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di Roberto Dell'Ava

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Qualche personale idea su un talento vero

Scritto da Roberto Dell'Ava on . Postato in Blog

 
Rivisitare in chiave jazzistica alcuni capolavori del repertorio classico italiano che va da Rossini a Puccini fino a Ennio Morricone e Paolo Conte, passando da Nino Rota e Monteverdi e' l'idea da cui nasce Mediterraneo, il nuovo album di Stefano Bollani in uscita venerdi' 27 ottobre per ACT.
"Mediterraneo" e' un live, registrazione dell'applauditissimo concerto che Stefano Bollani ha tenuto nella Sala Grande della Berliner Philamornie il 12 giugno scorso. A suonare e' un insolito gruppo musicale di altissimo livello composto da una matrice jazz rappresentata, oltre che dal piano di Bollani e dai componenti del suo Danish Trio - Jesper Bodilsen al contrabbasso e Morten Lund alla batteria -, con l'aggiunta della fisarmonica di Vincent Peirani, da quattordici musicisti da camera dell'Orchestra Filarmonica di Berlino che qui non inseguono solo un suono colto, ma si dimostrano anche raffinati improvvisatori. Dirige il norvegese Geir Lysne, curatore anche degli arrangiamenti, che gia' aveva collaborato con Bollani in Big Band. Il risultato e' un'occasione musicale unica, nata da un'idea di Siggi Loch, patron della ACT, etichetta leader tra le indipendenti di jazz nel mondo che ha letteralmente incantato una platea gremita (oltre 2200 persone) ed entusiasta. L'inedita collaborazione tra Bollani e Peirani, fisarmonicista tra i piu' acclamati nel giovane jazz francese, accentua il tocco mediterraneo dell'ensemble soprattutto quando tiene le fila dei noti temi di Morricone. Cosi' lo stesso Bollani racconta il progetto: "Queste arie erano nell'aria da anni. Le abbiamo prese in prestito per farci ispirare e portarle con noi in un'altra direzione". E la grande tradizione italiana attraversata da questo lungo viaggio musicale che travalica confini di genere e di eta', dimostra qui tutta la sua vitalita' e modernita' e testimonia come la sua pura pienezza rimanga sempre centrale nel nutrire diversi e molteplici patrimoni.
 
 
L'ascolto dell'album è una esperienza rilassante e piacevole, il trio rinforzato dal bravissimo Peirani alla fisarmonica è al proprio meglio e anche l'orchestra ha un notevole impatto nella riuscita del progetto. 
Tutto molto intrigante, se poi il pianista si chiamasse Teomondo Scrofalo si potrebbe gridare tranquillamente al (quasi) miracolo. Invece il pianista è Bollani, un talento purissimo che pare avere definitivamente intrapreso la scelta di intrattenitore di classe, fonte certamente di meritato riconoscimento, di vasta popolarità e, perchè no, di adeguato ritorno economico. 
Ma, almeno a mio modo di vedere, una strada rinunciataria, priva di rischio creativo, troppo inferiore alle vere possibilità del musicista. Un po come possedere una Maserati e non andare oltre la seconda marcia . 
La mia, più che una critica, è una presa d'atto con il disappunto di un appassionato che crede nel talento (vero) del musicista. Ascoltare temi di Morricone o di Paolo Conte può soddisfare un pubblico generalista ma alle orecchie di un jazzofilo pare un divertissement solo un poco più sofisticato rispetto alle imitazioni cantautoriali che il nostro ci propina ad ogni concerto e che, alla lunga, sono noiose almeno quanto gli originali. 
Sta di fatto che il nostro a tutt'oggi ha lasciato intravedere potenzialità i cui confini ancora non sono esplorati, e di fatto non è mai riuscito a documentarle discograficamente.   
 
 

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