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di Roberto Dell'Ava

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Spotify could kill Jazz. Really

Scritto da Roberto Dell'Ava on . Postato in Blog

Il titolo rappresenta la tesi sostenuta da Chris Rizik nell'articolo sulla pagina web Soultracks.com che inserisco a fine post per una lettura completa. In sintesi, l'autore del pezzo sostiene che i motori streaming alla fin fine danneggiano tutti quei generi che sono meno popolari e quindi meno cliccati rispetto a quanto va per la maggiore. E fa un esempio, che adatto ai prezzi italiani: se due persone, un adolescente e un adulto, sottoscrivono un abbonamento mensile, in teoria i 10 euro che entrambi versano dovrebbero andare almeno in parte a sostegno dei loro generi musicali preferiti. Assodato che per un ragazzo si tratti di hip hop o pop, si ipotizza che l'adulto sia un appassionato di jazz (ma lo stesso vale per la musica classica).

Poichè è probabile che il ragazzo riascolterà compulsivamente il brano preferito, e sicuramente con un lasso maggiore di tempo a disposizione dedicato all'ascolto rispetto all'adulto, ne risulta che per il meccanismo di ripartizione adottato da Spotify (ma anche da tutti gli altri operatori) la parte dei 20 euro relativi ai due abbonamenti che compete ai musicisti sarà ripartita in maggior parte verso il genere musicale più gettonato a scapito delle preferenze dell'adulto, sicuramente meno propenso a riascoltare più e più volte lo stesso brano e più portato invece ad esplorare un maggior numero di autori.

Che fare dunque ? Rizik prova a formulare una proposta, anche se si rende conto che i padroni del vapore sono interessati a ben altro che ad una equa ripartizione....

Leggi tutto qui https://www.soultracks.com/opinion-cr-spotify-soul-jazz

Commenti   

#1 WS 2018-04-23 09:23
discograficamen te è stato già ucciso....
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