MONDO JAZZ
il blog del portale Tracce Di Jazz.
il jazz da Armstrong a Zorn. notizie, recensioni, personaggi, immagini, suoni e video
di Roberto Dell'Ava

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Apartheid

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In Sud Africa non c'era spazio per niente e per nessuno. Dovevamo ribellarci, eravamo stanchi. Lavoravo con Chris McGregor , che era un bianco. Non era opportuno che suonassimo insieme; non potevamo condividere il palco con Chris; non potevamo suonare per dei bianchi.

Potevo suonare in posti in cui mia madre non sarebbe potuta entrare per venirmi a sentire. E non le avrebbero solo impedito di venire ai miei concerti, forse l'avrebbero pure picchiata.

Louis Moholo, batterista dei Brotherhood of Breath, intervista di Richard Scott, The Wire, marzo 1991 

Nel video uno dei brani più belli di McGregor, più volte ripreso dai gruppi di Moholo.

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Jazz World Photo: 3° premio ad Andrea Rotili

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La fotografia e la musica sono due colonne portanti nella vita di Andrea Rotili. “Faccio fotografia da quando avevo 15/16 anni e ascolto la musica jazz”, racconta. Il suo è un mondo “visto con un occhio fotografico” e un mondo in cui “la musica è sempre stata presente”.
“Cinque anni fa ho iniziato a fare fotografie ai concerti”, ci dice, “e da lì è stato un crescendo”. In questo ambito gli è stato d’aiuto il fatto di conoscere molto bene la musica, in particolare il jazz, perché “è importante sentire la musica dentro”, continua. E forse è solo attraverso questa profonda conoscenza che l’artista riesce a trasmettere le emozioni della musica attraverso la fotografia.

Musica e fotografia, quindi: due arti e allo stesso tempo due passioni, la cui unione ha portato Andrea Rotili verso un percorso ricco di soddisfazioni. Fra le tappe più significative c’è sicuramente il Jazz World Photo, la competizione mondiale in cui ogni anno, dal 2014, fotografi professionisti e non si sfidano sul tema della musica jazz. Racconta Rotili a questo proposito: “Nel 2014 ho partecipato al Jazz World Photo, classificandomi settimo. Nel 2015 ho vinto con una foto di Enzo Pietropaoli”. L’anno dopo si è preso una piccola pausa dalla competizione, in quanto “avendo vinto l’anno precedente facevo parte della giuria, quindi non ho potuto partecipare al concorso”, racconta.

Quest’anno, il 2017, l’ha visto di nuovo sul podio. “Sono arrivato terzo fra 213 partecipanti provenienti da 28 Paesi diversi”. Un grande risultato per Rotili, soprattutto perchè, dice, “non è mai facile riconfermarsi dopo una vittoria”. Ma ora, dopo la premiazione di sabato scorso svoltasi in una città vicino a Praga, lo possiamo dire: è riuscito a riconfermarsi, raggiungendo un altro importante traguardo.

Fonte: http://www.informazione.tv/it/Attualita/art/66955-quando-musica-e-fotografia-si-incontrano-la-storia-di-andrea-rotili-un-marchigiano-sul-podio-del-jazz-world-photo/

La vittoria del prestigioso Jazz World Photo quest'anno è appannaggio di Oleg Panov con questa foto:

Link: https://www.jazzworldphoto.com/winners-2017/

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Arthur Blythe R.I.P.

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The Arthur Blythe Quintet - L to R - Abdul Wadud - cello, Bobby Battle - drums, Arthur Blythe - sax, Bob Stewart - tuba, Kelvyn Bell - guitar

Early this morning the great Arthur Blythe passed. As many of you know he was a gentle soul and a musical genius. He had been fighting Parkinson's disease for several years. His spirit will live on in his unique music, which he humbly gave to our universe. His Beautiful wife Queen Bey has been there for Arthur and I know he would want us all to be there for her now. R.I.P. Mr. Blythe.

Fonte: pagina Facebook di Arthur Blythe

 

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Impressioni bergamasche

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Il festival bergamasco si conferma appuntamento imprescindibile della primavera lombarda, e riesce a coinvolgere l’intera città in una quattro giorni ricca di eventi opportunamente sparpagliati tra luoghi suggestivi quando non incantevoli.

Peccato la concomitanza con l’Open Papyrus Jazz Festival di Ivrea, che costringe a scelte forzate quando basterebbe scivolare di una settimana per poter vivere entrambe le realtà.

Personalmente, costretto da impegni, ho scelto Bergamo per vicinanza geografica ed ho potuto presenziare solamente a due serate, la prima al Teatro Sociale e la seconda al Teatro Donizetti.

La recensione completa del festival la potrete leggere per la penna di Ernesto Scurati, io qui mi limito a poche impressioni.

La prima serata, con il trio di Rudy Royston ed il Tinissima di Francesco Bearzatti è in città alta. Magico solamente arrivarci, e doppiamente magico vedere tanti, tanti giovani tra il pubblico.

Royston si accompagna con un robusto contrabbassista giapponese, Yasushi Nakamura, e con il formidabile sassofonista Jon Irabagon. Il trio è solido e compatto, paritario nei ruoli, e comunica una notevole intesa rielaborando in maniera personale una moderna visione del jazz, dove convivono tradizione e sperimentazione.

La maestria tecnica dei tre è impressionante, non da meno  l’esagerato  papillion sfoggiato da Irabagon, un vero pugno nell’occhio facilmente perdonato per quanto il musicista ha saputo dare in termini di musicalità ed emozione.

Il Tinissima di Francesco Bearzatti conferma tutto il buono che ha seminato e prodotto nei dieci anni di vita del gruppo. Una formazione, indubbiamente tra le migliori in Europa, con una testa pensante jazz ed un grosso cuore rock. Nel senso di una pulsante ritmicità nei  temi e nei solo. Come sempre, molto emozionante.

La mia unica serata al Donizetti vede un formidabile William Parker Organ Quartet, senza ombra di dubbio il concerto più pregnante di quelli hai quali ho assistito. Vera Great Black Music, trascinante e formidabile in ogni singolo componente. Hamid Drake è una gioiosa macchina da percussione, Cooper Moore un fornitore inesausto di groove, ma è James Brandon Lewis che mi ha definitivamente folgorato. I suoi album sono molto belli ma dal vivo è dirompente, una esperienza di bellezza ed energia che ha strappato lunghi applausi al pubblico bergamasco.

Chiudeva la serata Marilyn Mazur’s Shamania, 11 donne provenienti dalla Scandinavia con una imponente strumentazione di percussioni.

Un set per molti versi grazioso e affascinante, con alcune individualità di spicco (La stessa Mazur e Lotte Anker), ma complessivamente gracile, basato su un costante senso di attesa di una evoluzione mai raggiunta. Ma dopo un concerto come quello del gruppo di Parker era oggettivamente difficile raggiungere di nuovo le stratosferiche altezze dell’Organ Quartet.

Non ho potuto assistere ai concerti di Evan Parker e di Ernst Reijseger ma gli amici presenti si sono sperticati in lodi lasciandomi un po’ di amaro in bocca per l’occasione mancata.

 

  

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L'erba verde

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È il contrabbassista simbolo della scena downtown di New York, anello di congiunzione tra la New Thing degli anni Settanta e la ricerca del jazz contemporaneo. A 65 anni nessuno meglio di William Parker, che si esibirà per Bergamo Jazz sabato sera al Donizetti, è memoria, a parole e in musica, dell’afflato libertario di quel «Mucchio Selvaggio» che era l’avanguardia free newyorchese. «Fu Lester Bowie a soprannominare così noi musicisti post-Coltrane ispirati dalla Cosmic-music di Ayler, ma di selvaggio non avevamo nulla. I veri selvaggi sono coloro che scatenano le guerre e ammazzano la gente; noi cercavamo solo una musica più sincera, più vera. Oggi a New York ci sono più che altro musicisti che suonano musica corretta, senza difetti; io continuo invece a cercare un suono che fluisca attraverso di me, e che possa risanare questo mondo rettificato».

Come se la passa ora a New York il musicista d’avanguardia?
«Con l’avanguardia sei sempre il fanalino di coda, anche quando sei al top. Ma molti non capiscono che l’erba sotto i nostri piedi è dello stesso verde di quella del Lincoln Centre. Ken McIntyre disse una volta che se sei famoso significa che hai fatto qualcosa di sbagliato. Le star al top non sono più felici di noi e da un momento all’altro passano dalle stelle alle stalle».

Fonte: http://bergamo.corriere.it/notizie/cultura-e-spettacoli/17_marzo_21/william-parker-donizetti-prego-perche-jazz-venga-me-5d3c5f16-0e13-11e7-bc58-c287e833415a.shtml

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Dave Douglas, musicista, imprenditore, direttore artistico

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Ieri Dave Douglas, un nome molto importante per il jazz contemporaneo, ha compiuto 54 anni. Mi sembra interessante riproporre una mia libera traduzione di un gustoso articolo sul trombettista scritto da Devin Leonard e pubblicato su Bloomberg.com giusto due anni fa. Douglas in questi giorni è a Bergamo, ricoprendo il ruolo di direttore artistico del Jazz Festival, e non è raro incontrarlo per le vie della città oltre che sui diversi palcoscenici in veste di presentatore.

Dave Douglas, il trombettista jazz, compositore, direttore d'orchestra, proprietario dell’etichetta discografica Greenleaf, e abile podcaster, vive in una casa posta in una stradina nel bosco in un villaggio chiamato Croton-on-Hudson, a circa un'ora a nord di New York City. E 'un buon posto per un musicista. Douglas a volte si esercitaalla tromba mantenendo il tempo con i piedi sul suo drum set.

"Non sono un buon batterista", confessa. "ma è un grande esercizio ritmico." Lui è uno dei trombettisti più venerati del jazz, ha vinto una borsa di studio Guggenheim per la composizione, e ha capeggiato numerose band, tra cui l'acustico Dave Douglas Quintet; Keystone, un gruppo con un DJ che ha fornito la musica per film muti; e Nomad, un gruppo con influenze folk che ha fatto il suo debutto a Suoni delle Dolomiti.

Douglas sta attualmente lavorando su un disco, uscita prevista nel mese di giugno, con High Risk , la sua nuova band, e Shigeto, un musicista elettronico della zona di Detroit che utilizza musiche provenienti dai videogiochi nel suo lavoro. Ma ciò che è altrettanto notevole di Douglas èquello di cui meno si parla: lui è un imprenditore accorto che ha capito come commercializzare la sua musica ad un pubblico globale in un momento in cui l'industria discografica sta lottando per sopravvivere.

Pochi generi musicali sono stati colpiti più duramente del settore jazzistico. Nel 2003, gli americani hanno acquistato 23 milioni di album di jazz, secondo Nielsen SoundScan. Nel 2013, ne hanno acquistato solo 5 milioni. La maggior parte delle etichette più importanti hanno ridotto in modo significativo le loro nuove uscite jazz. Verve di Universal Music Group, la casa un tempo di Ella Fitzgerald, sta spingendo i cantanti R & B e promuovendo rapper.

Anche la Blue Note, forse l'etichetta jazz più famosa in assoluto, si è trasformata in una sofisticata label di impronta prevalentemente pop , pubblicando album da Roseanne Cash ad Annie Lennox, mantenendo tuttavia quelle di grandi protagonisti del jazz come Wayne Shorter.

Proprio quando le vendite jazz sono implose 10 anni fa, Douglas ha fondato Greenleaf Music , una piccola azienda che vende dischi, magliette, spartiti, abbonamenti, e produce Noise from the Deep, un podcast su tutte le attività musicali di Douglas e dei suoi musicisti. Dave è a disagio a parlare di finanze della società, rimandando questo tipo di domande al suo manager, Mark Tavern, Tuttavia, Douglas dice che Greenleaf deve produrre ricavi, e questo è il punto. «Non è un progetto utopistico", dice.

Douglas è un uomo di 51 anni, con i capelli tagliati corti brizzolati, occhiali dalla montatura di metallo rettangolari, e una modo serio e professorale. Il giorno in cui lo incontriamo indossa una maglietta scura proveniente da un festival di musica rumena, i jeans, ed è senza scarpe. Douglas è nato a Montclair, New Jersey, figlio di un dirigente IBM. Ha frequentato Phillips Exeter Academy, una scuola privata di New Hampshire, poi ha conseguito la laurea alla New York University, che gli ha dato la possibilità di esplorare la scena jazz altamente competitiva e spesso a bassa retribuzione della città.

Nel 1987, Douglas ha realizzato ciò che molti giovani trombettisti considererebbero un sogno. Ha intrapreso un tour lungo sei mesi con il gruppo del pianista Horace Silver. Ci sono i video su YouTube di Douglas che fraseggia in stile hard bop con il gruppo di Silver in un concerto in Svizzera con i classici funky del leader, come Filthy McNasty e Nica’s Dream. Ma quando Douglas è tornato a New York, il suo telefono ha smesso di squillare .

Così, con una certa trepidazione, ha deciso di diventare lui stesso un leader . Non pensava che un unico gruppo sarebbe in grado di rappresentare tutta la musica che aveva in mente. Pertanto ne ha formati diversi. Uno era influenzato dal compositore di viennese Anton Webern. Poi ha creato un trio che fonde il jazz con la musica popolare dell'Europa orientale, e un sestetto che ha suonato la musica ispirata dai suoi idoli, come Wayne Shorter.

Questo significava che Douglas aveva un sacco di prodotti musicali da offrire alla sua base di fan in costante crescita. Ha attirato l'attenzione di piccole etichette indipendenti, e ha firmato presto con Soul Note, la gloriosa label italiana. Questi successi hanno portato ad un accordo nel 1999 con la RCA. Douglas ha pubblicato sette album per la RCA, compreso il suo best-seller "Soul on Soul", che ha venduto 13.000 copie negli Stati Uniti, secondo Nielsen SoundScan. Non era male registrare per la stessa azienda di Justin Timberlake e Avril Lavigne. Ma Douglas ha trovato l'esperienza frustrante.

Avrebbe voluto, inutilmente, che RCA pubblicasse i suoi dischi quando andava in tour. Ha anche avuto a che fare con i reclami dei fan sui problemi nello scaricare bonus sul sito RCA. "E 'veramente mi sono incazzato", dice Douglas. "Sono con voi ragazzi. Non è possibile lavorare cosi" Nel 2004, Douglas lascia la RCA e inizia a pianificare il lancio di Greenleaf. I suoi consiglieri gli dissero di fare cose semplici e pubblicare solo i propri album. Douglas li ignorò. "Ero irremovibile," dice. "Mi sentivo come se questa fosse già una vera e propria etichetta, quindi dovevamo avere più artisti."

 

Ha pubblicato 19 suoi dischi e molti altri con musicisti che vanno dal sassofonista Donny McCaslin al chitarrista Nels Cline dei Wilco.Douglas è stato ben presto felice di scoprire che faceva più incassi con i suoi dischi rispetto a quando era alla RCA; non può vendere come molti album pop, ma lui ottiene molto di più dalle entrate rispetto ai costi. Douglas è stato anche in grado di sperimentare nuovi modelli di distribuzione. Ha pubblicato album su CD, ancora il formato più popolare Greenleaf.

Poi li ha messi su vinile. Ha offerto brani inediti per un piccolo numero di fan disposti a pagare per abbonamenti annuali al catalogo di Greenleaf. Douglas ha anche sperimentato una idea nuova . Nel 2008, ha suonato per un'intera settimana con il suo quintetto al Jazz Standard di New York e ogni mattina pubblicava il download del set della sera precedente sul sito Greenleaf. "Mi svegliavo il giorno dopo, e c'era qualcuno a Mosca che stava scaricando," afferma Douglas. "E poi qualcuno in India. Ero stupito, wow, questo è un evento a livello mondiale. "

Ha avuto meno successo quando ha cercato di offrire album su flash drive. Ha venduto 300 chiavette durante due settimane di tour europeo. Non era sicuro che gli acquirenti sapessero cosa stavano comprando; sembravano entusiasti del fatto che lui firmasse la scheda allegata con la copertina dell'album. Ma quando Douglas ha offerto lo stesso prodotto sul sito Greenleaf, ha ottenuto una reazione diversa. "Non abbiamo mai venduto una sola chiavetta", spiega Douglas. "La lezione per me era chiara, non farlo di nuovo."

Nel 2013, Douglas ha lanciato Noise From The Deep, il podcast della Greenleaf Music, in comproprietà con il bassista Michael Bates. Ogni settimana si intervistano musicisti come Mark Turner o Lenny Pickett e questo fornisce a Douglas un altro modo per attirare l'attenzione sul marchio Greenleaf. Nel marzo scorso, Douglas è stato classificato come il n ° 2 nella lista dei migliori trombettisti del 2013 nel sondaggio dei critici di JazzTimes. I critici hanno poi scelto Noise From the Deep come secondo jazz podcast (il N ° 1, un po 'sospetto, era proprio della rivista…)

Forse la migliore indicazione del successo imprenditoriale di Douglas è la sua capacità di conferire attenzione sui meno noti artisti della Greenleaf. Nel mese di settembre, l’etichetta ha pubblicato "Into the Zone", un album del trombonista e compositore Ryan Keberle, che ha lavorato con Wynton Marsalis e Beyoncé, ma che è poco conosciuto al di fuori di una cerchia di addetti ai lavori di New York. "Questo è il mio primo disco su un'etichetta importante", dice Keberle. "I miei precedenti tre dischi, anche se hanno avuto una buona accoglienza dalla critica, sono usciti tutti su mia etichetta." Keberle dice che la registrazione è diversa fatta per l'azienda di Douglas. "Ho già visto i risultati," dice.

Torna a Croton-on-Hudson, Douglas si appresta a terminare il suo ultimo podcast. E’ imperniato su Mary Halvorson, amata dalla critica jazz per il suo particolare stile chitarristico. I fan di Noise From The Deep hanno anche chiesto al trombettista di promuovere un podcast con Kenny G, sassofonista tanto famoso e venduto quanto discusso, la cui presenza sul podcast sarebbe indubbiamente memorabile per diversi motivi. Douglas ha detto che ci sta lavorando.

http://www.bloomberg.com/news/articles/2015-03-13/how-a-star-trumpeter-makes-money-even-when-jazz-can-t

http://www.greenleafmusic.com/

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I sogni son desideri

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Dave Douglas © John Abbott

C’è un sogno che le piacerebbe realizzare da direttore del Bergamo Jazz?

 

Sono una persona molto realista e credo che si debba innanzitutto lavorare con quello che abbiamo a disposizione e senza il quale nulla sarebbe possibile: sono davvero orgoglioso di quello che stiamo facendo e so che potremo crescere ancora. Ovviamente non ci si può aspettare di diventare da un giorno all’altro “il mondo delle favole”. Ciò su cui intendo lavorare duramente è un maggior coinvolgimento della gente, più workshop per i giovani musicisti, sperimentazioni, far vivere agli artisti anche la città e fare in modo che la loro esibizione non sia solo una toccata e fuga dopo il concerto. Il vero sogno? Amo Gaetano Donizetti, mi piacerebbe fare un concerto nel teatro che porta il suo nome con le sue musiche rivisitate in stile jazz. Sarebbe un evento fantastico.

Fonte: http://www.bergamonews.it/2017/03/24/il-sogno-di-dave-douglas-un-concerto-in-stile-jazz-sulle-musiche-di-donizetti/249567/