MONDO JAZZ
il blog del portale Tracce Di Jazz.
il jazz da Armstrong a Zorn. notizie, recensioni, personaggi, immagini, suoni e video
di Roberto Dell'Ava

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Castrato con accompagnamento musicale

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DOVE FINISCONO I SOLDI REGIONALI PER LA MUSICA

C'è chi non ha fatto neppure uno spettatore pagante negli ultimi 3 anni e dichiara un bilancio di appena € 5.000,00.
C'è chi dichiara di aver fatto 31 concerti di alto livello artistico : peccato che poi dichiari di aver fatto 24 spettatori a concerto e un bilancio di appena € 30.000,00.Come a dire concerti dal costo complessivo di € 900,00 visti da 24 persone a volta.
Ma ci sono anche i fenomeni da 18000 spettatori l'anno ! Peccato poi che gli stessi dichiarino di aver incassato € 20.000,00 : una media di €1,20 centesimi a biglietto,ma com'è possibile ?
C'è anche chi dichiara un bilancio di soli € 9000,00 e riceva un contributo pari al 213% del suo bilancio.E qui ci fermiamo,ma potremmo continuare.

Poi c'è Catania Jazz : 120 concerti negli ultimi 3 anni,circa 32.000 spettatori paganti,bilancio annuale oltre € 400.000,00 , più di 1600 abbonati tra Catania e Palermo, più di € 800.000,00 di entrate proprie nell'ultimo triennio.E artisti di livello infimo come tutti ben sanno,come nella storia dell'associazione,dal 1983 ad oggi.

Ultimi,siamo ultimi in Sicilia.In alto,a destra,sulle nostre istanze,nessun nome di politico come usa in Sicilia.

Ecco perchè abbiamo rifiutato l'elemosina regionale del 2016.

 

Domanda facile facile : secondo voi tra due concerti del pianista americano Brad Mehldau in teatro e due mangiate di castrato al ristorante con accompagnamento musicale,cosa viene ritenuto più meritevole di sostegno dall'amministrazione regionale ?

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La piccola città di Frisell

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Words are flowing out like endless rain into a paper cup, | They slither while they pass, they slip away across the universe. 
(da Across The Universe, Lennon-McCartney)

Le parole tracimano come una pioggia infinita dentro una tazza di carta, | si dissolvono mentre passano, scivolano nell'infinito dell'universo.

Da qualche settimana è uscito il nuovo album di Frisell, Small Town, un duetto con Thomas Morgan. Forse, vista la formula, un poco monocorde (almeno per i miei gusti), ma la qualità è indubbia ed i protagonisti di valore assoluto. Personalmente mi sento più vicino al primo Frisell, quello più acido e sperimentale dei trii e dei quartetti, ma anche in una semplice rilettura del brano di John Lennon il piacere dell'ascolto e la classe del musicista sono del tutto fuori discussione.

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Sun Ra, 22 maggio 1914

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C'è sempre umorismo nella mia musica. C'è sempre ritmo. Per quanto sia stravagante, è sempre ballabile. In realtà io non suono musica free, perchè non c'è libertà nell'universo. Se fossimo liberi potremmo suonare qualsiasi cosa senza che torni indietro. E invece torna sempre indietro. Ecco perchè metto in guardia i miei musicisti: fate attenzione a ciò che suonate, ogni nota, ogni battuta, sappiate che torneranno indietro. Se poi suoni qualcosa che non capisci neanche tu, sarà negativo per te e anche per la gente.

Fonte: Space is the place, la vita e la musica di Sun Ra, John F. Szwed

In qualsiasi galassia tu sia, buon compleanno Sun Ra !

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Le due verità

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Tutta la città si è fatta coinvolgere dalla ‘quattrogiorni’ di jazz diffuso. Sold out per gli spettacoli di sabato 20 e domenica 21 maggio al Teatro Regio, al Conservatorio, all’Auditorium Intesa Sanpaolo e a San Filippo Neri. Tra i momenti più emozionanti del festival l’entusiasmo di tutto l’Auditorium del Lingotto per il concerto di Dee Dee Bridgewater, la commozione del pubblico presente in sala per la performance di Napoleon Maddox al Piccolo Regio e l’attenzione degli spettatori per la raffinatezza del connubio fra la musica di Enrico Rava e Geri Allen e le letture di Anna Bonaiuto.


Le parole si sono sposate perfettamente alla musica anche nella produzione originale voluta fortemente dal Festival ‘Boris Vian il poeta sincopato’ e nel progetto ‘Short-Cuts in jazz’. La programmazione, diversa rispetto agli altri festival jazz, è stata particolarmente apprezzata dal pubblico che ha risposto positivamente alla nuova sfida fatta di scelte artistiche di elevata qualità, originalità e ricerca, evidenziata dalle produzioni originali ed esclusive presenti in cartellone. Grandissimo successo anche per ‘Jazz per la Città 2017’, vivace laboratorio culturale che ha coinvolto il ricco tessuto artistico protagonista della vita jazzistica torinese e ‘Torino Jazz Night/Oltre i confini della notte’ che, per l’intera serata di sabato 20 maggio, ha portato musica e letteratura nelle piazze, per le strade, nelle sale da concerto e nei locali.

Fonte: http://www.quotidianopiemontese.it/2017/05/21/ottimo-successo-per-la-prima--di-narrazioni-jazz/#.WSLh4edizioneZLyi2w
 
Io, che non dispongo di un Osservatorio Culturale al mio servizio, posso solo basarmi sulle mie personali impressioni. E la mia personale impressione è che la visibilità e l'attrattività di Narrazioni Jazz siano state bassissime per due banali motivi: il cartellone e il format stesso non erano niente di che; e quel niente di che è stato sommerso e cancellato dall'enorme attenzione attorno al Salone del Libro.
L'ho detto e ridetto: piazzare un festival jazz negli stessi giorni del Salone del Libro poteva essere un'idea (peraltro velleitaria) l'autunno scorso, quando il Salone sembrava moribondo; ma la rinascita del Salone ha ammazzato in culla Narrazioni Jazz, annichilendolo sul piano della visibilità, e facendogli concorrenza anche sul fronte musicale
Il direttore Stefano Zenni lo sa benissimo, e almeno in privato lo ammette. Di sicuro la prossima edizione del Festival, se una prossima edizione si farà, non sarà concomitante al Salone.
Intanto, però, abbiamo speso 600 mila euro, e qualcuno dovrà spiegare come, e con quale coerenza rispetto alla sicumera sciorinata il 17 ottobre scorso dall'assessore alle Fontane. Aspetto i dati della biglietteria (dati Siae, please, non  a stima) e del ROI.
Grazie.
E vi prego con tutto il cuore: non cercate d'intortarmi raccontandomi la favoletta che in realtà voi puntavate a "contagiare la città con un festival diffuso sul territorio": per quello, bastavano i70 mila euro che avete investito nel cartellone "off" di "Jazz per la Città". Se è ciò che volevate, che minchia di scopo avevano i 600 mila di Narrazioni Jazz?
 
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3 x Gershwin

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Domenica 21 Maggio 2017 ore 11.50

I CONCERTI DEL QUIRINALE DI RADIO3

In collaborazione con la Presidenza della Repubblica e con Rai Quirinale

 

In diretta dalla Cappella Paolina del Palazzo del Quirinale, Roma

 

 

pianoforte Enrico Pieranunzi

violino Gabriele Pieranunzi

clarinetto Gabriele Mirabassi

 

 

3 x Gershwin

 

IL PROGRAMMA DI SALA

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Film e musica: Miles Ahead e Il Concerto

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Complice il maltempo mi sono infine deciso a vedere il film Miles Ahead, da circa un mese disponibile sulla piattaforma Sky.

Realizzato con l’inedito spirito di una jam session cinematografica, il film è un ritratto impressionista e sincopato in cui naturalmente la musica riveste un ruolo primario commentando la vicenda, per lunghi tratti assolutamente di fantasia e per nulla aderente alla realtà. Miles viene tratteggiato come un uomo sempre borderline, burbero e scontroso, vincolato dalle dipendenze. Merito di Don Cheadle quello di non aver realizzato una biografia convenzionale e noiosa  ma un aggressivo spaccato esistenziale. La storia  rimane un semplice canovaccio per repentini scarti temporali, non sempre ben amalgamati e dai toni a volte discutibili. Insomma, se Cheadle attore è ampiamente ben calato nella parte, il Cheadle regista, pur con alcuni notevoli meriti, non sempre riesce a far decollare in maniera credibile la descrizione degli anni difficili di Davis. C’è però la musica, qui ovviamente molto più che un sottofondo, bensi’ un collante magico ed elastico che fa perdonare le sbavature e gli eccessi.

Forse con il tempo sarò diventato più esigente, ma vedere un film che appaghi è diventato sempre più difficile. Consiglio coloro che a vario titolo non l’avessero ancora visto di andare a ripescare Il concerto, film di Radu Mihaileanu di alcuni anni fa. Anche qui storia di pura fantasia e musica che riveste ruolo primario.

Improbabile, surreale, grottesco, privo di qualsiasi parvenza di verosomiglianza, e per di più nella versione italiana penalizzato da un assurdo doppiaggio (originalmente il film è in francese ed in russo, e sarebbe stato di gran lunga preferibile una versione sottotitolata). Eppure il film di Mihaileanu, il regista di Train de Vie, è in egual tempo una pellicola che diverte, commuove e avvince lo spettatore. Tra i molti temi, quello centrale che la pellicola sviluppa in maniera esemplare è il rapporto tra immagini, storia e musica, un mix di ingredienti comune alle migliori pellicole che vedono la musica in veste di protagonista. In questo caso si tratta del concerto per violino e orchestra op. 35 di Tchaikovsky, suonato dalla Orchestra Sinfonica di Budapest con la giovane violinista rumena Sarah Nemtanu nel ruolo di solista.

 Anche se la durata del concerto viene ridotta ed estrapolata, dei circa 22 minuti della partitura originale si ascoltano solo 12 minuti, l'abilità del montaggio e la sapienza narrativa del regista creano una atmosfera ricca di pathos, armonia e struggimento. Se la seconda parte del film è focalizzata sulla musica, nella prima parte il regista dispensa una arguta autoironia sui proverbiali vizi della cultura ebraica, per non parlare delle esilaranti bordate alla grottesca versione della democrazia che trionfa oggi in Russia. Il tutto tratteggiato con mano ferma ma lieve, venata da un abbondante pizzico di surreale ironia. In una realtà dove trionfano insulsi e volgari cinepanettoni o noiosi e prevedibili action-movie, ecco un film da non perdere, proprio perchè imperfetto e sgangherato, ricco di grande musica e di corrosiva ilarità.  

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Inquietudini

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Il primo aggettivo che mi sovviene pensando a Diamanda Galas e alla sua musica è : inquietante. Di solito lo associo a terminazioni musicali positive, escludendo comunque a priori che Diamanda rientri a qualsiasi titolo sotto la classificazione "jazz". Interessante comunque questa vecchia intervista rilasciata a Jazzitalia, della quale riporto la parte più "forte" per quanto riguarda il jazz. Non commento, si tratta dell'opinione dell'artista, trovo però che sia in linea con il personaggio: inquietante.
 
....mi fa piacere parlare di Scrjabin perché sto seriamente pensando di proporre alcuni suoi brani per pianoforte durante le mie performances, come omaggio a questo grande musicista così influente in così tanti modi sul jazz moderno. Sento spesso parlare di jazz senza che nessuno citi gente come lui, Rachmaninoff, Bartok...da non crederci. Non danno loro alcun credito!
 Chi ha inventato queste progressioni, chi ha inventato certe scale?Si conosce Thelonious Monk ma non, appunto, Scrjabin. 
Giusto, come osi parlare di Monk senza sapere chi gli ha dato gli strumenti per esprimersi? Questa gente mi annoia, davvero, mi annoiano molto (ride). Gli americani hanno questo modo di ingigantire tutta la cultura che li vede protagonisti senza riconoscere l'originalità a chi davvero ha creato certi accordi, certe scale. 
Ed è una questione razziale, è un dato di fatto che la maggior parte dei compositori in questione nasce in Medio Oriente, prendi i russi, Scriabin, Rachmaninoff, prendi Bartok, Chopin: è lì che nasce il jazz, e un paese come l'America che ha sperimentato la piaga dell'intolleranza non dovrebbe perpetrarla a sua volta ignorandoli completamente perché non americani.
 Quando suono "Gloomy Sunday" negli Stati Uniti mi dicono, "ah la canzone di Billie Holiday"...ma non è di Billie Holiday, è di Laszlo Seress! Ed è una cosa completamente diversa rispetto alla versione della Holiday, tra l'altro. Quando ero giovane mi dicevano che il jazz nasce dalla cultura africana, beh permettimi di farti sentire un disco di musica africana e vedremo! Non c'entra assolutamente nulla. Il jazz parla attraverso la lingua dei grandi romantici e contemporanei europei, è per questo che non mi piace tracciare una linea di divisione netta fra una cultura e l'altra. Oggi in America la creazione musicale, e non solo jazz, è molto limitata, ci sono un paio di grandi cantanti a Broadway che comunque propongono sempre il solito approccio al jazz...e il resto degli americani ascolta brutte copie di Aretha Franklin e Whitney Houston con i soliti due o tre giri di accordi di rhythm and blues.
 
Intervista di Diamanda Galas ad opera di  Marco Marroni
 
 
 
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Narrazioni Jazz: il punto

Scritto da Roberto Dell'Ava on . Postato in Blog

Siamo ormai a metà rassegna e da Torino giunge ancora la voce controcorrente di Gabriele Ferraris:

Il Salone ha avuto un imprevisto colpo di reni, e nelle mani di una dirigenza capace è rinato mentre la “ribellione” meneghina naufragava tristemente nei padiglioni semideserti di Rho Fiere. L’ex Tjf ora Narrazioni Jazz, invece, non ha trovato la marcia in più: il risultato è un cartellone diligente annegato in una pletora di concertini sparsi, il tutto mortificato da una campagna promozionale di incomparabile modestia, a partire dai manifesti talmente brutti che mi rallegro che siano quasi invisibili

(...)
Ma tutto induce a pensare che il Salone oscurerà Narrazioni Jazz: la sua offerta - tra Lingotto e Off - è vasta, capillare e differenziata (tra l’altro propone eccellenti concerti all’ex Incet), sicché la contemporanea presenza di Narrazioni Jazz rischia di passare quasi inosservata al grande pubblico e ai visitatori.
(...)

Quando ci si ritrova in tasca un gruzzolo, soprattutto in questi tempi grami, è d’obbligo impiegarlo nel modo migliore e più fruttuoso. Buttare i soldi dalla finestra è stupido sempre, anche se ce li hanno regalati.