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di Roberto Dell'Ava

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Torino Jazz Festival 2018

Scritto da Roberto Dell'Ava on . Postato in Blog

C’è da ammetterlo con piacere: il programma dei main event del TJF 2018 è più che buono. Non è scontato, mostra un certo gusto e una buona conoscenza di quanto avviene sulla scena internazionale, non si rifugia in quella fusion muscolare “da piazza” e nelle vecchie glorie con l’idea di compiacere il fantomatico “grande pubblico”. 

(...)

Dunque tutto bene? Quasi. Se la programmazione principale può certo competere con altri festival di buon livello e ha i meriti di cui si è detto, si stenta francamente a capire perché debba essere affianca da una bulimica selva di eventi, eventini, brunch e quant’altro che si sovrappongono e si fanno concorrenza a vicenda. Davvero – e l’ho dichiarato in tempi non sospetti, e questa critica riguardava anche la precedente gestione – fatico a capire come questo genere di azione dovrebbe «ricompattare la comunità del jazz intorno al suo festival», come dichiarato in conferenza stampa dall’assessore Leon.

I direttori artistici raccontano di aver “censito” forse 200 musicisti jazz attivi a Torino, e di come il TJF sia riuscito, quest’anno, a farne suonare 150, rimandando i restanti alle prossime edizioni.

Ma è questo il modo di valorizzare le famigerate eccellenze locali? Che genere di politica culturale è quella che sfrutta così i suoi migliori musicisti, con una logica del “suoni perché sei torinese”? Che tipo di valorizzazione ha un jazzista che suona nel festival in cui suonano tutti? E, soprattutto, quale festival che ambisce a un certo prestigio extraurbano (per non dire internazionale) funziona così?

Fonte: http://www.giornaledellamusica.it/articoli/torino-jazz-festival-2-il-ritorno

Mi sembra che l'articolo di Jacopo Tomatis centri perfettamente le perplessità che nascono leggendo il cartellone del festival.

La giunta pentastellata dopo aver criticato dall'opposizione il festival fino a minacciarne la scomparsa,  tentata  di fatto lo scorso anno con l'incomprensibile Narrazioni, non fa che ricalcare le orme di coloro che l'hanno preceduta. 

Si può affermare con cognizione di causa che il programma è buono, ma se si guarda alla cifra del budget si può dire con altrettanta convinzione che si poteva fare molto di più.

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