica”.

Tratto da:Come il Jazz può cambiarti la vita – Wynton Marsalis

Lynn Goldsmith Photography

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Chasing Trane

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"Chasing Trane", il #film documentario sula vita del leggendario sassofonista americano John Coltrane, uscirà il 14 aprile 2017. Si tratta di un lavoro che tutti gli appassionati di musica #jazz aspettavano, nel quale sarà la voce profonda del grande Denzel Washington a narrare e a raccontare le vicende e la storia di quest'immenso musicista.

Nel documentario saranno intervistati molti artisti ancora in vita, che hanno avuto l'onore di poter conoscere e trascorrere del tempo insieme a John Coltrane, come il sassofonista Sonny Rollins, il trombettista Wynton Marsalis, e addirittura l'ex presidente degli Stati Uniti d'America, amante del jazz, Bill Clinton.

Fonte: http://it.blastingnews.com/cultura-spettacoli/2017/03/in-uscita-chasing-trane-un-documentario-su-john-coltrane-001581613.html

Qualcosa non torna in questo articolo: se Coltrane è morto nel 1967 e Marsalis è nato nel 1961 che tipo di frequentazione possono mai avere avuto i due ?


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Ada canta Abbey Lincoln

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venerdì 31 marzo 2017, ore 23.00 Radiotre
in diretta dalla Sala M di via Asiago, Roma
LA STANZA DELLA MUSICA
voce, Ada Montellanico; tromba, Giovanni Falzone; trombone, Filippo Vignato; contrabbasso, Matteo Bortone; batteria, Ermanno Baron 
Abbey’ Road

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La mano destra di Duke

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“Billy Strayhorn was my right arm, my left arm, all the eyes in the back of my head, my brain waves in his head, and his in mine.” - Duke Ellington 

 
 
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Apartheid

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In Sud Africa non c'era spazio per niente e per nessuno. Dovevamo ribellarci, eravamo stanchi. Lavoravo con Chris McGregor , che era un bianco. Non era opportuno che suonassimo insieme; non potevamo condividere il palco con Chris; non potevamo suonare per dei bianchi.

Potevo suonare in posti in cui mia madre non sarebbe potuta entrare per venirmi a sentire. E non le avrebbero solo impedito di venire ai miei concerti, forse l'avrebbero pure picchiata.

Louis Moholo, batterista dei Brotherhood of Breath, intervista di Richard Scott, The Wire, marzo 1991 

Nel video uno dei brani più belli di McGregor, più volte ripreso dai gruppi di Moholo.

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Jazz World Photo: 3° premio ad Andrea Rotili

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La fotografia e la musica sono due colonne portanti nella vita di Andrea Rotili. “Faccio fotografia da quando avevo 15/16 anni e ascolto la musica jazz”, racconta. Il suo è un mondo “visto con un occhio fotografico” e un mondo in cui “la musica è sempre stata presente”.
“Cinque anni fa ho iniziato a fare fotografie ai concerti”, ci dice, “e da lì è stato un crescendo”. In questo ambito gli è stato d’aiuto il fatto di conoscere molto bene la musica, in particolare il jazz, perché “è importante sentire la musica dentro”, continua. E forse è solo attraverso questa profonda conoscenza che l’artista riesce a trasmettere le emozioni della musica attraverso la fotografia.

Musica e fotografia, quindi: due arti e allo stesso tempo due passioni, la cui unione ha portato Andrea Rotili verso un percorso ricco di soddisfazioni. Fra le tappe più significative c’è sicuramente il Jazz World Photo, la competizione mondiale in cui ogni anno, dal 2014, fotografi professionisti e non si sfidano sul tema della musica jazz. Racconta Rotili a questo proposito: “Nel 2014 ho partecipato al Jazz World Photo, classificandomi settimo. Nel 2015 ho vinto con una foto di Enzo Pietropaoli”. L’anno dopo si è preso una piccola pausa dalla competizione, in quanto “avendo vinto l’anno precedente facevo parte della giuria, quindi non ho potuto partecipare al concorso”, racconta.

Quest’anno, il 2017, l’ha visto di nuovo sul podio. “Sono arrivato terzo fra 213 partecipanti provenienti da 28 Paesi diversi”. Un grande risultato per Rotili, soprattutto perchè, dice, “non è mai facile riconfermarsi dopo una vittoria”. Ma ora, dopo la premiazione di sabato scorso svoltasi in una città vicino a Praga, lo possiamo dire: è riuscito a riconfermarsi, raggiungendo un altro importante traguardo.

Fonte: http://www.informazione.tv/it/Attualita/art/66955-quando-musica-e-fotografia-si-incontrano-la-storia-di-andrea-rotili-un-marchigiano-sul-podio-del-jazz-world-photo/

La vittoria del prestigioso Jazz World Photo quest'anno è appannaggio di Oleg Panov con questa foto:

Link: https://www.jazzworldphoto.com/winners-2017/

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Arthur Blythe R.I.P.

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The Arthur Blythe Quintet - L to R - Abdul Wadud - cello, Bobby Battle - drums, Arthur Blythe - sax, Bob Stewart - tuba, Kelvyn Bell - guitar

Early this morning the great Arthur Blythe passed. As many of you know he was a gentle soul and a musical genius. He had been fighting Parkinson's disease for several years. His spirit will live on in his unique music, which he humbly gave to our universe. His Beautiful wife Queen Bey has been there for Arthur and I know he would want us all to be there for her now. R.I.P. Mr. Blythe.

Fonte: pagina Facebook di Arthur Blythe

 

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Impressioni bergamasche

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Il festival bergamasco si conferma appuntamento imprescindibile della primavera lombarda, e riesce a coinvolgere l’intera città in una quattro giorni ricca di eventi opportunamente sparpagliati tra luoghi suggestivi quando non incantevoli.

Peccato la concomitanza con l’Open Papyrus Jazz Festival di Ivrea, che costringe a scelte forzate quando basterebbe scivolare di una settimana per poter vivere entrambe le realtà.

Personalmente, costretto da impegni, ho scelto Bergamo per vicinanza geografica ed ho potuto presenziare solamente a due serate, la prima al Teatro Sociale e la seconda al Teatro Donizetti.

La recensione completa del festival la potrete leggere per la penna di Ernesto Scurati, io qui mi limito a poche impressioni.

La prima serata, con il trio di Rudy Royston ed il Tinissima di Francesco Bearzatti è in città alta. Magico solamente arrivarci, e doppiamente magico vedere tanti, tanti giovani tra il pubblico.

Royston si accompagna con un robusto contrabbassista giapponese, Yasushi Nakamura, e con il formidabile sassofonista Jon Irabagon. Il trio è solido e compatto, paritario nei ruoli, e comunica una notevole intesa rielaborando in maniera personale una moderna visione del jazz, dove convivono tradizione e sperimentazione.

La maestria tecnica dei tre è impressionante, non da meno  l’esagerato  papillion sfoggiato da Irabagon, un vero pugno nell’occhio facilmente perdonato per quanto il musicista ha saputo dare in termini di musicalità ed emozione.

Il Tinissima di Francesco Bearzatti conferma tutto il buono che ha seminato e prodotto nei dieci anni di vita del gruppo. Una formazione, indubbiamente tra le migliori in Europa, con una testa pensante jazz ed un grosso cuore rock. Nel senso di una pulsante ritmicità nei  temi e nei solo. Come sempre, molto emozionante.

La mia unica serata al Donizetti vede un formidabile William Parker Organ Quartet, senza ombra di dubbio il concerto più pregnante di quelli hai quali ho assistito. Vera Great Black Music, trascinante e formidabile in ogni singolo componente. Hamid Drake è una gioiosa macchina da percussione, Cooper Moore un fornitore inesausto di groove, ma è James Brandon Lewis che mi ha definitivamente folgorato. I suoi album sono molto belli ma dal vivo è dirompente, una esperienza di bellezza ed energia che ha strappato lunghi applausi al pubblico bergamasco.

Chiudeva la serata Marilyn Mazur’s Shamania, 11 donne provenienti dalla Scandinavia con una imponente strumentazione di percussioni.

Un set per molti versi grazioso e affascinante, con alcune individualità di spicco (La stessa Mazur e Lotte Anker), ma complessivamente gracile, basato su un costante senso di attesa di una evoluzione mai raggiunta. Ma dopo un concerto come quello del gruppo di Parker era oggettivamente difficile raggiungere di nuovo le stratosferiche altezze dell’Organ Quartet.

Non ho potuto assistere ai concerti di Evan Parker e di Ernst Reijseger ma gli amici presenti si sono sperticati in lodi lasciandomi un po’ di amaro in bocca per l’occasione mancata.