MONDO JAZZ
il blog del portale Tracce Di Jazz.
il jazz da Armstrong a Zorn. notizie, recensioni, personaggi, immagini, suoni e video
di Roberto Dell'Ava

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Il piano jazz in Europa

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La radio della Svizzera italiana dedica da sempre molto spazio alla nostra musica, e lo fa grazie ai critici musicali italiani che, evidentemente, non trovano sbocco nelle nostre radio nazionali, cosi' impegnate a proporre di tutto e di più, al netto naturalmente della cenerentola in oggetto, e cioè la musica jazz. Fa eccezione Radiotre, anche se rispetto al passato le ore dedicate alla musica afro-americana sono state drasticamente ridimensionate. 

Vi propongo una interessante escursione curata da Claudio Sessa dedicata al Piano Jazz in Europa. Tre puntate di circa mezz'ora l'una dedicate ad alcune delle figure di maggior spicco emerse nel vecchio continente.

Sviluppatosi parallelamente è in parte indipendentemente da quello americano, un moderno pianismo jazz di stampo europeo si è imposto a partire dalla fine degli anni ’60 grazie diventando il fulcro di una concezione prettamente continentale, eurocentrica diremmo, della musica improvvisata. Claudio Sessa in questo ciclo di “Birdland” passa in rassegna tutta una serie di pianisti che hanno contributo, in maniera diversa, a tale evoluzione. Tra questi Alex von SchlippenbachMartial SolalMisha MengelbergJoachim Kühn, John TaylorBobo Stenson, ma anche gli svizzeri George Gruntz e Irène Schweizer, nonché gli italiani Giorgio Gaslini e Antonello Salis

Link per l'ascolto: https://www.rsi.ch/rete-due/programmi/cultura/birdland/Il-piano-jazz-in-Europa-10009208.html

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Troppa musica per le nostre orecchie

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James Jackson Toth sulle pagine web della radio americana NPR Music affronta una questione che credo assilli buona parte di noi appassionati e collezionisti di supporti musicali.

Troppa musica da ascoltare e troppo poco tempo per farlo. Lo dice lui che ha un quarto di secolo meno del sottoscritto, figuriamoci cosa dovrei scrivere io. Anche ammesso di avere una vita assai longeva non riuscirei più ad ascoltare quanto ho accumulato in decenni di passione furibonda e morbosa.

E allora che fare ? Jackson Toth lancia qualche proposta e fa una accurata analisi dei motivi che ci hanno portato ad una cosi' esagerata abbondanza di offerta musicale. Tutto molto interessante, ma le mie conclusioni sono diverse. 

Assodato che non avrò il tempo di riascoltare tutto, mi sceglierò quello che meno conosco della produzione dei miei preferiti, e naturalmente avrò sempre un occhio di riguardo alle novità più golose. E ogni tanto un nostalgico e appagante riascolto dei capolavori di sempre. 

Nella foto: 

The futurist artist Luigi Russolo (left) with his noise machine, invented for futurist "symphonies," one of which was performed at the London Coliseum in June 1914.

Hulton Archive/Getty Images

Link : https://www.npr.org/sections/therecord/2018/01/16/578216674/too-much-music-a-failed-experiment-in-dedicated-listening

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Liscio, gassato o 5 stelle

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Abituato alla politica, dove le parole non si pesano mai abbastanza, il comico (e) garante del Movimento 5 Stelle Beppe Grillo non si aspettava certo che la metafora usata per rispondere alle indiscrezioni che lo vorrebbero prossimo a separare la propria strada dal soggetto politico cofondato con Gianroberto Casaleggio - "Sarebbe come se un jazzista si mettesse a fare il liscio" - potesse suscitare qualche controversia prettamente musicale. E invece è successo.

Come riferisce Il Fatto Quotidiano, a Michele Minisci, patron del Naima jazz club di Forlì, l'esternazione del comico genovese non è piaciuta: "E' un giudizio razzista e discriminatorio verso una musica considerata di serie B", ha argomentato Minisci, "Molti musicisti jazz hanno sempre contaminato la loro musica col liscio, come Hengel Gualdi, Piergiorgio Farina e Germano Montefiori".

Fonte: http://www.rockol.it/news-683865/beppe-grillo-jazz-club-discrimina-il-liscio-video-risposta?refresh_ce

L'unico mio possibile commento consiste nelle due parentesi evidenziate....

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La critica non si critica

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George Bernard Shaw nell’invitare Winston Churchill alla prima di Pigmalione, scrisse:
“Riservati due posti per Lei alla prima. Venga e porti un amico – se ne ha.”
La risposta, tutt’altro che benaugurante fu:
“Impossibile venire alla prima. Attendo la seconda. Se ci sarà.”

La critica non si critica. L’Associazione Nazionale Critici Musicali – che raccoglie un centinaio di critici di musica classica – ha infatti approvato a maggioranza la proposta di produrre un documento “da inviare ai mezzi di comunicazione a risposta immediata dei casi in cui l’esercizio professionale di critico musicale e l’Ancm fossero ancora screditati a torto”. Una specie di azione di censura. Ma chi decide chi ha torto e chi ha ragione quando si tratta di critica musicale? Non si sa.

Vincenzo Martorella – ex presidente della casa editrice Arcana, storico della musica e critico jazz – spiega: “L’Ancm, naturalmente, non ha alcun mandato istituzionale per ergersi a difensore dei diritti dei critici vituperati”. “I problemi, molto più a monte, sono altri – continua Martorella – Il primo è che, in Italia, nessuno tollera una critica negativa. Il secondo è che oggi riesce difficile dire cosa sia, e a cosa serva, un critico musicale. La sensazione è che, in effetti, in Italia il diritto di critica, se non estinto, stia segnando il passo”.

 
 
Condivido in toto le parole di Martorella. Non siamo abituati non solo alla critica ma nemmeno ad un pò di ironia sul nostro operato. Basta leggere quello che passa sui social, e prima ancora, sui forum dedicati alla nostra musica.
 
 
 
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Total Jazz Detox

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People often ask, "How can you play night after night while you're on tour?" The answer is simple. I drink two bottles of "Total Jazz Detox" before going to bed, and I wake up at 4:30am the next day feeling refreshed and ready to face 12 hours of travel before arriving at a club for soundcheck and a piping hot cup of bad coffee. 

 
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Ops, ma forse si esagera un pò...

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Il festival del jazz di Bergamo compie quarant’anni. E festeggia il compleanno con un programma ricco di idee, suoni, contaminazioni, nomi noti e non. E sbarca al PalaCreberg, il grande teatro tenda, sede di concerti pop e rock dal tutto esaurito. Si dirà: è una destinazione obbligatoria visto che il Teatro Donizetti è chiuso per lavori di ristrutturazione. Il trasloco forzato servirà a definire lo stato di salute di una rassegna che affonda radici lontane nel tempo e che ha fatto di Bergamo e del suo festival una delle capitali italiane del jazz. Tuttavia, proprio per questo motivo, alla presentazione della rassegna che si terrà dal 18 al 25 marzo 2018, è balzata subito agli occhi una grave lacuna.

È stato ignorato quello che anni fa è stato definito negli Stati Uniti, da sempre la culla del jazz, «il più grande jazzista del mondo»: Gianluigi Trovesi

Continua a leggere qui: http://www.bergamopost.it/che-succede/ops-bergamo-jazz-si-scordata-trovesi-piu-grande-tutti/

Credo che nessuno possa ragionevolmente mettere in discussione il talento di Trovesi, un grande musicista e non solo in campo jazzistico, ma quello che stupisce nell'articolo è quella sorta di tifo calcistico che lo permea e che fa perdere di vista una valutazione equilibrata di valori e di competenze. 

Certo può spiacere che nel quarantennale del festival Trovesi non sia stato invitato, ma da qui a gettare ombre sulla programmazione il passo è decisamente molto lungo. Un direttore artistico deve avere la possibilità di allestire un cartellone senza ingerenze, tuttalpiù si può criticare la programmazione complessiva, le idee portanti, ma non la mancanza di questo o quel pur formidabile musicista.

Personalmente, dovendomi sobbarcare ore di viaggio, se debbo fare un appunto al festival, mi rammarico che i tre concerti serali più importanti abbiano un appeal decisamente inferiore a quelli di altre edizioni. Ma è solo il parere personale di un appassionato che, pur apprezzando tutti i nomi proposti, troppe volte li ha ascoltati dal vivo e avrebbe di gran lunga preferito nomi magari meno battuti ma proprio per questo più stimolanti.  

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Garage Moulinski: il palco è il fulcro

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«Il jazz? Secondo me ha ancora qualcosa da dire»: così la pensa Alessandro Balzani, 52 anni, titolare di Garage Moulinski, nuovo locale ricavato da un’autorimessa in via Pacinotti 4, in zona Cagnola. Mentre molte insegne, anche storiche, stanno chiudendo i battenti, eccone una nuova che si accende

 
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Steve Lehman Octet a Radiotre

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TAMPERE JAZZ HAPPENING
 
Steve Lehman Octet 
sax contralto, Steve Lehman
tromba, Jonathan Finlayson
sax tenore, Mark Shim
trombone, Tim Albright
vibrafono, Chris Dingham 
tuba, Jose Davila 
contrabbasso, Drew Gress
batteria, Cody Brown

Registrato il 4 novembre 2016 a Tullikamarien Pakkahuone (Old Customs House), Tampere

Martedi' 9 gennaio ore 20,30 Radiotre