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di Roberto Dell'Ava

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Jazz Mi: un festival buono, ottimo o deludente ?

Scritto da Roberto Dell'Ava on . Postato in Blog

La prossima rassegna Jazz Mi andrà in scena a Milano dal 2 al 12 novembre. La prima edizione di Jazz Mi era partita l’anno scorso come una scommessa ambiziosa: rappresentare la storia e l’attualità di una musica complessa e in continua evoluzione come il jazz, invitando a Milano i protagonisti in un grande festival diffuso nella città. Una scommessa vinta che ha convinto tutti a replicare per portare il pubblico nei teatri, club, sale da concerto, gallerie d’arte e altri spazi diversificati in aree centrali e periferiche.
 
Fonte: http://www.spettakolo.it/2017/09/30/82868/
 
Un occhio al cartellone principale permette di apprezzare uno sguardo sul mondo del jazz che è certo più contemporaneo e attento alle novità della media dei festival nazionali, con qualche – ovvia – concessione ai classici e a nomi più di richiamo.
 
Fonte: http://www.giornaledellamusica.it/news/?num=119153
 
Dopo la scomparsa di Aperitivo in Concerto, rassegna che per decenni ha rappresentato e presentato il meglio della musica jazz, Milano vede la conferma del festival Jazz Mi, partito solamente lo scorso anno, e che colma un vuoto festivaliero che durava da troppi anni.
La speranza naturalmente è che l'evento si consolidi e che diventi un appuntamento abituale, magari migliorandosi anno dopo anno, cosa che, leggendo il programma, è gia in divenire da questa edizione. 
Se lo scorso anno il cartellone accentuava musicisti più blasonati e di richiamo, in questa nuovo programma c'è uno sforzo tangibile per presentare anche qualcosa di diverso, nomi che circolano meno frequentemente in Italia ma che rappresentano nuove idee e tendenze che in altri paesi europei hanno da tempo conquistato spazio e considerazione.
E' un vecchio discorso per chi mi legge: i festival nazionali, fatte salve poche eccezioni, sembrano impacchettati dai promoters e dalle agenzie più che frutto di scelte ponderate dai direttori artistici, tantè che è praticamente possibile ascoltare ogni estate la stessa manciata di nomi, nazionali ed americani, da Torino a Catania. 
Intendiamoci, non è che Jazz Mi si è spostato su chissà quale versante sperimentale e avanguardistico. I nomi sono frutto di un attento mixage tra coloro che riempiono un teatro, ed in genere si tratta spesso di musicisti abusati fino alla noia, c'è poi una differenziazione  di stili che può servire a rappresentare al meglio più gusti e più tendenze, ed infine una minoranza di artisti che, almeno a mio parere, rappresentano quanto di più nuovo in fatto di idee e soluzioni oggi si possa ascoltare. 
E quindi, alla immancabile domanda dell'amico che mi chiede un parere, la risposta non può che essere articolata. Fatto salvo che Jazz Mi è importante a prescindere per tutti coloro che amano il jazz, la sua valutazione non può che differenziarsi in base a molti fattori: età, conoscenza, aspettative, gusti.
Per un giovane con ancora pochi ascolti live alle spalle si tratta certamente di una interessante possibilità, quindi di un ottimo festival.
Per un ascoltatore non compulsivo, meno addentro a fatti, uomini e vicende, è un buon festival che permette una grande varietà di ascolti.
Per vecchi e scafati jazzfans, a prescindere dai gusti personali, un festival importante ma certamente non il non plus ultra che si potrebbe allestire. Provo a spiegarmi: ci sono molti musicisti americani che in Italia pare proprio non siano conosciuti. E non parlo degli appassionati ma dei direttori artistici. Per poterli ascoltare bisogna andare nei festival di tendenza in Austria, Svizzera, Germania o Francia.
Superfluo fare nomi, chiunque ascolti jazz da qualche decade potrebbe stilare una propria lista. Si preferisce invece, e credo per ovvi motivi di cassetta, insistere su musicisti certamente validissimi ma che a Milano si sono esibiti decine di volte.
Ancora una obiezione: leggendo i prezzi dei biglietti non posso non notare che i 42 euro per Di Meola o  i 40 per Fresu, Mike Stern e Dave Weckl, paiono delle assurdità poco comprensibili alla luce delle innumerevoli volte che Milano li ha ospitati. Ci saranno certamente delle ragioni che non conosco, ma posso tranquillamente affermare che si tratta di concerti che dal mio punto di vista hanno ben poco appeal, e non solo per ragioni economiche.
Si tratta ovviamente di opinioni personali e non di verità oggettive, ma la differenza sta tutta qui. Mentre su altri siti web e sui magazine leggerete solo comunicati stampa preconfezionati e plauso acritico condizionato da ritorni pubblicitari, qui su Tracce di Jazz c'è la reale possibilità di leggere un parere fuori dal coro. Per un lettore attento e informato non è cosa di poco conto.
Concludendo dunque, un festival a più facce, ma certamente con parecchie proposte di grande spessore. Lunga vita a JazzMi
 

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