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di Roberto Dell'Ava

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Open Papyrus Jazz Festival d'Ivrea e Canavese

Scritto da Roberto Dell'Ava on . Postato in Blog

Edizione 38

17-22-23-24 marzo


Elogio della follia

"La vita umana, nel suo insieme, non è che un gioco, il gioco della pazzia”

Erasmo da Rotterdam.
 
L’arte in generale, e forse in particolar modo la musica e la danza, è l’anticorpo a quella condanna di una  infinita ripetizione che è la vita.
Il jazz e l’improvvisazione ne definiscono in assoluto quel processo creativo che esorcizza la morte in una folle danza che ignora il destino e le regole che il mondo (anche quello dell’arte) ci impone quotidianamente. Le scarpette rosse di Andersen; una volta indossate ci obbligheranno a danzare sino alla fine, scelta folle o liberta?
Questo tema o riflessione ci ha portato a legare, tra gli ospiti di questa edizione Petrin e Benni in un recital su Theolius  Monk, o la Lydian Orchestra nel suo omaggio ai 50 anni dalla scomparsa di Martin Luther King.
Un sogno è sempre a suo modo follia, più quel sogno è grande più deve essere folle, e di certo verrà percepito come tale da propri contemporanei.
Ma è di quello che si ha bisogno per sopravvivere, di una sana follia perché solo quella ci rende liberi. Liberi di danzare sino alla fine perché quel senso di libertà diventa irrinunciabile, nonostante il prezzo che si dovrà pagare.
Da sempre crediamo che la cultura debba avere una responsabilità politica per questo la relazione Monk – King ci è sembrata naturale.
 
Nella lotta di Martin Luther King  questo lo si comprende assai bene, come lo si comprende nelle note di Monk e in  tutta la storia della musica “afroamericana”.
Da sempre credo che un festival jazz non sia solo intrattenimento, vuoto passatempo, becerume dei tempi che viviamo, ma sia uno strumento per rafforzare la coscienza civile, il senso di appartenenza a una comunità e la consapevolezza di farne parte. Coloro che fanno del jazz solo per “intrattenere” hanno evidentemente frainteso il senso di quella cultura.
Si può esser poeti, ma in una coerenza “politica” e quindi “estetica”, che risponderà a quei canoni culturali a cui questa musica e quindi un festival deve rispondere.
Che Ivrea abbia un festival arrivato a 38 edizioni  dovrebbe essere motivo di orgoglio, politico prima che culturale. Desideriamo che il valore politico di queste manifestazione artistiche sia compreso e diffuso, convinti che solo attraverso un percorso culturale ci si assume le proprie responsabilità verso la comunità.
 
Tagliare la cultura è come tagliare i fondi alla salvaguardia del territorio, alla montagna, agli argini dei fiumi. Alla prima pioggia tutto franerà travolgendo tutti.

La cultura è un agente di prevenzione e salvaguardia per una società civile, e costa enormemente meno di quanto costerà ricostruirne una, dopo il tracollo.

Massimo Barbiero

Il programma completo qui: http://www.music-studio.it/IT/index.php?page=reader&id=109&m=77&g=3

Come quasi ogni anno purtroppo il festival di Ivrea si sovrappone nelle stesse date a quello di Bergamo. Ardua scelta per gli appassionati milanesi...

 

Commenti   

#1 milton56 2018-03-20 19:32
Molti mezzi in meno, ma molta più curiosità: alcune occasioni di ascolto rare, eventi collaterali stimolanti, niente concessioni alla logica dell'Evento. Complimenti, se li meritano veramente. Milton56
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