MONDO JAZZ
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di Roberto Dell'Ava

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Pagine "dentro" la musica

Scritto da Roberto Dell'Ava on . Postato in Blog

E' abbastanza raro trovare degli scrittori che amino veramente la musica,la capiscano e riescano a coglierne i movimenti interni più profondi. E' strano perchè in fondo il meccanismo creativo è lo stesso in tutte le arti e dovrebbe quindi essere naturale per uno scrittore, un poeta o un pittore riuscire a godere pienamente di unaa sinfonia o di un brano di jazz, eppure non è cosi'.

A me è capitato in passato di collaborare con una certa frequenza con degli artisti visivi di prima grandezza rimanendo regolarmente colpito dalla loro assoluta incapacità di cogliere la genialità di Charlie Parker, o dal fatto che non arrivassero a comprendere la magia dello swing al punto da trovare "noioso" il ritmo scandito da grandi batteristi come Max Roach o Philly Jo Jones. Negli anni 50' uno dei rappresentanti di punta della beat generation, Jack Kerouac, folgorato dal jazz, tentò di dar vita a una "scrittura Jazz" mancando clamorosamente il bersaglio. Tre decenni prima, nella cosiddetta età del jazz, è proprio il jazz a essere pressochè assente nei grandi, splendidi romanzi di quell'epoca.

Bisogna aspettare Julio Cortazar con il suo El Persecudor per trovare uno scrittore che, come diceva Boris Vian, " y pige" che, tradotto piuttosto liberamente, vuol dire "ci becchi". Per non parlare dei suoi interventi sulla musica ne Il giro del giorno in 80 mondi, dove il suo resoconto del concerto londinese di Thelonious Monk ci fa immaginare dei suoni assolutamente indimenticabili. A mio avviso i viaggi "dentro" la musica più straordinari sono stati compiuti da Thomas Mann e Marcel Proust.

Mann, nel suo Doctor Faustus, in cui narra la storia di Adrian Leverkhun, compositore immaginario che nel romanzo inventa la musica dodecafonica ( e in questo Mann si avvalse della collaborazione di Schonberg) ci descrive, per bocca di Wendell Kretzschmar, geniale insegnante di Leverkhun, nel corso di una conferenza concerto, la Sonata per pianoforte op. 111 in un modo talmente realistico da riuscire a farci letteralmente ascoltare questo capolavoro assoluto di Beethoven come se qualcuno ce lo stesse suonando. E più tardi, nel corso del romanzo, descrivendoci le opere di Adrian Leverkhun riesce a darcene un'immagine talmente vivida da far prendere corpo e suono a queste composizioni, che nella realtà non sono mai esistite. 

La stessa cosa succede con Proust nella sua Recherche, con la sonata di Vinteuil. Anche qui, come con le opere di Leverkhun, una composizione immaginaria viene descritta in modo talmente musicale e talmente reale da diventare "suono". La "piccola frase" della sonata di Vinteuil, che è esistita solo nella mente di Proust, si trasforma in qualcosa che potremmo riprodurre su uno strumento , tale è la forza descrittiva di questo grandissimo genio.

Ma con Proust il discorso si fa ancora più interessante se si esamina il mecanismo narrativo. Infatti, anche se ciò può apparire paradossale, il suo incedere è vicinissimo a quello dell'improvisazione jazz, che altro non è che una concatenazione di idee, di frammenti di memoria, che portano, a partire da una piccola frase e attraverso un gioco di riferimenti, a toccare le aree più disparate, per giungere a un punto a volte molto lontano da quello di partenza.

Cosi' come Proust da una fragranza o da un colore ci trasporta nei meandri della sua memoria per poi magari arrivare in modo sublime a riflessioni sull'arte, sulla malattia o sull'amore. Ed è per questo che mi sento di poter definire Marcel proust il primo e unico "scrittore jazz".

Enrico Rava, Incontri con Musicisti Straordinari

Commenti   

#1 Gianni Gualberto 2018-01-04 11:37
Non discuto sulle teorie proustiane di Enrico Rava, ma sul Doktor Faustus direi che vi è qualche inesattezza, aldilà della descrizione entusiasticamen te superficiale del testo. Mann si avvalse, casomai, e con diatribe acri a posteriori, della collaborazione di Theodor W. Adorno; anzi, Schönberg gradì poco il parallelismo con Leverkuhn, personaggio fortemente segnato da Nietzsche.
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