MONDO JAZZ
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di Roberto Dell'Ava

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Ops, ma forse si esagera un pò...

Scritto da Roberto Dell'Ava on . Postato in Blog

Il festival del jazz di Bergamo compie quarant’anni. E festeggia il compleanno con un programma ricco di idee, suoni, contaminazioni, nomi noti e non. E sbarca al PalaCreberg, il grande teatro tenda, sede di concerti pop e rock dal tutto esaurito. Si dirà: è una destinazione obbligatoria visto che il Teatro Donizetti è chiuso per lavori di ristrutturazione. Il trasloco forzato servirà a definire lo stato di salute di una rassegna che affonda radici lontane nel tempo e che ha fatto di Bergamo e del suo festival una delle capitali italiane del jazz. Tuttavia, proprio per questo motivo, alla presentazione della rassegna che si terrà dal 18 al 25 marzo 2018, è balzata subito agli occhi una grave lacuna.

È stato ignorato quello che anni fa è stato definito negli Stati Uniti, da sempre la culla del jazz, «il più grande jazzista del mondo»: Gianluigi Trovesi

Continua a leggere qui: http://www.bergamopost.it/che-succede/ops-bergamo-jazz-si-scordata-trovesi-piu-grande-tutti/

Credo che nessuno possa ragionevolmente mettere in discussione il talento di Trovesi, un grande musicista e non solo in campo jazzistico, ma quello che stupisce nell'articolo è quella sorta di tifo calcistico che lo permea e che fa perdere di vista una valutazione equilibrata di valori e di competenze. 

Certo può spiacere che nel quarantennale del festival Trovesi non sia stato invitato, ma da qui a gettare ombre sulla programmazione il passo è decisamente molto lungo. Un direttore artistico deve avere la possibilità di allestire un cartellone senza ingerenze, tuttalpiù si può criticare la programmazione complessiva, le idee portanti, ma non la mancanza di questo o quel pur formidabile musicista.

Personalmente, dovendomi sobbarcare ore di viaggio, se debbo fare un appunto al festival, mi rammarico che i tre concerti serali più importanti abbiano un appeal decisamente inferiore a quelli di altre edizioni. Ma è solo il parere personale di un appassionato che, pur apprezzando tutti i nomi proposti, troppe volte li ha ascoltati dal vivo e avrebbe di gran lunga preferito nomi magari meno battuti ma proprio per questo più stimolanti.  

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