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di Roberto Dell'Ava

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Grammy nominations

Scritto da Roberto Dell'Ava on . Postato in Blog

Nominations for the 60th Grammy Awards were announced this morning. Here are the nominees in the Jazz field

For Best Jazz Instrumental Album:

• Open Book (Palmetto), by Fred Hersch

• Project Freedom (Mack Avenue), Joey DeFrancesco & The People

• Rebirth (Mack Avenue), by Billy Childs

• The Dreamer Is The Dream (ECM), by Chris Potter

• Uptown, Downtown (Impulse!), by the Bill Charlap Trio

For Best Improvised Jazz Solo:

• Sara Caswell, on “Can't Remember Why,” from Whispers On The Wind (Chuck Owen And The Jazz Surge)

• Billy Childs, on “Dance Of Shiva,” from his album Rebirth

• Fred Hersch, on “Whisper Not,” from his album Open Book

• John McLaughlin, on “Miles Beyond,” from his album Live @ Ronnie Scott's

• Chris Potter, on “Ilimba,” from his album The Dreamer Is The Dream

For Best Jazz Vocal Album:

• A Social Call (Concord Jazz), by Jazzmeia Horn

• Bad Ass And Blind (Artistry Music Limited), by Raul Midón

• Dreams And Daggers (Mack Avenue), by Cécile McLorin Salvant

• The Journey (Be a Light), by The Baylor Project

• Porter Plays Porter (self-released) by the Randy Porter Trio With Nancy King

For Best Large Jazz Ensemble Album:

• Bringin' It (Mack Avenue), by the Christian McBride Big Band

• Homecoming (Sunnyside), by Vince Mendoza & WDR Big Band Cologne

• Jigsaw (Sunnyside), by the Alan Ferber Big Band

• MONK'estra Vol. 2 (Mack Avenue), by John Beasley

• Whispers On The Wind (Summit), by Chuck Owen And The Jazz Surge

For Best Latin Jazz Album:

• Hybrido - From Rio To Wayne Shorter (AAM Music), by Antonio Adolfo

• Oddara (Linnus Entertainment), by Jane Bunnett & Maqueque

• Outra Coisa - The Music Of Moacir Santos (Anzic), by Anat Cohen & Marcello Gonçalves

• Típico (self-released), by Miguel Zenón

• Jazz Tango (Zoho), by Pablo Ziegler Trio

See the full nominee list here. 

The 60th Grammy Awards will be held in New York on Jan. 28

Fonte: http://wbgo.org/post/billy-childs-fred-hersch-and-chris-potter-lead-jazz-nominees-60th-grammy-awards#stream/0

Commenti   

#5 Alberto Arienti 2017-12-02 20:32
Concordo l'entusiasmo su Moacir Santos. Quantto ad Anat, concordo sulla sua bravura ed anche sulla sua sfrontata irruenza. Nutro qualche perplessità sulla sua operazione sul choro, che mi è sembrata superficiale, seppur divertenete (un musicista italiano l'ha stroncata dicendo che non aveva capito nulla dello spirito del choro). Credo che la musica di Santon le sia più congeniale.
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#4 Gianni Gualberto 2017-12-02 16:12
Caro Alberto, Anat Cohen non è certo un'interprete idiomatica della musica popolare brasiliana (sotto tale profilo, di artisti brasiliani che le danno la paga ve ne sono non pochi), non la elogerei certo per la filologia. Però affronta spesso un repertorio desueto e lo fa con un notevole entusiasmo e, soprattutto, con una brillantezza strumentale degna di interesse. Nel caso specifico, poi, è meritoria la scelta di un autore, Moacir Santos, che è ingiustamente poco frequentato (quest'anno, l'eccellente Orquestra Rumpliezz ha preparato una rilettura di uno dei più significativi lavori discografici di Santos, "Coisas"). Santos è stato un eccellente e originale compositore, nonché un abile sassofonista, capace di fondere la tradizione pernambucana con l'improvvisazio ne e le strutture accademiche (aveva studiato sotto la guida di Guerra-Peixe, Radamés Gnattali, Hans Joachim Kollreutter). Fra l'altro, è stato il maestro di Roberto Menescal, Nara Leão, Sérgio Mendes, João Donato, Eumir Deodato, Carlos Lyra e Baden Powell (che sotto tale influenza scrive i suoi Afro-Sambas) e ha scritto interessanti lavori con Mário Telles e Vinicius de Moraes (che gli rende omaggio nei versi di "Samba da Bênção" con Baden Powell: "Moacir Santos/ tu que não és um só, és tantos/ como este meu Brasil de todos os santos"). Un'opera come Coisas può dirsi uno fra i più importanti lavori della musica popolare brasiliana degli anni Sessanta. Santos si è poi trasferito negli Stati Uniti, dove ha collaborato nel campo delle colonne sonore (era fra gli arrangiatori utilizzati da Henry Mancini e Lalo Schifrin per La Pantera Rosa e Mission: Impossible) e ha inciso per la Blue Note (peraltro, Horace Silver, un suo ammiratore, incideva un suo lavoro in "In Pursuit of the 27th Man, ed era lui a raccomandarlo alla Blue Note). Forse esagerando (o forse no), Wynton Marsalis lo ha definito il "Duke Ellington brasiliano". L'omaggio di Anat Cohen, dunque, è interessante anche per la riscoperta di un autore indubbiamente rilevante.
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#3 Alberto Arienti 2017-12-02 11:55
La rosa delle nominations è curiosa e io sinceramente non avrei mai scommesso su Bill Charlap o Billy Childs. Trovo curiosa l'nsistenza a premiare il miglior assolo estrapolandolo da un disco, come fosse una performance sportiva e trovo ancora più curioso che nel latin jazz ci sia ancora Jane Bunnett, veterana di dischi latin sempre garbati ma gracilini, e la bravissima Anat Cohen che mi è sempre sembrata poco a suo agio con la musica brasiliana. Se però Gualberto la promuove, seppur con qualche riserva, io mi adeguo con piacere, visto che lui questa musica sicuramente la conosce molto bene.
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#2 Gianni Gualberto 2017-11-29 19:29
Premesso che l'Oscar nella sua storia ha premiato non pochi capolavori (laddove il Nobel, tanto per fare esempli altisonanti, ha non di rado premiato in Letteratura mediocrità che erano semplicemente in sintonia con cervellotiche teorie poltiche dell'Accademia Reale svedese), non sarei così tranchant. Non vedo nulla di particolarmente disdicevole nel premiare, ad esempio, Billy Childs, compositore e pianista di rilievo: che dalle nostre parti sia semi-sconosciut o è solo prova della scarsa conoscenza di una buona parte dei cosiddetti "operatori culturali" (???!!!). O Fred Hersch, al picco della sua maturità: in altri tempi è stato un cocco della critica nostrana; il fatto che si siano dimenticati di lui mi pare gli abbia fatto piuttosto bene. Trovo encomiabile che qualcuno si sia ricordato di un genio della musica strumentale brasiliana come Moacir Santos (ah, già, nel nostro evoluto Paese si pensa che la musica latinoamericana sia cosa di poco conto... In effetti, a leggere certe recensioni e certi articoli, si direbbe che taluni "operatori culturali" (???!!!) farebbero bene a frequentare gli angiporti di Rio De Janeiro: non farebbe bene alla loro cultura, ma certamente farebbe bene almeno alla loro forma fisica...), che piaccia o meno Anat Cohen (che rimane strumentista eccellente, ancorché vittima talvolta di alcune scivoltate di gusto). Che si premi (il bravissimo) Miguel Zénon, o Pablo Ziegler, mi pare semplicemente non ingiusto, così come si premi Vince Mendoza in un campo non ricchissimo ed in cui, negli ultimi anni, a parte la stracitata (e un po' tediosa e ripetitiva) Maria Schneider, l'unica menzione degna di nota andrebbe accordata a Darcy James Argue. D'accordissimo che premi, referendum, elenchi, liste lasciano perfettamente il tempo che trovano. E d'accordo che gli americani tendono a premiare più il mainstream che le (presunte) avanguardie: è una consueta lotta fra pragmatismo eccessivo e velleitarismo altrettanto eccessivo. D'altronde, dalle nostre parti, per sentirsi à la page si tende a citare lavori spesso al di fuori della portata culturale e cognitiva dei laudatores di turno o, peggio, si tira fuori tutto il repertorio mancino della captatio benevolentiae nei confronti delle proprie iconcine: inflazione di incisioni ECM (il motto della etichetta tedesca è stato probabilmente coniato da Chiambretti: comunque vada, sarà un successo!), rosari di genuflessioni verso determinate star e starlet locali e non, e quant'altro. No, non credo vi sia di che gridare allo scandalo... o di che abbandonarsi a sussiegose riflessioni sull'America di Trump, ecc., ecc., ecc.
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#1 milton56 2017-11-28 21:11
...indicazioni perfettamente coerenti con quello che può ben esser considerato l' Oscar del disco, stesse logiche. Milton56
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