MONDO JAZZ
il blog del portale Tracce Di Jazz.
il jazz da Armstrong a Zorn. notizie, recensioni, personaggi, immagini, suoni e video
di Roberto Dell'Ava

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Un'altra riflessione “ad orecchie aperte” sui supporti musicali

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Inutile dire che anch'io ho la casa tappezzata da ogni supporto sonoro possibile che l'industria ha saputo creare. L'avvento prima del compact e successivamente del mp3 ha contribuito non poco a fermare una proliferazione che nel giro di pochi anni mi avrebbe costretto a scelte drastiche: cambiare casa, chiedere due mutui, uno per la casa e l'altro per gli acquisti in vinile e cd, oppure vendere tutto ? 
Ciò non toglie che l'ascolto del vecchio vinile con la copertina di grande formato spesso ricca di foto e note accurate è ancora nel mio immaginario il modo "giusto" per godere della musica, naturalmente con l'aiuto di un buon impianto hi fi e di due ottime casse.
Nella realtà però l'ascolto è diventato sempre più liquido, gli mp3 sono si impalpabili ma hanno risolto alla grande ogni problema di spazio, e riversarli su compact è ormai pratica abbandonata da tempo.
Basta dotarsi di una cuffia wireless di ottima fattura e magicamente si risolve anche il problema di far convivere la musica jazz con la propria moglie/compagna, fatto per niente scontato, sopratutto se amate musicisti no compromise tipo Threadgill o Wadada. Viceversa o convivete con una jazzofila o avete sposato una santa oppure una sorda. 
Nonostante il formato digitale abbia ormai colmato la distanza con la qualità del compact, ascoltare i propri musicisti preferiti in cuffia o con le casse per il pc, per quanto di qualità, è esperienza limitativa. Manca la profondità, il respiro della musica, la definizione degli strumenti nello spazio.
E cosi', spesso dopo aver ascoltato la novità del momento in formato liquido, è bello tornare al vinile, passare la spazzolina per togliere ogni granello di polvere, appoggiare delicatamente la testina sul piatto e sprofondarsi nella poltrona preferita in assoluta contemplazione.
Ah, per la cronaca, "Far from over" lo ascolto in formato mp3....
  
 
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Musicisti in fuga

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È uno dei jazzisti più affermati a New York, è stato direttore della programmazione del Jazz at Linconln Center, ha insegnato alla Juilliard e, se capitate a Manhattan, lo trovate quasi tutte le sere al pianoforte degli esclusivi The Pierre e Harvard Club. Ed è italiano. «Il motivo per cui ho lasciato il mio paese è soprattutto culturale», racconta deciso Antonio Ciacca, cresciuto a Volturino in provincia di Foggia e oramai in pianta stabile nella Grande Mela.
«Non volevo che i miei figli vivessero in una nazione feudale», continua Ciacca. «A New York ho avuto risultati che in Italia non avrei mai raggiunto senza gli amici degli amici, solo perché ci sono posizioni di potere che durano tutta la vita. Qui invece i direttori artistici e di dipartimento cambiano: nessuno dirige un festival per quarant’anni coinvolgendo sempre le stesse persone. Nessuno interagisce tra feudi con la logica molto italiana dello scambio».
 
 

«Anche in America ci sono difficoltà a sfondare, nel jazz. Però qui una donna ha più chance, non le è reso impossibile controllare la propria attività e soprattutto può farsi notare per quanto sa fare, non in relazione alle conoscenze o ai genitori. In Italia purtroppo va avanti chi viene spinto, e non si è mai liberi di gestirsi in modo indipendente»

Roberta Gambarini

Fonte: https://www.avvenire.it/agora/pagine/gambarini

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Alla Concord il catalogo Savoy

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Concord Music continues its buying spree with the acquisition of Savoy Label Group. 

The catalog deal brings more than 3,000 master recordings to the company. Savoy Records, founded in 1942, was home to some of the jazz world’s most iconic artists, including Charlie ParkerMiles DavisDizzy GillespieJohn Coltrane  and Dexter Gordon

The catalog also includes more recent recordings from such acts as Etta JonesBill FrisellLarry CoryellAndy Bey, and Milton Nascimento. Concord is already home to a tremendous number of top jazz titles through its start as a jazz label and its acquisition of the Fantasy catalog in 2004. 

Fonte: http://www.billboard.com/articles/business/7972962/concord-music-buys-savoy-label-group-jazz-recordings

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Talebani pentiti

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«Lo ammetto, ero un talebano del jazz: concepivo solo quello. Poi... qualcosa mi ha cambiato». Quel «qualcosa» si chiama New York, pieni anni '70: «Mi trasferii in America nel 1967 e ci restai per una decina di anni. Abitavo vicino all'Apollo Theatre, una sera andai ad ascoltare Aretha Franklin... e mi stese. E capii che c'era anche dell'altro».

Amo la classica, il reggae, il rap, il pop. In Italia apprezzo molto Vasco Rossi.

Ho un sacco di sui dischi: lo trovo originale, non è politically correct, che è già un grande pregio. E poi mi piace tanto Lucio Dalla. L'altro giorno invece ero in macchina e, mentre ascoltavo Isoradio, ho riscoperto un brano bellissimo di Venditti. E poi le canzoni di Massimo Ranieri e la musica napoletana. Mi piace qualsiasi cosa se funziona: non bisogna essere troppo intransigenti. Come ascoltatore amo variare, anche se il jazz resta comunque l'unico linguaggio con cui sono in grado di esprimermi.
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40 anni senza la voce di Maria

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C’è un piccolo punto sul palcoscenico della Scala dal quale il celebre soprano amava piazzarsi per interpretare le arie più impegnative: ancora oggi viene chiamato “punto Callas” e i melomani sono certi che sia esattamente l’area da dove il suono ha la propagazione ottimale verso tutta la sala, palchi e loggione compresi.

Fonte: http://www.turismo.milano.it/wps/portal/tur/it/arteecultura/personaggi/artistieletterati/maria_callas

 

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Atelier a Milano: la nuova stagione

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La nuova edizione dell’Atelier prosegue con decisione sul duplice terreno della valorizzazione dei giovani e degli intrecci culturali tipici della scena musicale contemporanea, senza per questo dimenticare la grande tradizione del jazz e della musica eurocolta in un equilibrata presenza di grandi personalità e di artisti emergenti.

SCARICA QUI IL PROGRAMMA COMPLETO

Tra le nuove figure del jazz e della musica improvvisata sono presenti diverse figure femminili che segnano un elemento di significativa novità, tutte portatrici di progetti originali: dalla scrittura europea cameristico-jazzistica della pianista Federica Colangelo al viaggio nella musica della Sardegna della clarinettista Zoe Pia sino al solo della cantante e chitarrista Simona Severini, che proporrà un repertorio nel quale si spazia lungo quattrocento anni di musica.

Si muove invece tra il jazz e il rock progressivo, con ampio uso dell’elettronica, il trio di un vocalist assolutamente trasversale quale Boris Savoldelli, mentre alla composizione europea dell’ultimo novecento e del nuovo millennio italiano guarda il Dedalo Ensemble, laddove il trombettista Flavio Boltro presenta il suo nuovo progetto nel quale emerge il contatto con la storia del jazz attraverso un contemporary mainstream di grande varietà espressiva.

Un omaggio ai 100 anni del primo disco di jazz e agli ottant’anni di un grande maestro italiano del New Orleans Style, Luciano Invernizzi, apre invece la stagione legando il passato all’attualità. Completa il quadro della prima parte dell’Atelier un singolare percorso nel mondo di uno strumento come la viola, spesso trascurato nelle stagioni concertistiche.

La seconda parte di questa edizione, appunto dedicata alle aree in cui si incontrano musiche e musicisti, presenta l’originalissimo progetto di Enrico Intra che, con un organico insolito, ripensa in chiave contemporanea il gregoriano e lo spiritual offrendoci un inedito incontro tra due musiche di carattere sacro e cristiano. Quindi, un altro nome storico del jazz italiano, Gaetano Liguori, si ispira invece al mondo delle minoranze e in particolare all’universo ebraico, mentre due concerti omaggiano altrettante figure della musica italiana, soprattutto di quella di scena: Nino Rota, con le sue colonne sonore, troverà una particolare interpretazione dal duo Balzaretti-Carbotta, mentre Fiorenzo Carpi, il musicista di Strehler, vedrà risuonare le sue pagine in chiave jazz con il trio “danese” di Antonio Zambrini.

Altre due nuove voci della musica d’oggi presenti in cartellone sono il trombonista Filippo Vignato, miglior nuovo talento del jazz italiano nel Top Jazz 2016, e il quartetto svizzero Kaleidoskopie, versione attuale e moderna del Kronos Quartet. Infine, uno spazio particolare sarà riservata alla meravigliosa Sonata bartokiana per pianoforti e percussioni.

Come si può notare dall’allegato programma, tutte le date rappresentano delle prime assolute o milanesi, in molti casi con la presentazione di novità discografiche, nel segno di un progetto che vuole far ascoltare musica nuova, indipendentemente dai suoi autori, al pubblico della città metropolitana.

Non cambia ovviamente l’orario del pomeriggio, funzionale per diverse categorie di cittadini impossibilitate a seguire le programmazioni serali, né la formula, da vero cenacolo culturale, che propone agili programmi di sala e guide all’ascolto dei concerti.

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Anche Barolo, non solo Sagrantino...

Scritto da Roberto Dell'Ava on . Postato in Blog

I blog musicali stanno morendo perché, con pochissime eccezioni, non vale la pena leggerli. E non vale la pena leggerli perché sono diventati solo un'altra espressione di compromessi scarsamente mascherati che da sempre pervadono la musica classica. In realtà la maggior parte dei blog musicali non sono altro che dei selfie a mezzo web pubblicati da una nuova generazione di addetti ai lavori . I blog musicali sono solo un'altra parte di un mercato globale di cattivo gusto, dove le persone hanno dei principi, ma sono pronti a cambiarli se il prezzo è giusto .

Fonte: http://www.overgrownpath.com/…/…/music-blogging-itsover.html

L’autore di queste parole si riferisce al mondo della musica classica e ai blogger di riferimento. Ciò non di meno si impone una riflessione: amici, lettori abituali o lettori casuali, se mai leggerete su questo mio blog affermazioni entusiastiche, ad esempio, sui 400 festival jazz che si svolgono in Italia dimenticando che 390 propongono Ornelle, Fiorelle e Zille e 395 sono appannaggio della banda dei quattro (Enrico, Paolo, Stefano e Fabrizio), bene, allora sappiate che anche io sono passato al miglior offerente.

P.S.

Cari direttori artistici non disperate, come dice bene l'articolo di riferimento, ognuno ha un prezzo (il mio è composto da casse di Sagrantino di Montefalco...). Volete che parli bene, anzi benissimo, dei Massimi o dei Gini o di qualsiasi altro cantante bollito che si vuole rifare una verginità jazzistica ? Contattatemi in privato !

Questo è un post pubblicato esattamente un anno fa. Lo riprendo, non perchè sia cambiato il mio prezzo (va bene anche il Barolo, mi raccomando !) e nemmeno il panorama della maggioranza dei festival italiani,  ma perchè mi è utile a quanto sto per dire.

Qualche volta su questo mio piccolo spazio mi sono permesso di esprimere un parere negativo su alcune scelte editoriali del nostro magazine, Musica Jazz. E scrivo "nostro" proprio perchè, per quanto personalmente possa condividere o meno allegati e/o rubriche, tutto questo non inficia l'attaccamento ad una rivista che leggo da più di quarant'anni,  che mi ha accompagnato in diverse stagioni della mia vita e che pertanto sento anche un pò mia.

Negli ultimi tempi è con piacere che ho riscontrato una qualità degli scritti  sempre più interessante,  compact allegati intriganti, e anche le rubriche che amo meno (Circus...) hanno sfornato articoli su personaggi del tutto degni di interesse.

Tutto bene quindi ? Si, se non fosse....che poi leggi cose come questa:

https://fardrock.wordpress.com/2017/09/13/un-disco-allegato-a-musica-jazz-si-no-si-anzi-no/

Naturalmente è solo una versione, non mi permetto di trarre conclusioni. Sta di fatto che storie simili se ne sentono anche da altri musicisti e addetti ai lavori, anche se poi nessuno prende carta e penna o la tastiera e lo scrive nero su bianco

Peccato, però, proprio perchè amo il "mio" magazine, di queste cose si deve parlare e non bisogna mettere la testa sotto la sabbia. Non so se qualcuno di MJ risponderà o chiarirà (non a me, se non per conoscenza, ma a all'autore dello scritto su Fardrock). Personalmente mi piacerebbe sentire le ragioni dell'altra campana. Si può naturalmente anche ignorare il tutto, ma cosi' si confermerebbero tutte le ipotesi peggiori...