MONDO JAZZ
il blog del portale Tracce Di Jazz.
il jazz da Armstrong a Zorn. notizie, recensioni, personaggi, immagini, suoni e video
di Roberto Dell'Ava

Stampa

Oh, Carla...

Scritto da Roberto Dell'Ava on . Postato in Blog

“Gerry Mulligan and Chet Baker seemed so sophisticated and bad. I wanted to be like that.” - Carla Bley

 

In quel periodo Carla Bley e Mike Mantler mi chiamarono per partecipare a un paio di sedute d'incisione per il disco Escalator Over the Hill. Un'opera monumentale, su un libretto di Paul Haines, con musiche di Carla, iniziata nel 1968 e terminata nel '72, con la partecipazione di moltissimi musicisti e cantanti, da Linda Ronstadt a Jack Bruce, da John McLaughlin a Don Cherry.

Nelle sedute a cui partecipai c'erano, tra gli altri, Dewey Redman, Gato [Barbieri], Jimmy Lyons, Roswell Rudd, Charlie Haden e Paul Motian. Le registrazioni si facevano al Public Theatre, nell'East Village, in Lafayette Street. Carla dirigeva l'orchestra. Era difficilissimo concentrarsi sulla musica perché Carla era veramente bellissima a quei tempi.

Aveva più o meno una trentina d'anni, e lunghi capelli biondi. Era alta più di un metro e ottanta e, tanto per renderci la vita difficile, indossava (se così si può dire) una minigonna microscopica che metteva in mostra le sue gambe perfette e lunghissime. Come se non bastasse, aveva una camicetta trasparente, la classica see-through, e non portava reggiseno.

Ogni volta che alzava le braccia per dare l'attacco di un pezzo rimanevamo paralizzati dallo spettacolo. Abbiamo fatto parecchie entrate sbagliate prima di abituarci.

 

 

Enrico Rava, "Incontri con musicisti straordinari", Feltrinelli 2011, pp. 138-139

Stampa

Bilanciamenti virtuosi

Scritto da Roberto Dell'Ava on . Postato in Blog

Narrazioni Jazz addio, dal 2018 torna il Torino Jazz Festival, con il nuovo direttore Giorgio Li Calzi (nella foto). Sarà il poliedrico jazzista torinese a guidare la manifestazione, che dunque non sarà più legata al Salone del libro, come accaduto quest'anno, e che si svolgerà in primavera. Altra novità: i concerti saranno tutti al chiuso, in teatri o altri luoghi, e non più all'aperto.

Ad annunciare le novità è l'assessora alla Cultura di Torino, Francesca Leon:

 “Il nuovo festival – sottolinea l’assessora Leon - dovrà favorire l’internazionalizzazione culturale e turistica della città, fidelizzare il pubblico con un virtuoso bilanciamento tra concerti diversificati di alta qualità, incrementare la capacità produttiva degli artisti residenti e degli operatori e, soprattutto, essere un punto di partenza per l’organizzazione di concerti e produzioni originali durante tutto l’anno”.
 
Quando sento frasi come queste, sopratutto in bocca a politici che, si presume, non hanno una gran confidenza con la materia di cui decidono, mi prende sempre una sensazione di sconforto: quasi sempre "concerti diversificati di altà qualità" è un preludio alla messa in liquidazione di quanto di buono fatto precedentemente, un ricorrere al facile consenso purchè numericamente significativo. Insomma, e spero di essere smentito dai fatti, non mi meraviglierei affatto se nel prossimo cartellone trovassimo nomi che con il jazz hanno vaghe parentele omeopatiche, e non sarebbe certo ne la prima ne l'ultima volta.
Stampa

Corpo e anima

Scritto da Roberto Dell'Ava on . Postato in Blog

 
Coleman Hawkins è stato definito il padre del sassofono
moderno, perché nei primi anni Venti con l’orchestra di Fletcher
Henderson ha prodotto i primi assoli compiuti al sax tenore.
 
 
Per diversi anni fu una specie di primus inter pares per la comunità dei sassofonisti,
gigante con tanti discepoli e nessun rivale per voce e maestria
tecnica. Hawkins meriterebbe per questo un posto nella storia, ma
nel 1939, rientrato da una lunga permanenza europea, entrò in sala
d’incisione e per caso, come spesso è avvenuto nel jazz, registrò al
termine di una seduta una versione non prevista di Body and Soul,
imperniata su una improvvisazione lunga l’intero brano, considerata
da allora in avanti l’esecuzione di riferimento per quello standard.
 
Per parafrasare il titolo del brano: dopo aver dato un suono, un corpo allo strumento,
Hawk ne svelò l’anima. Quella di una voce che esprimeva
tenerezza e gioia e sussurrava all’amante. Il sassofono era capace
di essere rapsodico, di cesellare parole d’amore dolcissime. Il comando
tecnico di Hawkins era perfetto e rilassato
 
Franco Bergoglio, Jazz ! Appunti e note del secolo breve
Stampa

Dizzy Gillespie 100 today

Scritto da Roberto Dell'Ava on . Postato in Blog

French kids imitate Dizzy Gillespie’s cheeks in Nice, France; 1981 | Taken by Milt Hinton.

Mi ci è voluta tutta la vita per imparare cosa non suonare


Stampa

Un bootleg di Tim Berne

Scritto da Roberto Dell'Ava on . Postato in Blog

Howdy folks, 
I’m posting this old cassette recording from a gig in Brussels on my first tour in 1983. 
Why am I doing this? 
Because I think this has a side of Paul Motian that maybe isn’t well documented and worth hearing. 
Herb Robertson is a beast on these recordings. 
It’s great to hear Ed and Paul early on in their relationship as a rhythm section....They’re definitely on fire here. 
Me...well...Let’s just say It was early on in my development. 
Yes this is free but please don’t abuse the privilege. 
Heheh/Tim 
October 19th Brooklyn 

Live in Brussels, cassette and very analog, February 1983

credits

released October 19, 2017 

Tim Berne - Alto 
Paul Motian - Drums 
Ed Schuller - Bass 
Herb Robertson - Trumpet
 
Volete essere sempre aggiornati sulle novità che concernono Tim Berne ? Se la risposta è si, e quindi ritenete Tim uno dei musicisti più interessanti di oggi, basta cliccare sul link a fine articolo e avrete accesso ad un bootleg che Berne mette a disposizione degli appassionati le cui note potete leggere qui sopra. Buon ascolto e grazie a Loris per la segnalazione
 
Stampa

Insulti beceri

Scritto da Roberto Dell'Ava on . Postato in Blog

In una democrazia avanzata una legge come lo "ius soli" sarebbe passata, da molti anni, senza particolari clamori e con la sola opposizione di una esigua minoranza, cattolicissima a parole quanto nostalgica di un passato imperiale.

Da noi invece la vicenda tiene banco, anzi, tiene in ostaggio un governo debole e diviso. Siamo senza dubbio un paese in crisi, una crisi che non è solo economica ma anche morale, dove rozza ignoranza vince a mani basse nei confronti di qualsivoglia tentativo di informazione, civile confronto e cultura della solidarietà.

In un quadro cosi' fosco fa specie ma fino ad un certo punto quanto denuncia Paolo Fresu nelle sue pagine del profilo Facebook:

Ho letto dal Brasile i vari messaggi postati nei siti de La Nuova Sardegna e di Sardegna Live in relazione alla mia decisione di aderire al digiuno per lo Ius soli.
Digiuno che, per 24 ore, attuerò nella giornata del 18 ottobre, a casa mia a Bologna, senza l’assunzione di acqua e cibo.
Non voglio entrare in merito al senso del digiuno né tantomeno a quello della sua possibile strumentalizzazione politica ma mi preme ricordare che il tutto è nato da un appello di oltre 900 insegnanti e educatori su sollecitazione di Eraldo Affinati e Franco Lorenzoni. 

Può essere giusto o sbagliato digiunare per una causa nei modi che ognuno deciderà di attuare (nonché frainteso da molti ed interpretato a seconda dei propri livori con commenti a dir poco imbarazzanti) ma è un modo per sentirsi parte di un pensiero sociale e culturale condiviso che ha come unico scopo la riflessione e la battaglia sui diritti degli ultimi. 
Sappiamo inoltre che ci sono, nel mondo, diversi milioni di persone che non hanno da mangiare e che muoiono di fame quando noi abbiamo tutto e spesso troppo. 
Pertanto il nostro digiuno, agli occhi di alcuni, potrebbe risultare una retorica dell’ossimoro ma non dimentico di essere padre di un bimbo che frequenta la scuola pubblica e nella cui classe il 30% dei compagni figli di cittadini non comunitari non gode dei suoi stessi diritti. 
I 900 insegnati che hanno generato questo movimento hanno digiunato per primi, nonostante fossero al lavoro, offrendo a noi un grande esempio di civiltà, coerenza e determinazione.
Tuttavia, pur provando a comprendere il pensiero sull’anti-politica ormai radicato nel nostro Paese – dove mai si dovrebbe confondere il colore politico con quello della pelle umana - trovo molti dei toni e alcuni contenuti dei messaggi postati sui social segno di un razzismo e di una xenofobia che oggi mi fa vergognare di essere sardo. 


Il risultato di una aperta e civile presa di posizione di un personaggio pubblico : centinaia di beceri insulti via web, unica espressione di cui sono capaci gli scriventi grazie all'unico neurone funzionante.

Splendida la risposta di Paolo, che ha fatto una selezione dei più "interessanti" con tanto di nome e cognome:

Questo il link per poterli visualizzare, cliccateci sopra e buona lettura (si fa per dire):
http://www.paolofresu.it/…/top-postinsultiusoli-1508315274.  

Stampa

Politiche culturali

Scritto da Roberto Dell'Ava on . Postato in Blog

È difficile trovare una storia più emblematica di un cattivo modo di fare politiche culturali e di spreco di risorse del Torino Jazz Festival

L’errore di Zenni, dunque, è stato quello di accettare l’offerta l'anno scorso, puntellando un festival che per quanto – come a ragione rivendica l’ormai ex direttore – abbia avuto un buon successo di pubblico, è sembrato una sorta di collaterale del Salone del Libro, messo su dal Comune con poca convinzione.

Intanto, a dimostrare come il banco sia saltato, ci ha pensato il Jazz Fringe a peggiorare la situazione, trasferendosi con il suo format e la sua direzione artistica a Firenze.

Dunque, perché il caso del Torino Jazz Festival / Narrazioni Jazz potrà un giorno essere ricordato come un modo terribile di fare politiche culturali? Qualche considerazione.

Una giunta che si insedia e distrugge in pochi mesi quanto costruito in cinque anni dalla giunta precedente ricorda molto la storiella del signore che si evirò per fare dispetto alla moglie. I grandi eventi culturali non si costruiscono in un anno, ma mostrano il loro potenziale con la continuità di molte edizioni. Possono cambiare rotta, ripensarsi, ma – per quanto invisi a una giunta – non possono sparire dal giorno alla notte. Soprattutto se – e sarebbe difficile negarlo nel caso del Jazz Festival – funzionavano

Secondo le indiscrezioni, confermate da Zenni, il nuovo direttore artistico di Narrazioni Jazz (se ci sarà, e se si chiamerà così) sarà un jazzista torinese per “ricucire i rapporti col territorio”. Al momento ancora non si sa il nome del direttore artistico: di certo non mancano, in città, le scelte di qualità in grado di mettere su un festival di livello. Tuttavia, l’idea di un direttore artistico torinese, che porti dunque dentro il festival il suo capitale sociale di contatti e musicisti (il famigerato “territorio”) è fondamentalmente provinciale, oltre che controproducente alla lunga. Zenni ha potuto costruire quanto ha costruito soprattutto perché avulso da certe dinamiche, da certi ticket da pagare a questa o a quella realtà, a questo o a quel collega. Se si ragione in termini di territorio, non sarebbe meglio finanziare progetti a lungo termine e lungo tutto l'anno, invece che un baraccone che dura lo spazio di un weekend?

 

Insomma, non se ne esce. Comunque vada a finire questa vicenda, la città di Torino ha gettato cinque anni di programmazione culturale e marketing sulla città. E se il faraonico jazz festival di Braccialarghe era uno schiaffo a molte piccole realtà che fanno cultura lungo tutto l’anno, con una città che si saturava in 4-5 giorni di eventi a basso costo in cui il fulcro non era mai davvero la musica, la sua morte ha reso vano anche quanto di buona poteva emergere, sul lungo periodo, in termini di indotto e crescita del sistema culturale cittadino.

Jacopo Tomatis, l'intero articolo qui: http://www.giornaledellamusica.it/approfondimenti/?id=119177

Stampa

C'eravamo tanto amati

Scritto da Roberto Dell'Ava on . Postato in Blog

Cari amici e care amiche, giovedì scorso l'assessora alla cultura del comune di Torino Francesca Leon mi ha comunicato che non sarò più direttore del Torino Jazz Festival/Narrazioni Jazz.

Ero in attesa di un comunicato ufficiale, quando la notizia è invece apparsa su un blog e su Repubblica on line.

Contrariamentte a quanto ipotizzato in quegli articoli, il cambio di direzione non è l'effetto di un supposto fallimento di Narrazioni Jazz 2017. Anche se non sono stati mai diramati dati ufficiali, chi ha frequentato il festival sa che i concerti - nonostante l'attività del Salone del libro - sono sempre stati tutti pieni, con alcuni sold out, fino a lasciare la gente fuori San Filippo Neri per la memorabile serata finale con "Altissima Luce".

Stefano Zenni, dalle pagine Facebook

 

Io non so come sia andato il festival Narrazioni Jazz 2017, perché non hanno voluto dirlo.
Ma sospetto che sia stato un disastro epocale.
Altrimenti non penserebbero di far fuori Zenni.

Per scegliere il successore, l'assessore Leon ha già incontrato (pare coadiuvata dal consigliere Giovara, sempre più assessore-ombra alla cultura) alcuni musicisti torinesi, sondandoli discretamente. E' probabile, conoscendoli, che i nostri eroi pensino a un festival diverso, meno tradizionale e - naturalmente... - "attento alle eccellenze del territorio". Magari qualcosa come il Fringe che hanno allegramente fatto scappare a Firenze.

Fonte: http://gabosutorino.blogspot.it/2017/10/narrazioni-jazz-senza-pace-cercano-un.html