MONDO JAZZ
il blog del portale Tracce Di Jazz.
il jazz da Armstrong a Zorn. notizie, recensioni, personaggi, immagini, suoni e video
di Roberto Dell'Ava

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Risposte ed ironie

Scritto da Roberto Dell'Ava on . Postato in Blog

A commento del post Tristezza per favore va via ricevo su Facebook delle interessanti riflessioni da parte di Enrico Bettinello, che qui riprendo per allargarne il contesto. 

caro Roberto, io credo che queste riflessioni - ne abbiamo parlato anche altre volte - siano interessanti (e lo sono certo, tieni conto che se nel Venezia Jazz Festival c'è poco jazz, c'è anche poca Venezia, dal momento che Stra, dove si tiene più della metà dei concerti, è a 40km di distanza da Venezia e di Venezia non ha nulla, pur essendo un posto molto bello) se invece di ironizzare o stigmatizzare e basta - cosa legittima, eh - si provi anche a capire quanto il mondo del "jazz vero" (ammesso che si sappia definirlo, io dopo 20 anni di professione non avrei una risposta univoca, ma vedo che la fede non manca ai commentatori...) ci ha messo di suo per arrivare a queste situazioni.

A me pare che le difese immunitarie del "mondo" che amiamo siano mediamente bassissime, e questo del tutto a prescindere dalla più o meno scaltra capacità di molti operatori di inserire nei programmi di festival e rassegne proposte di segno differente che si rivolgono a altri pubblici.

A me sembra interessante capire ad esempio come mai un cartellone di questo tipo, certamente di qualità e a ampio respiro in un'ottica generalista, necessiti di chiamarsi "jazz" non essendolo per il 90%, se ne trae un qualche beneficio di immagine, se si pensa che questo tipo di programmazione possa veicolare un interesse anche verso altre proposte di tipo jazzistico (o anche solo formare ascoltatori più curiosi a 360°).

Oppure se si cerca solo, del tutto legittimamente, di organizzare dei buoni concerti e starci dentro con le economie (il jazz c'entra pochino) e così via.

Ma soprattutto, quale pubblico del jazz e quali artisti potrebbero costruire una comunità per cui abbia senso anche per chi non ne abbia una sensibilità specifica programmare cose di segno differente contando su una curiosità e un ritorno tangibile?

Mi interessano più le possibili risposte a questi stimoli, che non ironizzare (e tu sai quanto l'ironia sia per me importante) per la millesima volta sull'insensatezza di scelte altrui - quasi sempre quelle che non condividiamo come gusto, perchè a volte perdoniamo a chi programma chi ci piace delle mancanze di professionalità che non perdoneremmo a altri.

Enrico pone domande alle quali mi è impossibile dare risposte esaustive per molte ragioni, ma certamente la principale è costituita dal mio status di semplice appassionato  che vive delocalizzato dalla città, dai musicisti e dagli organizzatori che peraltro non conosco se non in misura infinitesimale. Non solo,  la mia conoscenza del “mondo jazz” è puramente amatoriale, costruita con centinaia e centinaia di concerti, migliaia di ore di ascolto e altrettante di lettura, ma del tutto priva di basi teoriche o di studi musicali diretti, tanto meno di esperienze organizzative concertistiche.

Insomma, un dilettante, un outsider, un improbabile “intellettuale organico”, certamente non in grado di definire confini del “jazz vero” ( credo si tratti di una moderna versione del supplizio di Tantalo), o di comprendere le ragioni più o meno misteriose che stanno dietro cartelloni ufficialmente “jazz” e praticamente infarciti  di cozze e vongole (anche se magari di qualità).

Mi sfuggono anche le potenzialità economiche della dicitura “jazz” messa ormai come cappello a moltissime iniziative che animano l’estate italiana.

Le mie poche esperienze dirette con i musicisti mi fanno pensare che tutto sia possibile, ma costruire una comunità (cosa peraltro già avvenuta) sia piuttosto difficile, sia nel gestire scelte concrete sia nelle posizioni da assumere a livello organizzativo, sia soprattutto nella capacità di incidere nella realtà culturale italiana.

Come vedi Enrico non ho una risposta che sia una da offrirti. Ed è il motivo per il quale, proprio perché non ho altri strumenti, non mi rimane che lo sfottò, l’ironia caustica, lo sberleffo.

So bene che chi organizza la Sagra del Cinghiale Ticinese se ne guarda bene dal leggermi o semplicemente dal prendermi in considerazione. Ma non è a costoro che mi voglio rivolgere (tra l’altro sono tutti cosi’ impegnati a stilare comunicati trionfalistici che gli parrebbe strano che  qualcuno non sia d’accordo) bensi’ ai tanti appassionati come me che ancora si incazzano (citazione paolocontiana).

Naturalmente ci sono motivi molto più nobili e pressanti per incanalare la propria indignazione, ma ognuno cerca motivazioni la dove si agitano le proprie passioni . Accolgo però la critica, benchè velata ed elegante, a non ripetermi (bè, ci proverò….) e a non usare due pesi e due misure solo in base ai propri gusti. Giro le tue riflessioni e le tue domande a chi ci legge e si sente in grado di aggiungere idee.

 

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Sagra del Cinghiale Ticinese

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Se a Venezia esagerano con il vino a Lugano si sospetta l'utilizzo di droghe pesanti. E' l'amara constatazione di un appassionato dopo aver letto i nomi dell'Estival Jazz. Vorremo dei direttori artistici possibilmente sani di mente, che conoscano la materia che trattano e che, particolare non indifferente, abbiano rispetto per il pubblico del jazz. C'è una alternativa, naturalmente: cambiare nome. Se fosse, ad esempio, Estival Music non avrei niente da eccepire, ma potrebbe andar bene anche Esti(cazzi)val o Sagra del Cinghiale Ticinese, basta essere chiari e non sparare cazzate (riminiscenza gucciniana).

Come queste: Kinga Glik Trio, Raphael Gualazzi, Mookomba, Judith Emeline, Notte New Trolls, Nubiyan Twist, No Smoking Orchestra, La Mambanegra, Bombino (ah....è con la B !), Jimmy Dludlu, Vinicio Capossela, Orchestra di Piazza Vittorio. Segnalati estranei come File Under Zawinul e Mike Stern/Randu Brecker Band.

http://www.estivaljazz.ch/interna_e.asp?idarticolo=22824&img=2003&menuon=programma&programma=date

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Tristezza per favore va via

Scritto da Roberto Dell'Ava on . Postato in Blog

«Con ogni probabilità festival e direzioni artistiche come quelli a cui mi sono sempre ispirato, sono oggi anacronistici. Sempre più spesso i festival vengono disegnati e realizzati da agenzie, da alcuni operatori generici che non vivono la "passione" per ciò che andranno a costruire, e da emissari di una certa politica che fanno bollire in un gran pentolone tutta la cultura senza curarne quelle differenze che costituiscono ricchezza. Un festival, a mio avviso, dovrebbe ancora oggi avere una sua anima, al contrario ci si proietta sempre di più verso l’oggetto fatto in serie.»

Roberto Ottaviano, dalla lettera di dimissioni da direttore artistico di Bari in Jazz

X edizione

Venerdì 30 giugno, ore 21.30. Parco di Villa Pisani – Stra (Ve)

Paolo Conte 

Venerdì 7 luglio, ore 21.30. Parco di Villa Pisani – Stra (Ve)

Marco Paolini – “Il Milione, quaderno veneziano”

Sabato 8 luglio, ore 21.30. Parco di Villa Pisani – Stra (Ve)

Carmen Consoli

Mercoledì 19 luglio, ore 20. Teatro La Fenice – Venezia

“An evening with Yann Tiersen  – solo in concert” 

Venerdì 21 luglio, ore 21.30. Parco di Villa Pisani – Stra (Ve)

Jack Savoretti “Sleep No More”

Venerdì 28 luglio, ore 21.30. Teatro Goldoni – Venezia

Stefano Bollani piano solo

Sabato 29 luglio, ore 21.30. Teatro Goldoni – Venezia

Huun Huur Tu

Il Venezia Jazz presenta un programma stupefacente: non discuto i singoli nomi ma o il nome del festival è sbagliato o a furia di "ombrine" a Venezia hanno bevuto anche il cervello. Di tutti gli appuntamenti che leggete uno solo ha parentele con la musica jazz. Si, ma solo per la prima parte del concerto, poi Bollani farà le imitazioni di Conte e Battiato ed il pubblico rincaserà divertito, convinto di aver ascoltato "gez" e stupito per le nuovissime ed originali gag bollaniane.

Tristezza per favore va via.....come cantava Ornella, altra solida esponente del "gez" nostrano... 

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Battiti di questa notte

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Una notte di lirismo e di suoni morbidi con le riletture evansiane del quartetto di Paul McCandlessJohn TaylorPierluigi Balducci Music eMichele Rabbia, nelle ispirazioni sinestetiche della musica di Skrjabin, di Gianluigi Trovesi e Umberto Petrin, nella riattualizzazione dell’antico folklore britannico del trio Quercus, nel sassofono diMaurizio Giammarco con il trio di Renato Strukelj e nel ritratto crepuscolare di Praga nel disco di debutto del Muh Trio (nella foto) che vede al pianoforte Roberto Magris


Fonte: Radiotre
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Locali mistici

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Quando Carla Bley inizia a lavorare, diciassettenne, come cigarette girl al Birdland, il locale di New York era come una chiesa, ricorda, più che ascoltare jazz si pregava. Ora, dopo aver attraversato, spesso da protagonista, gran parte della storia del jazz del novecento, a più di ottant'anni è una donna elegante e discreta, almeno sul palco, che suona con lo stesso raccoglimento con cui si dovrebbe pregare.

Fonte: http://www.piacenzasera.it/app/docum79501ent-detail.jsp;?id_prodotto=

Ed ecco finalmente sfatato il luogo comune che vuole il jazzista un emarginato, meglio se tossico, sicuramente alcolista e sessuomane, certamente inaffidabile e anche maledetto. Invece al Birdland "si pregava" !  Osanna, om namah shivaya , allah u akbar, shalom !

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Duke

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Wikiradio del 24 maggio ha proposto sulle frequenze di Radiotre una puntata dedicata a Duke Ellington raccontato da Stefano Zenni. Ecco il link per ascoltare la puntata :

http://www.radio3.rai.it/dl/portaleRadio/media/ContentItem-9d14f9d3-8543-49fc-b6c5-58b74b6353e6.html

La strada bagnata brillava come argento nel sole di mezzogiorno. Il cielo era terso, eccetto che per una pallida macchia di luna. Durante l'ultimo tratto di viaggio Harry aveva cominciato a sospettare che l'auto non funzionasse bene. Guardò l'indicatore della benzina e si accorse con sorpresa che puntava già verso lo zero. Si fermò alla prima stazione di servizio. Un cane abbaiava, un cartello arrugginito della Coca-Cola cigolava nella brezza. Un benzinaio magrissimo dai denti malconci, con in testa un berretto da baseball, si trascinò verso le pompe. Sembrava che il naso gli fosse stato rosicchiato da vent'anni di zanzare. Fece il pieno con un sorriso fisso e domandò a Harry se l'uomo in macchina fosse veramente chi pensava lui. Harry annuì e Duke scese dall'auto, strinse le dita scarne del benzinaio e vide la felicità diffondersi su quella faccia come l'alba su una città rasa al suolo. Harry gli disse che la macchina non andava, e l'uomo si chinò sul cofano aperto, lasciando cadere della cenere di sigaretta nel motore. Duke si considerava il miglior navigatore al mondo, ma di meccanica non capiva niente. La cosa migliore che potesse fare era starsene lì, mostrandosi interessato, mentre qualcun altro lavorava. Intanto guardava Harry scrutare preoccupato da sopra le spalle del benzinaio, che strattonò qualche tubo, diede una ripulita qua e là, controllò le candele e l'olio, e infine grugnì soddisfatto prima di sbattere giù il cofano e buttar via il mozzicone di sigaretta.

- Devono averle messo qualche schifezza l'ultima volta che ha fatto il pieno, Duke - concluse, asciugandosi la fronte con il dorso della mano. - Il carburatore è a posto, l'olio pure: quest'auto non ha bisogno di niente. Ha solo bisogno della strada.

Harry gli sorrise, sollevato e orgoglioso della sua macchina come di un figlio.

Risalitoci sopra, suonò il clacson e Duke salutò con la mano mentre si rimettevano in autostrada.

- Torni quando vuole, Duke - gridò l'uomo - quando vuole.

GEOFF DYER, NATURA MORTA CON CUSTODIA DI SAX

 

 

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Finiti i soldi di Roma ladrona

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Sono le ultime ore di trasmissione in fm per Radio Padania Libera. Poi l’emittente della Lega Nord, dopo vent’anni di vita, sparirà per sempre dall’etere. 

Nel grande edificio, ormai disabitato di via Bellerio 41 a Milano, sede della Lega Nord, è quanto resta di quella che nei piani anni Novanta di Umberto Bossi doveva essere la potente macchina mediatica del Carroccio. Chiusa, nel 2014, Tele Padania, chiuso, nel 2015, il quotidiano La Padania, rimane la radio.
Eppure, solo nel 2008, l’allora amministratore unico dell’emittente Giancarlo Bossetti acquistava frequenze in tutta Italia. Radio Padania Libera si ascoltava in Sardegna, Sicilia e Puglia. Ma anche in Emilia (senza battere ciglio, la frequenza bolognese fu comprata per 1,5 milioni di euro), Toscana, Marche, Umbria. Altri tempi.
A fine 2016 Matteo Salvini, che di questi studi è stato non solo il direttore in pectore dal 1999 al 2013 ma il vero mattatore del microfono dando il via alla sua scalata politica ai vertici del movimento, ha dato il benestare alla cessione della concessione nazionale a Lorenzo Suraci, l’editore radiofonico proprietario del gruppo RTL 102.5. Notizia che ha scatenato non poche polemiche tra i fedeli ascoltatori padani, e tanta ironia sui soliti social network, perché Suraci, pur vivendo a Bergamo da 40 anni, è un imprenditore calabrese.